venerdì, Aprile 19

Filmini, cene eleganti, divise farlocche: la Giustizia ai tempi di Bonafede e Salvini Bonafede autore di una violazione plateale della Costituzione e del rispetto umano esponendo una persona al ludibrio pubblico; Salvini intanto va a cena ‘con la giustizia’, garantista

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Giustizia .. quella di Alfonso Bonafede e Matteo Salvini.
Neanche a farlo apposta e per evitare di essere considerati, un Paese serio, nello stesso giorno tre avvenimenti colpiscono, tutti strettamente legati alla concezione che si ha in questo Stato, in questo Governo e in questi governanti, dello spirito di servizio, del valore del proprio compito, del rispetto dei cittadini (tutti) e di quello della legge e specialmente della Costituzione, per non parlare del senso del ridicolo, purtroppo. Siccome vivo tra le stelle, posso ancora illudermi che, dopo avere incontrato Cenerentola poco prima di mezzanotte, avere fatto visita a Biancaneve, momentaneamente libera dai sette nani data l’ora e aver salutato la Regina di cuori, mi imbatta in una nota di Palazzo Chigi o del Quirinale in materia. Tranquilli, poi al mattino mi sveglio.

E dunque.
Alcuni carabinieri italiani sono asserragliati in un ufficio delle Nazioni Unite a Gaza, notate bene, a Gaza, il luogo forse più ‘esplosivo’ del mondo, dopo essere ‘sfuggiti’ a un tentativo di fermarli da parte di un ‘posto di blocco’ di Hamas, in quanto, pare, ‘scambiati’ per militari israeliani, non esattamente le persone più amate da quelle parti. Tutto ciò accade nel silenzio di quelle autorità italiane solitamente presenzialiste e garrule per ogni cosa, a cominciare dal coraggioso e fiero Ministro-dell’Interno-in-divisa, ma in questo caso mute e ammutolite anche in merito al sequestro della signora Silvia Romano, scomparso dai radar … in Kenia fa troppo caldo per i Ministri in divisa italiani!
Intanto, addirittura sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia, dopo la sceneggiata invereconda cui abbiamo assistito all’arrivo di Cesare Battisti -catturato da altri e per merito di altri, altrove – ma accolto come se si trattasse del re barbaro trascinato in catene dal generale romano che celebra il suo trionfo (cito, così, il commento di Luciano Canfora, assiso languidamente su una poltrona che manco Sant’Antonio!), compare un filmato, opera, si suppone, del Ministro o di qualche suo manutengolo. Già avevamo dovuto assistere allasceneggiata’, brutale e volgare organizzata dal Ministro-dell’Interno-in-divisa e dall’altro Ministro, provvisoriamente senza divisa, quello alla Giustizia, Alfonso Bonafede.
La abbiamo vista tutti, il palcoscenico organizzato, i giornalisti di lato sul palchetto apposito, il tavolino per i microfoni, il Ministro-dell’Interno-in-divisa con accanto l’altro, un po’ a disagio perché senza divisa, l’aereo che arriva puntualissimo per il Ministro, e poi Battisti, un po’ intronato (per forza dopo ventiquattro ore tra volo, arresto eccetera), mostrato come un trofeo, che viene fotografato e ripreso da un cameraman che cammina all’indietro, preso in consegna da due poliziotti, poi due guardie carcerarie, mentre gli prendono le impronte digitali, e per fortuna si sono fermati lì.
E quindi il Ministro-senza-divisa, cerca di recuperare visibilità e dunque produce il bel filmato di cui sopra, con musica trionfale di sottofondo, che celebra un rinato Ministro-anche-lui-in-divisa con poliziotti e guardie carcerarie, taluni dei quali cercano di coprirsi il volto -rischiano la pelle … loro.
Veramente una cosa disgustosa, giustamente denunciata; una violazione plateale della Costituzione, del rispetto della privacy (sì anche i detenuti ne hanno una) e del rispetto umano verso una persona che viene, invece, esposta al ludibrio pubblico.

Roba da denuncia e processo e condanna, naturalmente nel pieno rispetto dei diritti di tutti, siamo garantisti, noi! Tanto garantisti, che addirittura una certa signora Annalisa Chirico ‘oscura’ tutto ciò, mostrando il predetto Ministro-dell’Interno-in-divisa, che giunge senza divisa e senza cravatta, discinto come sempre e buon ultimo come i principi di sangue reale, ad una cena raffinatissima e succulenta che si svolge in un non meglio identificato (me ne scuso, io non frequento l’alta società) edificio da sogno opera del super architetto Fuksas, organizzata a Roma dalla predetta: unacena garantista’.

Alla cena (ben 230 persone, ma chi la paga? una cena a pagamento per alcuni e a invito per altri … ci siamo capiti?) partecipano imprenditori vari falliti e distruttori di imprese e non, ompreso il solito Briatore che ‘lamenta’ i dieci anni di processo per «la mia imbarcazione» ‘avvocati di grido’ e alti magistrati scelti (dalla Chirico), ma non, si sottolinea con attenzione nella stampa, non Piercamillo Davigo, anzi, qualche giornale titolacena di Magistrati antiDavigo’: peggio per lui, visto che ha giustificato la sceneggiata invereconda di cui sopra. Voi direte, vabbè ci sono tutti i capi delle procure o che so io. No, magistrati mirati (paganti? no via abbiamo capito come funziona) solo alcuni, da Nicola Gratteri a Francesco Lo Voi, eccetera (la lista degli invitati non è stata resa nota). Già questo basterebbe a mettere in sospetto, a prendere le distanze: adesso, non bastassero lecorrenti’, pure il correntone dei Magistrati-anti-Davigo, siamo a posto! Certo, lo so bene, benissimo, Davigo è visto come una specie di consigliere occulto dei 5S più estremisti, un ‘giustizialista’, qualunque cosa ciò significhi nulla per intenderci. Ma qualificare i partecipanti a quella cena comeanti Davigoè un po’ ridicolo, anzi, ridicolo, anzi, offensivo della dignità e del valore della Magistratura: un insulto, purtroppo, portato o accettato da Magistrati e rivolto a sé stessi, non a Davigo. Chi ci fa una figuraccia sono i Magistrati presenti, non gli assenti!
Comunque, per la tranquillità di chi legge, sappiate che al tavolo del Ministro-senza-cravatta-e-senza-divisa sedevano la signora avvocato Ministro
Giulia Bongiorno, il dottor Nicola Gratteri e il dottor Lo Voi, un po’ più lontano (hai visto mai!) la signora avvocato ex ministro Maria Elena Boschi la signora avvocato professoressa Paola Severino e politicanti vari, per lo più renziani à la carte. Il che, suppongo, deve avere un grande significato, ma chiedetelo alla signora Chirico, io non lo so!
Costoro – pare con brevissimi interventi di Magistrati e avvocati vari, tipo Rotary … non refettorio di frati trappisti però- discutono, mangiando risotti e non so che altro, digiustizia’. Così, a go-go … “tu che fai stasera? Ah, vado a chiacchierare di giustizia con Tronchetti e Luca-Luca … ehhh, a proposito, c’era anche Gratteri con uno ‘dranghetista al guinzaglio e un computer … lui dice che i problemi della giustizia penale si risolvono con i computer, e a scanso di equivoci se ne porta sempre uno dietro, ma non ama le centralizzazioni a Bruxelles, non è davighiano, ma è sovranista, come si dice nelle ricette di cucina ‘quanto basta’”.

Dunque, si parla di giustizia, ma il Ministro della Giustizia non c’era, forse perché occupato a curare la regia e la colonna sonora dei filmini della cattura e traduzione in catenedi Cesare Battisti, autofotografandosi anche lui in divisa da guardia carceraria.
Ormai siamo ai filmini casalinghi: guarda papà alla festa in maschera col finto Ministro, guarda la mamma che parla con i finti magistrati, guarda che bello lo zio che cattura Battisti, eccetera.
A vederlo così, d’acchitto, sembra più un filmino porno, ma insomma. Meno male, anche Travaglio nota negativamente la cosa, parlando di un Ministro che forse pare che «abbia temuto per un attimo di aver dilapidato, con quell’inutile carnevalata, una parte del consenso per un indubbio successo del governo come la cattura di Cesare Battisti»: ‘per un attimo’ appunto e per non correre rischi è corso a fare il filmino; sorvoliamo sul successo del Governo!
Ora, per carità, va benissimo, uno parla con chi vuole, va a cena con chi vuole, e io, se volete, io sono invidioso perché nessuno mi ci ha invitato a quella cena, maledizione, io stavo a casa mia a mangiare un piatto di spaghetti (fortunatamente al dente!) con banale salsa di pomodoro … il cellulare non mi funzionava e non sono riuscito a fotografarmi mentre infilo una forchettata in bocca, peccato.
Ma questa, pare, questa è una cena di ‘garantisti’. Ah certo, Dibba la ha definita cena da ancien régime … che cavolo c’entra, di che parla, lo sa che sta dicendo?

Ma, dicevo, garantisti. Ora, intendiamoci, la parola garantismo è stata usata spesso, per alludere ad un modo di fare i processi che dia agli imputati il massimo delle possibilità di salvezza, con particolare riferimento alla prescrizione. Questo è il garantismo nella accezione dell’establishment corrente. Quello stesso (sono certo che la, ignota per me, Chirico ne converrà) che implica che una comunicazione giudiziaria sia solo un atto di garanzia per il possibile imputato e nulla di più: da ciò lo scandalo che si fa del fatto che se ne dia notizia eccessiva (da cui le proposte di controlli vari sulla stampa?) e che quindi il ‘povero’ imputato venga sbattuto sulle prime pagine per poi essere assolto per prescrizione (non assolto, signora Bongiorno scusi … prosciolto), alla fine di un processo durato dieci anni: Berlusconi docet, ma quello, a dire il vero, è solo un principiante. Ma anche Salvini, con i suoi 49 milioni da restituire a babbo morto, forse proprio a lui, glieli darà con un assegno.
E questi garantisti, siedono a tavola a rimpinzarsi di cibo (pagato da chi?) insieme al Ministro dell’Interno! A proposito, solo per capire, e che c’entrava Edward Luttwak?

Ora, che si parli di giustizia va bene, benissimo. Ma a tavola non si parla di giustizia, si ‘parla’ e magari si inciucia, ci si scambiano sorrisi di intendimento, ci si ‘conosce’, ci si vede. Insomma, che c’entra una cena con la giustizia? Se ne voleva parlare? Benissimo. Si voleva farlo con tutta quella gente importante e non altra? Benissimo. Se ne voleva parlare anche con gli imprenditori falliti e non? Perfetto.
Ma allora, si fa un bel convegno, magari nella sala Fuksas, se si hanno i soldi per farlo (già, dimenticavo, ma chi paga quella cena pagherebbe l’eventuale convegno? Ne dubito!) si chiamano a parlare (non tre minuti, ma i rituali venti dei convegni) magistrati (anzi, magistratoni), professori (anzi, professoroni), avvocati (anzi, avvocatoni) e se ne discute seriamente, in maniera noiosa per i ‘terzi’, senza luci soffuse e musica in sottofondo, senza ingozzarsi di risotti e tortellini, senza entreneuse (ah no, non ce n’erano?) per valutare concretamente, discutere, in una parola, signora Chirico, per studiare … e che ne parliamo a fare, studiare, pfuiiii! Non per ‘fare conoscenze’ e ‘stringere relazioni’ tra ‘persone importanti’ (scelte da chi?), insomma non per fare, lo ripeto, inciuci! Magari tra indaganti e indagandi.

Un’ultima parola al signor Roberto Arditti (altra persona che non conosco!) direttore di ‘Formiche.net’ (ottima pubblicazione, cui non fa buona pubblicità il blog di cui parlo), autore di un blog su ‘Huffingtonpost’, che spiega con sufficienza il tutto, dicendo che in una ‘società complessa’ (dice proprio così, avrà chiesto a Laszlo) bisogna parlarsi. Ma che bella idea, non ci avevo mica pensato, meno male che Arditti lo dice, sono illuminato, estasiato.
Ma, mi dica signor Arditti, chi parla con chi li sceglie lei? Una concezione della democrazia veramente interessante, starei per dire rivoluzionaria: quelli che contano (e mangiano) e gli altri. Beh, io sto con gli altri.
Ma vogliamo provare una volta, una sola volta, una volta e mai più, ad essere seri?e magari, già che ci siete, anche decenti?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.