sabato, Ottobre 24

Filippine: denuncia presso la Corte Penale Internazionale ai danni di Duterte

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Bangkok – Da quando Rodrigo Duterte è diventato Presidente delle Filippine, praticamente tutto il mondo delle Associazioni in difesa dei Diritti Umani e degli attivisti o delle ONG che operano nell’ambito dei Diritti Civili a livello internazionale si è sempre più scagliato contro i metodi violenti e spesso brutali utilizzati dal Presidente nei confronti dei narcos filippini che, però, hanno finito con il colpire indiscriminatamente anche vaste frange della popolazione civile inerme. Non sono mancati i richiami dell’ONU, le segnalazioni da più parti sullo stato delle cose nelle Filippine e persino gli inviti ufficiali da parte di alcuni Governi – in primis gli Stati Uniti – perché si ponga fine a quella che da molte parti viene ormai vista come una vera e propria mattanza in atto nelle Filippine. Ed ora pende una denuncia per ‘sterminio di massa’ nei confronti del Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte presentata presso la Corte Penale Internazionale da parte del legale Jude Jode Sabio in rappresentanza di organizzazioni che operano nell’ambito della difesa dei Diritti Umani.

Nelle 77 pagine della denuncia sono racchiuse le documentazioni relative ad almeno 1.400 morti risalenti al periodo nel quale Duterte era sindaco di Davao nella sua guerra – ormai un fatto personale – nei confronti dei cartelli della droga nelle Filippine e verso la criminalità in genere. Nella denuncia presentata presso la Corte Penale Internazionale si chiede, tra altre cose, di procedere affinché si indaghi in modo ufficiale su questa «era malvagia, scura ed oscena delle Filippine». L’avvocato Jude Jode Sabio chiede l’arresto di Duterte e di 11 suoi collaboratori al fine di prevenire la eventuale ulteriore uccisione di massa e proteggere dalla morte le potenziali vittime future ed i testimoni delle vicende passate.

Secondo quel che è annotato nella denuncia, Duterte «è stato ripetutamente, invariabilmente e continuamente a capo di vere e proprie esecuzioni sommarie o esecuzioni di massa, prive di alcun dibattito in Tribunale, realizzando così vasti crimini contro l’Umanità dal momento in cui fu eletto Sindaco della città meridionale di Davao nel 1988». Sempre nel testo della denuncia, si scrive che circa 1.400 persone sono state uccise dai cosiddetti ‘squadroni della morte’ ed almeno 7.000 persone sono state uccise dalle Forze di Polizia oppure da operatori delle forze di polizia private sostenute dalle Istituzioni pubbliche filippine dal momento in cui è diventato presidente delle Filippine nel Giugno dello scorso anno.

L’avvocato Jude Jode Sabio, oltre alle prove documentarie rivela anche la fonte di tali documenti, ovvero due rei confessi che avevano già testimoniato presso la apposita Commissione del Senato ed entrambi autoproclamatisi appartenenti agli ‘Squadroni della Morte’ di Duterte, cioè Edgar Matobato e Arthur Lascanas. Oltretutto, l’avvocato è anche il rappresentante legale e difensore di Matobato. Questi, 57 anni, ha affermato di far parte di una vera e propria milizia con altri sei membri i quali iniziarono ad uccidere nel 1988. Occultarono tracce e corpi oppure li diedero alle fiamme, oppure ancora li gettavano ancora vivi in pasto ai coccodrilli. Intorno alla metà degli Anni ’90, quella piccola pattuglia si trasformò in un vero e proprio ‘Squadrone della Morte’ con più di 500 membri. Quando fuoriuscì da quella formazione, nel 2013, afferma di aver probabilmente preso parte a più di 1.000 assassini. In base al suo racconto testimoniale, Matobato afferma che lo scopo principale era quello di spargere terrore nel cuore dei criminali e metterli fuori definitivamente da Davao. E – secondo la sua testimonianza – fu Duterte in persona a dare quello specifico ordine di uccidere. Afferma che Lascanas, 56 anni, un poliziotto in quei tempi, era coinvolto in alcuni di quegli assassinii descrivendolo persino come ‘gestore’ di assassinii e di essere particolarmente vicino a Duterte in persona.

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