martedì, Ottobre 27

Filippine: Duterte cambia idea sugli Usa Dopo le critiche a Barack Obama, gli Stati Uniti diventano «l’alleato numero uno»

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Dopo un periodo di distacco causato dalle critiche potenti di Barak Obama circa la mano dura contro i narcos filippini che però ha determinato molte morti anche tra i civili, le Filippine di Duterte rivedono il proprio punto di vista, gli USA tornano grandi alleati. Senza dimenticare, però, anche Cina e Russia.

Cambio di passo delle Filippine nell’alleanza con gli Stati Uniti in Era Rodrigo Duterte https://it.wikipedia.org/wiki/Rodrigo_Duterte. Il vertice militare dell’Arcipelago Sud Est asiatico, infatti, ha salutato favorevolmente la ripresa di war games congiunti con gli Stati Uniti ed ha ufficialmente confermato che gli USA sono «l’alleato numero uno», così come lo stesso Duterte ha chiesto in direzione della ripresa dei legami e delle cooperazioni con l’America.

Duterte in persona ha invocato uno spirito più «amichevole» con gli USA, ponendo così fine ad un certo criticismo velenoso nei confronti dell’Amministrazione americana, soprattutto quando essa era occupata da Barak Obama https://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama, fino alla sua definizione –nella bocca di Duterte- di «son of a whore». Il Presidente filippino, infatti, contestava al suo omologo americano -in quel tempo- di eccessiva ingerenza nelle questioni interne delle Filippine, in quel frangente a proposito della mano eccessivamente dura –affermava Obama- intrapresa dall’Amministrazione filippina di Duterte nei confronti dei narcos, un pugno di ferro che –però- ha determinato anche notevoli danni e morti tra i civili e non solo nel mondo della produzione e spaccio internazionale di droghe per mano di organizzazioni malavitose filippine.

Nasce così il nuovo clima di distensione e la volontà filippina di riprendere a cooperare nelle esercitazioni militari col colosso americano, in un quadrante strategico diventato particolarmente importante per una serie di motivi, tra i quali le rotte commerciali internazionali, la sempre viva tensione con la Cina in relazione alla gestione delle acque territoriali e le rispettive aree di competenza nel Mar Cinese Meridionale, tutti elementi ai quali ora si aggiunge pure il vero e proprio “sbarco” dell’ISIS nel Mindanao, il che potrebbe precludere alla costituzione (o il suo tentativo) di una specie di “piattaforma” di partenza per l’espansione di un nuovo fronte globale dell’ISIS, stavolta nel Sud Est asiatico, stante la sempre più evidente sconfitta nei territori principali dell’auto-proclamatosi Califfato, cioé tra Iraq e Siria.

Il Capo dell’Esercito delle Filippine Eduardo Año https://en.wikipedia.org/wiki/Eduardo_A%C3%B1o, di ritorno dalle Hawai dove ha incontrato il Capo USA del Comando Pacifico Harry Harris https://en.wikipedia.org/wiki/Harry_B._Harris_Jr., la scorsa settimana, ha confermato che gli alleati hanno visto molto favorevolmente la crescita delle esercitazioni congiunte soprattutto in vista del prossimo futuro ed in specie alla luce del recente periodo di stasi nelle relazioni tra i due Paesi. L’impulso, ha affermato il Capo militare filippino, è partito proprio del Presidente delle Filippine Duterte, che ha deciso di incoraggiare la ripresa del dialogo, delle collaborazioni militari e soprattutto delle esercitazioni congiunte. In ambito più specificamente militare, infatti, la cooperazione con gli USA non ha mai subito una reale battuta d’arresto. Nonostante non siano mancate frizioni, in questo settore, come certe critiche velenose espresse da vertici militari USA circa lo spirito poco pugnace dei militari filippini, cosa che ha contributo a creare un ennesimo “caso” negativo tra i due apparati militari. Ora sembra spirare un vento nuovo, oppure si assiste più semplicemente alla ripresa dello spirito collaborativo precedente all’Amministrazione Obama negli USA, la cui sostituzione con l’Amministrazione di Donald Trump https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Trump  risulta essere meno distante e più apprezzabile agli occhi di Rodrigo Duterte.

Secondo il Generale Año, le esercitazioni militari congiunte potrebbero svolgersi il prossimo anno focalizzandosi sulla lotta al terrorismo, alla risposta da dare in caso di disastri naturali e pure per la difesa territoriale. Al contempo, mentre Duterte ha confermato di voler riannodare le relazioni con gli USA, ha anche aggiunto di voler avere legami validi pure con Cina e Russia.

Durante una visita in Cina, lo scorso anno, Duterte aveva annunciato la sua “separazione” dagli USA. Successivamente spiegò che si trattava solo del fatto che egli fosse particolarmente arrabbiato nei confronti del Presidente USA Barak Obama che spesso lo aveva criticato per la sua lotta violenta contro il narcotraffico con il triste corollario di centinaia di morti e per il fatto che il Presidente USA –secondo lui- aveva orchestrato diversi gruppi di pressione e ONG contro Duterte accusandolo di crimini contro l’Umanità.

Duterte ha affermato la scorsa settimana che le controversie con gli USA ormai sono «acqua passata», allo stesso tempo ha ringraziato gli Stati Uniti per aver aiutato le Filippine nel combattere contro i miliziani islamici che hanno occupato parte della città meridionale di Marawi dal 23 maggio scorso. Gli Stati Uniti hanno fornito intelligence, armi e addestramento per le forze militari locali cercando poi di riprendere la città occupata di Marawi.

I combattimenti finora son costati circa 900 morti ed hanno accresciuto i timori circa il rischio potenziale dell’effettivo stabilirsi dell’ISIS nel Sud Est Asia e –nello specifico- proprio nelle Filippine. Lo stesso generale Ano ha poi aggiunto che le Filippine intendono avere legami più intensi –in ambito militare- anche con la Cina. Intervenendo con un suo discorso pubblico in una occasione pubblica in cui la Cina ha messo a disposizione delle Filippine più di 3.000 fucili d’assalto e munizioni per un controvalore di 4.4 milioni di Dollari USA allo scopo di sostenere le Filippine nella lotta contro il terrorismo, ha confermato la ricerca della cooperazione militare Filippine-Cina. Ma il Segretario alla Difesa Delfin Lorenzana https://en.wikipedia.org/wiki/Delfin_Lorenzana  ha affermato che le forniture militari cinesi potrebbero essere messe a disposizione piuttosto della Polizia Nazionale delle Filippine che ha bisogno di colmare il vuoto lasciato dagli USA dopo che il legislatore americano ha bloccato la vendita di circa 2.600 fucili M4 proprio alla Polizia filippina nell’anno in corso. Questo è il secondo carico proveniente dalla Cina per le Filippine in quest’anno.

«Gli Stati Uniti non sono un nostro nemico. La Cina non è un nostro nemico. La nostra priorità principale è l’interesse della nostra Nazione», ha chiosato il Generale Año. La Diplomazia scompone e ricompone le alleanze. Anche nel Sud Est Asia.

 

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