venerdì, Agosto 14

Filippine: il vistoso dietrofront del Presidente Duterte Ha apertamente accusato l’UE di interferire nelle questioni interne, ma poi cambia opinione

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Il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha minacciato di espellere tutti gli ambasciatori europei nell’arco di 24 ore accusandoli – senza averne alcuna prova – di orchestrare un complotto contro Manila affinché sia espulsa dalle Nazioni Unite. In un discorso pubblico tenutosi lo scorso 12 ottobre, Duterte ha sostenuto con una certa rabbia che non avrebbe più tollerato alcuna critica da parte europea contro la sua guerra al cartello della droga che finora ha visto la Polizia filippina uccidere almeno 3.850 persone da quando si è insediato nel suo ruolo alla guida del Governo delle Filippine quindici mesi fa e che ha raccolto pressoché tutte le voci critiche nei suoi confronti all’insegna della forte polemica alimentata dall’accusa dei gruppi operanti nell’ambito dei Diritti Umani in tema di crimini contro l’Umanità.

Duterte ha apertamente accusato l’Unione Europea di interferire nelle questioni interne delle Filippine al fine di far espellere le Filippine dalle Nazioni Unite. «E’ come se voi diceste ‘Voi sarete espulsi dalle Nazioni Unite’. Figli di puttana andate via», ha affermato Duterte ai reporter internazionali aggiungendo che l’Unione Europea finora s’è sempre avvantaggiata nel mantenere le Filippine in condizioni di povertà. «Prima ci date i soldi e poi ci dite che cosa dobbiamo fare oppure no nella nostra Nazione. Siete delle merde. Non siamo più nel periodo delle colonizzazioni. Ora non ci fottete più». E poi Duterte ha affermato che è pronto a cacciare gli Ambasciatori europei fuori dal paese nel caso in cui i loro governi tentino di far espellere le Filippine dall’ONU. «Voi forse credete che qui noi siamo un branco di ritardati. Ma voi siete gli unici a pensarlo. Ora gli Ambasciatori di quelle Nazioni mi ascoltino bene, perché noi possiamo interrompere i canali diplomatici domani stesso. Così voi lasciate la mia Nazione in 24 ore, tutti, tutti voi».

Finora le Nazioni Unite non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito circa l’intenzione di chiedere l’espulsione delle Filippine dall’ONU né Duterte ha mai spiegato per quale ragione abbia sospettato che i Governi europei stiano realmente operando in quella direzione. Il portavoce presidenziale Ernesto Abella  ha successivamente affermato che i commenti di Duterte erano una «espressione di oltraggio» in risposta alle critiche espresse da un piccolo gruppo di legislatori e cooperanti europei che avevano tenuto una conferenza stampa a Manila dove si condannava la guerra condotta dalle Filippine contro la droga.

Abella – sul tema delle condanne espresse – ha affermato, attraverso una dichiarazione ufficiale, che il gruppo, composto dall’Alleanza Progressista e dal Partito dei Socialisti Europei, ha «dipinto in modo falso» se stesso come una vera e propria missione dell’Unione Europea. Tuttavia Abella ha continuato ad affermare che le condanne di quel gruppo di fatto giustificano la reazione di Duterte che si è condensata nella minaccia espressa contro gli Ambasciatori dell’Unione Europea. «Le dichiarazioni pubbliche irresponsabili di questa delegazione dove si denunciano delle uccisioni avvenute sotto la Amministrazione Duterte, minano il nostro status in termini di sovranità nazionale». Quindi, giustifica di fatto le reazioni –seppur chiaramente scomposte e grevi- del suo Presidente.

Una dichiarazione ufficiale rilasciata dalla delegazione dell’Unione Europea la scorsa settimana ha affermato che il gruppo giunto a Manila non è riconosciuto come delegazione dell’UE. Nel testo si sottolinea che l’Unione Europea intende piuttosto cooperare con le Filippine alle Nazioni Unite piuttosto che chiederne l’espulsione. In ogni caso, il Parlamento Europeo ha emesso una risoluzione già lo scorso anno, dove si esprimeva preoccupazione sui «numeri straordinariamente alti di uccisi durante le operazioni di Polizia nella guerra contro la droga». E si chiedeva a Duterte di porre fine a questa vera e propria ondata di esecuzioni extragiudiziarie e di uccisioni.

Duterte ha vinto le elezioni lo scorso anno, proprio evocando la volontà di eradicare il commercio illegale delle droghe in sei mesi ed affermando che 100.000 persone avrebbero potuto essere uccise in questo processo. Molti filippini continuano a sostenere questa pesante campagna guerresca condotta contro la droga ma una ricerca statistica condotta lo scorso mese ha evidenziato la più macroscopica caduta di consenso nei confronti della figura del Presidente Duterte dal tempo del suo insediamento.

Circa 4.000 persone sono risultate morte per mano della Polizia nelle operazioni anti-droga, altre migliaia sono morte in circostanze mai spiegate. I gruppi che operano nel campo dei Diritti Civili affermano che quei morti sono in parte dovuti ai colpi sparati dalla polizia o gente armata spinta in tale direzione dalle continue sollecitazioni del Presidente Duterte affinché si uccidesse chicchessia nella lotta alla droga. Lo stesso Duterte lo scorso anno affermò che sarebbe stato «felice di macellare»  tre milioni di tossicodipendenti.

Successivamente, lo stesso Duterte che aveva espresso le sue accuse e che con frasi sfrontate (è il suo stile, lo aveva fatto anche contro Barack Obama quando questi era Presidente degli USA) aveva minacciato di espellere gli Ambasciatori UE dal proprio Paese a causa di presunte trame ordite presso le Nazioni Unite per ottenere l’espulsione delle Filippine dall’ONU, è tornato sui suoi propri passi. Un dietro front vistoso che ha segnato un altrettanto macroscopico ravvedimento del Presidente filippino.

E così, la Polizia sospende tutte le operazioni in atto contro i narcos e i cartelli della droga, operazioni che hanno determinato l’indignazione popolare per la morte violenta di migliaia di sospettati, il più delle volte povera gente ai margini della società filippina. La rabbia popolare ha condotto Duterte a colare a picco nei sondaggi condotti recentemente nelle Filippine. Questo ha spinto Duterte al suo dietro front ed a consegnare le competenze della lotta alla droga dai 170.000 poliziotti della Polizia Nazionale Filippina PNP  all’Agenzia Filippina per il Contrasto alle Droghe PDEA certo molto più piccola soprattutto nei numeri degli addetti. «Meglio così per i cuori sanguinanti e per i media. Spero ora siano finalmente soddisfatti», ha affermato Duterte in chiusura della scorsa settimana, riconoscendo così che la sua guerra ormai quasi senza più controllo contro la droga ha destato un livello così alto di critiche nei suoi confronti da costringerlo a fare un chiaro passo indietro.

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