giovedì, Marzo 21

Filippine: ora anche donne e bambini utilizzati dall’ISIS nei combattimenti L’Esercito regolare incontra ancora forte resistenza: man mano che i miliziani muoiono, vengono chiamati a combattere le loro donne e i bambini

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Combattimenti ancora in corso nella città di Marawi, nel Mindanao filippino, tra truppe dell’Esercito regolare di Manila e miliziani ISIS che si sono asserragliati all’interno del centro abitato opponendo strenua resistenza. Si tratta di un conflitto che va avanti da più di cento giorni (107 al momento di scrivere) nonostante i vari proclami dell’Esercito filippino nei quali si è numerose volte ventilata l’intenzione di chiudere il cerchio e porre fine ai combattimenti sconfiggendo i miliziani ISIS.

Ora, tra quello che rimane di Marawi, pesantemente bombardata e resa un cumulo di macerie trivellate dai colpi sparati dalle armi pesanti dell’Esercito filippino, i militari segnalano che alla forte resistenza ancor oggi incontrata sul terreno, si aggiunge la presenza- essi affermano- di donne e bambini che –in armi- si affiancano ai miliziani in lotta per l’espansione dello Stato Islamico nelle Filippine e nel Sud Est asiatico. Al contempo, la rappresentanza ISIS continua ad utilizzare le tecniche già sperimentate soprattutto in Siria e Iraq, ovvero, trappole, bombe, mine, agguati improvvisi, dispositivi esplosivi azionati a distanza e cecchini.

«Ora siamo nella fase finale dei combattimenti», ha affermato il Tenente Generale Carlito Galvez, che dirige le operazioni militari nel Mindanao Occidentale ai microfoni dei media filippini e internazionali, «e per questo ci aspettiamo che vi siano scontri ancora più violenti e azioni di opposizione da parte dei miliziani ancora più pesanti e sanguinose, proprio perché sempre più disperati. Potremmo così poter subire ulteriori perdite». Nelle sue parole si è confermato che il numero di combattenti pro-ISIS sta sempre più diminuendo e negli ultimi tempi si son riscontrate anche donne e bambini, nella maggior parte dei casi si tratta di mogli, bambini e parenti dei miliziani stessi, per questo motivo –almeno apparentemente- potrebbe sembrare che le file dei combattenti ISIS siano più o meno le stesse.

Più di 800 persone hanno perso la vita nel corso dei combattimenti, la maggior parte delle quali sono da annoverare proprio nelle file dei miliziani ISIS, a partire dal 23 Maggio, quando i miliziani hanno occupato una vasta parte della città prevalentemente musulmana. La battaglia è di fatto la più grande sfida alla sicurezza delle Filippine, Nazione prevalentemente cattolica, sebbene vi sia notoriamente una lunga storia di ribellioni attuate da varie frange separatiste islamiche nel Mindanao, un’isola che consta di 22 milioni di abitanti e che oggi si ritrovano sottoposti alle restrizioni della Legge marziale che dovrebbe durare fino alla fine dell’anno in corso.

I combattimenti che si protraggono fieramente e la opposizione potente dei ribelli hanno rafforzato le paure relative al fatto che i gruppi variamente affiliati o più semplicemente simpatizzanti dell’ISIS in territorio filippino, possano nel frattempo avviato varie forme di alleanze ed omogeneizzazioni delle formazioni attive nell’area, corroborando altresì il commercio interno alle varie organizzazioni di armi e varie forme di supporto, compresi i canali di auto-finanziamento, il che potrebbe essere tutto prodromo di una più vasta organizzazione confederata estremista e terrorista con base proprio nel Mindanao e che coinvolge frange e movimenti terroristici fino alle vicine Malaysia e Indonesia.

Menzionando le informazioni fornite da quattro ostaggi che sono sfuggiti ai ribelli, il Tenente Generale Galvez ha dichiarato che ci sono 56 ostaggi cristiani – nella maggior parte dei casi si tratta di donne – e circa 80 residenti maschi i quali possono essere stati costretti a prendere le armi e combattere contro le forze armate regolari. I combattimenti ora si concentrano in un’area dislocata nei dintorni di una moschea, circa un quarto di chilometro quadrato. Al momento, ha affermato l’alto ufficiale filippino, sono caduti sotto controllo dell’Esercito regolare circa 35 edifici al giorno, con quel tasso di riconquista i militari ritengono di poter riprendere interamente l’area in tre settimane prima che l’intera città ritorni del tutto nelle mani dei regolari e del Governo centrale delle Filippine.

All’inizio della settimana in corso i combattimenti hanno visto una particolare recrudescenza, con vasti incendi ed esplosioni che hanno costellato l’intera città teatro degli scontri, il cui centro è stato pesantemente colpito da attacchi aerei praticamente tutti i giorni. Gli elicotteri impiegati sono stati attivi soprattutto in termini di copertura delle truppe di terra e mentre i combattimenti infuriano, colonne di fumo si levano un po’ ovunque e nel frattempo bombe cadono con una certa frequenza sulle posizioni dei ribelli.

Il Tenente Generale Galvez ha anche affermato ai media che secondo stime dell’intelligence, il comandante militare dei ribelli, Abdullah Maute, potrebbe essere morto già il mese scorso a causa di un pesante bombardamento aereo. Attraverso alcuni testi postati su Facebook e un po’ di dibattito social sul tema, svoltosi prevalentemente su Telegram, una applicazione di messaggistica particolarmente utilizzata dall’ISIS e dai suoi simpatizzanti, visto che si scrivevano speciali tributi verso la sua persona, si è arguito circa il decesso già avvenuto del leader dell’ISIS in territorio filippino. «Certo», affermano i militari, «fino a quando non troviamo il suo cadavere non possiamo ritenerla notizia certa al 100% ma diciamo che ci sono già numerosi indizi che ci indicano quella direzione, ovvero la morte già avvenuta di Abdullah Maute». È pur vero, però, che proprio i militari su questo tipo di argomenti hanno rilasciato dichiarazioni parecchio contrastanti e divergenti tra di loro.

Abdullah Maute e il fratello Omarkhayam sono i leader terroristici addestrati  in Medio Oriente, a capo di un clan militante noto come Il Gruppo Maute che ha guadagnato notorietà negli ultimi due anni a causa della sua capacità di tenere fortemente impegnato l’Esercito per lunghi periodi.

Con il nome Dawla Islamiya, Il Gruppo Maute ha formato un’alleanza con Isnilon Hapilon, leader di una fazione pro ISIS proveniente da un altro gruppo, Abu Sayyaf. Il Tenente Generale Galvez ha dichiarato che l’intelligence dell’Esercito ha indicato sia Omarkhayam che Hapilon, come “Emirati” dell’ISIS in Asia sudorientale, dandoli come ancora impegnati nella battaglia di Marawi.

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