lunedì, Maggio 27

Finalmente l’Africa unita del trasporto aereo Le aviolinee eleggibili potranno operare con una progressiva liberalizzazione dell'accesso al mercato

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A metà gennaio si è svolta alla Farnesina una conferenza sulle iniziative imprenditoriali per Africa e Mediterraneo, con il supporto della Cooperazione allo Sviluppo. E che il peso dell’evento fosse importante lo provano l’apertura dei lavori che è stata fatta dal ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano e del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Si sono poi succedute le sessioni tematiche e la conferenza – va detto per cronaca-  ha approfondito diverse possibilità di attrazione degli investimenti privati per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile nel grande bacino che si estende fino all’estremo sud del mondo con tutte le contraddizioni e le opportunità che il più antico insediamento umano può saturare.

In realtà un piano europeo per gli investimenti esterni e il fondo per lo sviluppo offrono delle garanzie finanziamenti per 4,1 miliardi di euro, che dovrebbero consentire di generare attraverso l’effetto leva, investimenti per un valore presumibile di 44 miliardi. Occorrono ovviamente investitori e progetti. Già sono 300 le figure interessate al varo di questa idea e tra loro si annoverano esponenti del mondo imprenditoriale, del settore non profit, rappresentanti di organizzazioni internazionali e delle rappresentanze diplomatiche. Le cifre esposte danno sicuramente una misura di quello che può rappresentare l’Africa per il mondo per cui se si rafforza l’interesse per la mobilità, che rappresenta sicuramente un fattore chiave per l’intera strategia regionale, merita grande attenzione la notizia che la Commissione dell’Unione africana ha avviato ad Addis Abeba il primo progetto per il trasporto aereo.

L’Unione africana (UA) è un’organizzazione internazionale comprendente tutti gli Stati africani, con sede in Etiopia, nata ufficialmente con il primo vertice dei capi di Stato e di governo sotto la presidenza del sudafricano Thabo Mbeki, a cui prese parte il segretario generale delle Nazioni Unite dell’epoca, Kofi Annan. Il 15 agosto 2002 è stato riconosciuto all’Unione lo status di osservatore dell’Assemblea generale dell’Onu. L’Assemblea dell’AU è composta da capi di Stato e di governo ed è l’organo principale con poteri decisionali: da gennaio 2017, il suo presidente era Alpha Condé, già presidente della Guinea, che ora ha passato il mandato a Paul Kagame, presidente del Ruanda.

Come è immaginabile, non sono mancate le tensioni perché da poco dalla Casa Bianca erano arrivate similitudini inappropriate su alcuni paesi del continente – e Haiti – che li assimilavano elementi cari ai coprofili. Ed è vero, l’Unione Africana ha provato a prendere una posizione molto forte, chiedendo le scuse formali. Ma da quanto risulta le proteste del Continente da cui è partito il genere umano per cercarsi altri posti nel mondo, sono rimaste del tutto inascoltate.

Per concludere la descrizione dell’UA, le sue istituzioni finanziarie sono Banca centrale africana, il Fondo monetario africano e la Banca africana degli investimenti. Abbiamo ritenuto opportuna un’introduzione così vasta perché consideriamo la struttura, un corpo continentale con molte credenziali. E dunque, il piano del trasporto aereo improntato sui tavoli di Addis Abeba riveste un peso ben superiore a quella che è stata la sua apparenza. Perché il trentesimo summit dell’organizzazione che raggruppa ben 55 paesi membri ha definito dei punti chiave sotto l’autorità dei i ministri degli esteri: se uno step importante è stata la lotta alla corruzione, che nel Continente nero affligge l’economia (ma solo là?) come vero male mai curato, quanto ci preme sottolineare è stata proprio la creazione del mercato unico del trasporto aereo e una zona di libero scambio continentale.

Così la Commissione dell’UA ha ufficialmente lanciato il progetto per il trasporto aereo africano (Saatm) che fissa il comun denominatore di una rete di scambi per passeggeri e merci improntato a un liberismo già collaudato; è un primo piano ma lo consideriamo importante anche se a oggi 23 Paesi africani hanno sottoscritto la proposizione per un mercato aereo unico africano, mentre 44 Paesi hanno firmato la dichiarazione di Yamoussoukro sulla concorrenza e la protezione dei consumatori. Si tratta comprensibilmente di un documento siglato nel 1999 che delineava la progressiva liberalizzazione dell’accesso al mercato del trasporto aereo in Africa e che è stato alla base del processo di cambiamento e che prevedeva una liberalizzazione totale dell’accesso ai mercati tra i paesi membri. Tra i Paesi in questione figurano Benin, Botswana, Burkina Faso, Capo Verde, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea, Kenya, Liberia, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, Ruanda, Sierra Leone, Sudafrica, Swaziland, Togo e Zimbabwe.

Dunque è ufficialmente nato il Mercato unico africano, il cui obiettivo è quello di aiutare il settore del trasporto aereo a crescere nell’economia globale, superando i confini nazionali per aiutare gli investimenti e favorendo di conseguenza anche il turismo e la creazione di nuovi posti di lavoro. Le aviolinee eleggibili potranno operare con una progressiva liberalizzazione dell’accesso al mercato del trasporto aereo in Africa. Paul Kagame compiaciuto, nel suo discorso di insediamento ha sottolineato come questo sia solo il primo passo verso la creazione di un’area continentale di libero scambio per i commerci da realizzarsi entro quest’anno.

Quanto ci fa dubitare dell’intera operazione, a esser franchi, è che la concorrenza promessa sia libera e non pilotata dalle solite potenze occidentali che detenendo il quasi monopolio delle produzioni aeronautiche, che hanno ancora il potere di distorcere la competizione lineare con soluzioni contrattuali e di favore che qualche imprenditore non ancora esperto potrebbe subire.

Sentire ancora che l’Africa sia un continente bisognoso d’aiuto è mortificante e può sviare dalle giuste intenzioni e non sempre i partenariati possono essere lo strumento migliore per lavorare tutti insieme. Occorrono controlli seri e certi palazzi pieni di vetri oltre l’Atlantico non mostrano sempre la massima imparzialità. E ancora una volta ci domandiamo: ma dov’è l’Europa che non c’è?

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