mercoledì, Agosto 12

Festival Film corto: aneliti di libertà field_506ffbaa4a8d4

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Il Festival Nazionale di Roma del Film Corto, tra conferme e novità nella sua articolazione, giunge alla 8° edizione. Manifestazione che è stata presieduta dal Maestro Ettore Scola. Al grande regista, è prevista nel programma di questa edizione una retrospettiva delle sue opere.
Il Festival si caratterizza per alcune finalità, quali quelle dell’incontro fecondo che può determinarsi tra cinema e altre discipline quali musica, danza, letteratura. Nel cercare di creare le possibilità di in incontro costruttivo tra i diversi generi, per questa edizione è stata creata la sezioneDalle parole alle immagini‘.  La sezione,  riguarda la possibile contaminazione tra cinema e letteratura, è stata proprio concepita con l’intento di creare presupposti favorevoli affinché questo incontro sia possibile e, costruttivo sotto aspetti artistico culturali.  Per far questo gli organismi del Festival, hanno individuato come partner culturale Ipermedia  C.D.E associazione tra operatori del settore dell’editoria, e organismo abilitato alle ‘certificazioni’ delle figure professionali del settore. Insieme le due strutture, hanno vagliato e individuato, i testi preselezionati.
Tramite questa collaborazione, come dice nella presentazione Roberto Petrocchi, «sezione rivolta ad aspiranti scrittori di sceneggiature da testi letterari preselezionati», che potranno cimentarsi nella trasformazione dei linguaggi. Per l’appunto le ‘parole’ della letteratura, nelle ‘immagini’ del cinema.
Uno degli aspetti peculiari dei testi oggetto di preselezione, è inerente al fatto che essi possono essere di autori noti del passato, come ad esempio Giovanni Arpino presente con un suo testo, passando per editi e inediti contemporanei. Già operare la scelta di una ‘griglia’ a maglie larghe come questa, da una bella sensazione di aria fresca. Di novità.
La conferma, che possono tracciarsi dei percorsi altri‘. Alternativi ai rigidi meccanismi di una ingessata industria culturale, chiusa ed ebbra nei suoi rituali di autocompiacimento. Uno schema partecipativo così congegnato fa pensare a ben altro. A cominciare, dall’attenzione, curiosità, fiducia, e direi soprattutto ‘organica apertura’ che si da ad altre discipline. Da scelte come queste, si ravviva e rinforza  ‘il cinema indipendente’.
Festival che si vuole anche caratterizzare per il suo dichiarato intento di volere essereitinerante‘. Ossia di sviluppare la sua attività anche al di fuori delle normali sale cinematografiche. Utilizzando quindi ‘spazi altri’ per le proiezioni. Confermando in questo tendenze, già affermatisi da anni in Teatro. Con l’utilizzo, quindi, di spazi di archeologia industriale, carceri, ovviamente cantine, ecc.
Potremmo dire, quindi, che c’è un filo rosso che, da qualche decennio, sostiene questi aneliti di libertà, di spiazzamenti creativi. Territorio che, grazie al contributo delle nuove tecnologie, diventa di giorno in giorno, sempre più folto e ricco di nuove opportunità. E’ un cosa ricorrente nel mondo degli operatori dell’Arte e della Cultura, di ricercare nuovi contenitori e modalità d’espressione. Ingredienti, questi, che ci pare, siano stati lodevolmente a disposizione, dall’architettura organizzativa del Festival.
Non dimentichiamo che il Cinema, per rispondere alle esigenze tecniche dell’epoca della sua nascita, necessariamente nacque come cortometraggio. Festival aperto, itinerante con una particolare attenzione alla Piccola Editoria. E proprio da qui che potrebbe attingere nuova linfa il Cinema Indipendente. Propositi che non possono, non essere condivisi.

 

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