lunedì, Novembre 11

Filippine: vertici ISIS uccisi, ma forse una vittoria di Pirro per Duterte Erano da lungo tempo nella black list dei terroristi più ricercati al mondo. Cosa cambia ora nello scenario terroristico nell’area del Sud Est Asia?

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Alla fine è arrivato il loro tempo di crepare e rendere l’anima al Creatore. Isnilon Hapilon e Omarkhayam Maute erano da lungo tempo al top della black list dei ricercati più famosi e inseguiti al Mondo, sono stati abbattuti nel corso di combattimenti in atto a Marawi, la zona delle Filippine dove l’ISIS è sbarcato con le sue truppe ed ha insediato quella che avrebbe potuto essere una specie di ‘piattaforma’ per una potenziale e successiva espansione dello Stato Islamico nel Sud Est asiatico.

Per alcune ore, nella giornata di ieri, nessun esponente ufficiale ha voluto mettere la faccia nell’ufficializzare il decesso dei due terroristi. Poi l’annuncio in diretta tv. I medici forensi faranno il test del DNA per confermare che si tratta proprio di Isnilon Hapilon e Omarkhayam Maute. I due, secondo testimonianze, hanno la vita in una zona del territorio filippino a prevalente presenza di popolazione musulmana -in una Nazione quasi totalmente cristiano-cattolica- e teatro di aspri scontri tra miliziani ISIS e truppe governative che da tempo stanno martellando Marawi, nel Mindanao. Il Sottosegretario alla Difesa, Delfin Lorenzana, ha confermato ufficialmente ai media internazionali che sì, si trattava proprio di Isnilon Hapilon e Omarkhayam Maute. In verità, il Test del DNA servirà soprattutto ad avvalorare il conferimento dell’alta taglia in denaro promessa a colui che avesse trovato e/o ucciso i due terroristi. Il Dipartimento di Stato degli USA ha infatti offerto un premio di 5 milioni di dollari USA per Hapilon, ritenuto responsabile per rapimenti condotti random tra vari cittadini americani, uno dei quali fu decapitato nel 2001, nella provincia meridionale filippina di Basilan. Il Presidente filippino Rodrigo Duterte ha messo a disposizione 10 milioni di pesos filippini. Allo stesso tempo, Maute aveva una taglia di 5 milioni di pesos filippini sul capo.

Hapilon è stato a lungo ritenuto l’autore di svariati atti di terrorismo condotti contro cittadini USA e di altre Nazioni e condannato per questo nel Distretto di Columbia. Un altro miliziano di spicco tra i terroristi di estrazione islamica, Mahmud bin Ahmad il quale è noto col nome di battaglia di Abu Handzalah ed è un sodale intimo di Hapilon, non è stato ancora rintracciato, è tra i miliziani oggetto di caccia da parte delle truppe dell’Esercito regolare delle Filippine.

Dopo la morte di Hapilon, 51 anni, Mahmud -addestrato in un campo di Al Qaeda in Afghanistan- si ritiene ora sia diventato il leader regionale dello Stato Islamico, rimpiazzando lo stesso Hapilon.

Omarkhayam Maute, con suo fratello Abdullah, hanno fondato il gruppo che ha sostenuto la gran parte dei combattenti che hanno invaso Marawi lo scorso 23 Maggio. Il Generale filippino Eduardo Ano, Capo delle operazioni militari condotte a Marawi, ha affermato che Hapilon e Maute sono stati uccisi nel corso di un assalto effettuato di primo mattino, i due sono stati colpiti insieme a dozzine di ostaggi. Probabilmente stavano muovendosi da un edificio ad un altro nel tentativo di sfuggire ai militari quando sono stati centrati. Hapilon è stato colpito al torace, Maute è stato colpito alla testa da un cecchino. Una foto resa pubblica dai militari di Manila mostra la testa di Maute praticamente dimezzata dal colpo che lo ha centrato.

Per quanto riferito dal Generale Ano, e in base alla sua esperienza sul campo di battaglia, dopo la morte dei due leader ISIS la presenza ISIS in territorio filippino è destinata a raggiungere rapidamente la sua fine definitiva a Marawi. Ormai, ha affermato il Generale ai media locali, con la morte dei due terroristi, ciò che resta della resistenza ISIS è finita su di un binario morto. Oltretutto, ora non hanno più nessun luogo dove andare. Con una certa ‘baldanza’ i militari ritengono che siamo agli sgoccioli e che la resa dei miliziani ISIS possa giungere anche nell’arco di una settimana. I toni trionfalistici dell’Esercito sembrano eccessivi agli osservatori sul campo, qui, infatti, c’è da rilevare lo scenario di devastazione, ruderi fumanti, crivellati da schegge di granate e colpi di mitragliatrice, con le bombe sganciate dagli elicotteri hanno fatto il resto. Il bilancio in termine di vite umane è di oltre mille morti, tra miliziani, soldati e civili. In migliaia hanno abbandonato le proprie case, il centro abitato di Marawi, fino a poco tempo fa brulicante di vita, lavoro ed attività economiche, oggi è in gran parte distrutto.

Per il Generale Ano, dopo aver sgominato la presenza ISIS a Marawi, ora i soldati dell’Esercito regolare filippino possono tornare a concentrarsi sugli estremisti musulmani nelle provincie di Sulu, Basilan e Maguindanao.

Il Governo di Duterte ha optato per la mano pesante subito dopo la proclamazione della presenza ISIS nel Mindanao, terra di origine dello stesso Duterte, rendendosi responsabile della devastazione che oggi appare evidente. D’altro canto, così come nella lotta ai cartelli dei narcos filippini, questo è lo stile del Presidente Rodrigo Duterte, che riecheggia il motto Carthago delenda est. Dopo la morte di Isnilon Hapilon e Omarkhayam Maute, e la probabile rotta dei pochi miliziani ISIS rimasti ancora in vita, potrebbe profilarsi una specie di ‘Vittoria di Pirro’ per Duterte e i suoi, mentre la propaganda è già al lavoro per diffondere l’immagine del Presidente vincitore contro l’ISIS e baluardo in difesa della legalità nella lotta alla criminalità organizzata ed ai narcos filippini. I miliziani ISIS -in attesa di vedere se riorganizzeranno le file del proprio organigramma nell’area Sud Est asiatica- riannoderanno i fili della propria organizzazione cercando nuovi leader e potrebbero anche –in piccole pattuglie- cominciare ad agire in ordine sparso attuando attentati di vario genere, come già accaduto in altre zone del Mondo, soprattutto in Europa, tipo Londra e Parigi. Da tempo gli osservatori di cose locali ritengono che il Sud Est Asia possa a breve essere la nuova frontiera dell’ISIS e delle forme di estremismo terroristico nell’intera area che comprende la zona ASEAN, raccogliendo le anime sparse dei vari gruppi terroristici ancora operativi in tutto il Sud Est asiatico.

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