giovedì, Novembre 14

Filoatlantici, ma guardando anche la Russia «Siamo atlantici, ma attenti anche a Mosca, le due posizioni non sono necessariamente in contraddizione»

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Franco Frattini è stato due volte Ministro degli Esteri, Ministro alla funzione pubblica, Commissario Ue alla Giustizia, vicepresidente della Commissione, Presidente del Copaco, Deputato, Consigliere di Stato e dal 2018 è Rappresentante speciale della presidenza OSCE per il processo di risoluzione del conflitto in Transnistria. Politicamente socialista, poi in Forza Italia, è nipote di primo grado di Marco Pannella. Una carriera prestigiosa e ricca di riconoscimenti, soprattutto internazionali.
Lo abbiamo incontrato presso la sede della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), che dirige e che ha sede a palazzetto Venezia, nel centro di Roma. 

Presidente, cosa è la SIOI e di cosa si occupa?

La SIOI nacque nel 1944 grazie ad un gruppo di personalità e fu supportata da Alcide De Gasperi, allora ministro degli Esteri, con la guerra ancora in corso, per ricostruire la politica estera italiana nel periodo post – bellico. In questo modo divenne l’ ”antenna delle Nazioni Unite” in Italia. Attualmente la sua attività prosegue con convegni, seminari, con stage e corsi di formazione, soprattutto per il personale diplomatico.

La situazione in Siria preoccupa il mondo e l’Italia che le è geograficamente non molto lontana. Cosa sta succedendo? La Siria è il “nuovo Israele”, per quanto riguarda l’instabilità geopolitica?

In effetti la Siria è l’anello debole della catena medio – orientale dove si concentrano tensioni locali tra sunniti, sciiti e curdi con importanti attori come Iran, Arabia Saudita, Turchia e dietro potenze planetarie come Usa e Russia. Da anni vi si svolge una “guerra per procura”. L’Italia deve assolutamente restare fuori da questo conflitto a maggior ragione con un governo dimissionario che non è nel pieno dei propri poteri. Ed anche fornire basi all’alleanza vuol dire partecipare di fatto al conflitto e questo fuori da ogni mandato Onu è anti-costituzionale e poi dobbiamo valutare il rischio di una terza guerra mondiale.

In questo contesto geo-politico l’Unione Europea quanto conta nella vicenda siriana?

Ben poco, ed infatti non ha giocato alcun ruolo tanto è vero che l’attacco alla Siria è stato portato dagli Usa e da due alleati europei, Regno Unito e Francia. Essendo stata completamente scavalcata la Ue avrebbe potuto (e potrebbe) almeno proporre una investigazione internazionale. L’Unione Europea, dal punto di vista diplomatico, è completamente scomparsa in un teatro di conflitto così vicino per lei e dai contenuti tragici dovuti a ben sette anni di guerra per procura.

Donald Trump ha effettuato un attacco alla Siria molto leggero con i suoi missili Tomahawk. Perché?

Perché gli Usa dovevano comunque dare un segnale di presenza minima, ma il loro impegno, come ha confermato Trump sconfessando il presidente francese Macron, andrà a scemare in quell’area. Serviva per confermare il suo ruolo di “poliziotto buono” del mondo. Del resto, già l’anno scorso, era stato effettuato un altro attacco, seppur con un numero minore di missili. Trump interviene solo quando sono minacciati gli  interessi del suo Paese.

Lei ha fatto recentemente alcune dichiarazioni pro Russia…

La nostra stella cometa è l’atlantismo, sulla scelta fatta da Alcide De Gasperi ma, parimenti, occorre ci sia un rapporto con la Russia e l’Italia deve imporre questo tema in Europa, a cominciare dalla abolizione delle sanzioni, magari con un processo graduale, perché non portano a nulla. Quando necessario occorre comunque farsi sentire a livello internazionale. Io lo feci, ad esempio, con la Francia quando vietava l’ingresso dei migranti che transitavano per l’Italia.. Andai a Bruxelles e l’Ue minacciò la Francia di infrazione internazionale su Schengen e la cosa si risolse. Parimenti, dopo la guerra in Georgia del 2008, mi chiamò la Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, per estromettere la Russia di Putin dal G8 ed io, sentito il Presidente del Consiglio Berlusconi, mi opposi e la Russia restò.

Quali sono i veri rapporti tra Usa e Russia in Siria?

In realtà gli Stati Uniti non hanno affatto interesse a farsi impelagare in quella delicata area medio – orientale e questo per vari motivi, non ultimo quello che i repubblicani sono tradizionalmente ostili a costosi e prolungati impegni di questo tipo ed infatti il Presidente Trump ha dichiarato di volersene andare presto dalla Siria. Probabilmente gli Usa sono anche contenti di non dover gestire direttamente la crisi siriana e che lo facciano invece i russi e l’Iran. Infatti nell’attacco dei missili sono stati attentissimi ad avvisare Mosca e a non provocare danni militari agli alleati di Assad, compreso l’Iran. Si è trattato di un intervento mirato utilizzato come “segnale” per la Siria, ma soprattutto per l’Iran rassicurando così i suoi tradizionali alleati sauditi e soprattutto israeliani.

Veniamo alla politica italiana. Di Maio pro Trump e Salvini pro Putin?

Diciamo che rappresentano due aspetti della politica estera italiana. Siamo atlantici, ma attenti anche a Mosca, le due posizioni non sono necessariamente in contraddizione. Comunque Di Maio ha sbagliato ad appoggiare una “micro – coalizione di volenterosi” che non aveva il supporto dell’Onu e mancava di importanti alleati storici come la Germania. Dobbiamo recuperare lo spirito dell’accordo Nato – Russia di Pratica di Mare del 2002 tra George W. Bush e Vladimir Putin, mediatore Silvio Berlusconi, che funzionò bene per un certo periodo. Fu anche creato un organo comune, il Consiglio. Ci furono risultati pratici: ad esempio la Russia permise il sorvolo del proprio spazio aereo ai contingenti della Nato diretti in Afghanistan. Poi la guerra in Georgia del 2008 e la crisi della Crimea nel 2014 interruppero il percorso anche perché gli stati baltici, membri della Nato, erano preoccupati dell’attivismo russo. Tuttavia, sebbene non si riunisca più, il Consiglio esiste ancora e potrebbe essere un ottimo luogo, anche fisico, di mediazione o quantomeno di incontro.

Trump e Putin sono amici?

Al di là delle contrapposizioni istituzionali penso di sì, visto che appena possono si parlano. Poi Trump ovviamente è sotto pressione per il Russiagate e quindi deve necessariamente avere una linea ufficiale di fermezza ed intransigenza contro la Russia per parare gli attacchi in patria, soprattutto dai democratici e da qualche settore del suo stesso partito repubblicano. Del resto Trump pare abbia invitato Putin a Washington nella telefonata per congratularsi della sua rielezione.

In Siria si rischia una guerra mondiale nucleare?

Il vero pericolo non è un attacco voluto, ma un errore, un missile fuori controllo che colpisce dove non dovrebbe per un guasto o un errore di traiettoria. Ad esempio, se lei ha visto i missili della Corea del Nord sorvolare il Giappone, e lì che qualcosa può andare storto. Un errore non voluto, il missile cade prima, e si scatena un conflitto.

Ma le Grandi Potenze, tipo Usa e Russia, hanno dei meccanismi di controllo di questi errori non previsti e non voluti?

Assolutamente no. E questo, come detto, il vero pericolo. Un missile che sbaglia bersaglio per cause tecniche non è riconoscibile come errore e provocherebbe comunque una reazione con il rischio di una vera e propria guerra non pianificata. Questo è vero per la Corea del Nord e per la stessa Siria.

Da qualche tempo assistiamo ad un nuovo protagonismo francese di Emmanuel Macron sia a livello internazionale che nei confronti dell’Italia. Dall’episodio dei gendarmi sconfinati a Bardonecchia, alla rivisitazione “creativa” delle cartine nautiche nel mar Ligure, all’opposizione delle missioni militari italiane in Niger e Tunisia, per non parlare del bombardamento della Libia, ex colonia dell’Italia, voluto dall’allora Presidente Francese Nicolas Sarkozy. Come mai?

Per quanto riguarda il protagonismo internazionale, a livello europeo Macron cerca di ricostruire un asse franco – tedesco che la Merkel non può accettare per diversi motivi. Oltretutto la Brexit libera degli spazi d’azione per la Francia che prima non aveva. Nei confronti dell’Italia c’è una sorta di invidia dei francesi per un Paese che è più dotato di risorse in termini di bellezza e cibi. Ci considerano fratelli ma ci invidiano tante cose. Che loro non hanno. Da qui nasce questo sentimento, a volte di rivalsa nei nostri confronti.

Questa politica attendista e poco presente di Bruxelles produce contraccolpi. Ad esempio, la Romania, sentinella della Nato verso la Russia, ha annunciato di voler spostare la sede diplomatica dell’Ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, seguendo l’esempio proposto da Trump. Cosa significa questo per l’Ue?

Significa che la Romania in questo momento di grande incertezza e silenzio della Unione Europea sceglie gli Usa che hanno sul loro territorio delle basi militari. I Paesi dell’ex Patto di Varsavia guardano spesso con sospetto la Russia, e si sentono più al sicuro se ci sono gli americani.

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