sabato, Dicembre 14

Festival del Meréngue, vida amor y baile

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Se è vero che quasi tutta la vita degli abitanti della Repubblica Dominicana si svolge a ritmo del meréngue diffuso dagli immancabili apparecchi radiofonici che si trovano ovunque, è altrettanto vero che questa sorta di fiesta ininterrotta trova il suo culmine il 15 luglio di ogni anno con il classico Festival del Meréngue. Forse è meglio usare l’imperfetto e dire che ‘trovava’ perché nel corso degli anni la festa s’è dilatata fino a occupare gran parte del mese di luglio.

Il meréngue è senza alcun dubbio la musica più suonata e ballata della Repubblica Dominicana. Non da oggi, viste le leggende che circondano la sua origine. Le due più importanti raccontano storie di schiavi che raccolgono la canna da zucchero e di eroi dell’indipendenza del paese dal dominio spagnolo. Quella che affonda le sue radici più indietro nel tempo è simile a molte altre che si raccontano sull’origine di quasi tutti i balli caraibici e tenta anche di spiegarne la contaminazione africana. Vengono evocate le lunghe file di schiavi neri strappati a forza dalla natia Africa e deportati sull’isola per svolgere lavori che né i proprietari terrieri spagnoli, né gli indigeni potevano fare: i primi perché non adatti al loro rango e i secondi perché, dopo le stragi e le epidemie seguite alla ‘civilizzazione’ del Paese, erano un troppo pochi per riuscire a far fronte alle necessità delle coltivazioni estensive.
Nel XVI secolo gli uomini e donne dalla pelle nera sbarcati dalle grandi navi transoceaniche dell’epoca per ‘cortar las canas’, tagliare le canne da zucchero, avrebbero ispirato per primi il meréngue.
Elementi fondativi di questo ballo sarebbero, dunque, il battito del tamburo che dettava il passo del lavoro e la catena con la quale ogni tagliatore di canna era legato al compagno di sventura. I passi base del meréngue, secondo i sostenitori di questa ipotesi, sarebbero proprio stati suggeriti dalla lunga fila di uomini e donne costretti a spostarsi con movimenti trascinati e cadenzati dal ritmo monotono e suggestivo di un tamburo.
Può una danza divenuta quasi ‘ballo nazionale’ affondare le sue radici nella sofferenza e nella vergogna degli anni bui della schiavitù? Certamente no, pensano gli intellettuali e gli uomini di cultura della fine dell’Ottocento, quando a Santo Domingo si intensifica la voglia d’indipendenza dal dominio spagnolo. Ecco allora che, per miracolo, nasce una nuova leggenda sulla nascita del meréngue che ha per protagonista un grande eroe, un combattente per la libertà. In questa versione non ci sono più né schiavi, né tamburi che dettano il tempo della sofferenza e del dolore, ma un uomo che ritorna nel suo villaggio dopo essere stato ferito a una gamba in uno scontro armato con i dominatori spagnoli. Qui viene accolto trionfalmente dai compaesani che in suo onore organizzano una grande festa con fuochi, musica, cibo e bevande in grande quantità. Le più belle donne del villaggio fanno a gara per ballare con l’eroe che, nonostante il dolore per la ferita alla gamba, cerca di dare, come può, il suo contributo alla festa. Quando la popolazione vede il suo eroe ballare trascinando la gamba, decide di non fargli sentire il peso della menomazione e inizia a imitarlo. Secondo questa versione il meréngue nascerebbe così nel corso di una festa intorno al fuoco animata da grandi sentimenti e aspirazioni.
Nessuna di queste due leggende è, probabilmente, vera, anche se ciascuna, come avviene per tutte le rappresentazioni favolistiche, contiene un pizzico di verità. La prima evidenzia come in questa musica ci siano, profondi e radicati, i suoni e i ritmi dell’anima nera dell’Africa e la seconda testimonia del legame stretto tra identità nazionale dominicana e il meréngue.
Al di là delle leggende il meréngue è sicuramente un ballo che ha radici lontane. Esistono numerose testimonianze in questo senso. Il suo nome deriva, con ogni probabilità, dal ‘merenghè’, uno dei più diffusi dolci tipici dominicani, composto da una sapiente mescola di due alimenti semplici come zucchero e bianco d’uovo leggero e spumeggiante come un passo di danza.
Gli studiosi parlano di questo ballo come di una variante dominicana della grande cultura musicale caraibica che nasce dall’incontro tra le culture degli schiavi africani e quelle degli schiavisti spagnoli. Non si sa con certezza quando, per la prima volta, nella terra dedicata a San Domenico (Santo Domingo), una coppia abbia ballato il meréngue, è certo, però, che la nascita della Repubblica Dominicana, nel 1844, è stata festeggiata con le note di questo ballo, con caratteristiche peculiari, ma non dissimile dagli altri balli tradizionali caraibici.
Non a caso nella vicina Haiti, separata soltanto da una sottile linea di confine tracciato più sulle carte che nel modo di vivere delle popolazioni confinanti, è nato un ballo molto simile chiamato ‘Meringue’. Originariamente la musica Meréngue era scritta in un tempo di 2/4, ma negli anni si è progressivamente trasformata in una musica in 4/4. Dal punto di vista ritmico è simile alla marcia, con misure praticamente identiche a quelle del samba. La sua prima codificazione sistematica risale all’inizio del Novecento quando un gruppo di musicisti della Ausonia, la più antica casa editrice musicale di Santo Domingo, ne scrive le regole principali. In quell’epoca la formazione tipo di una band merenguera è composta, oltre che da un cantante, da tre strumenti: organo, tambora e güira (uno strumento simile a una ‘grattugia’, tutt’ora utilizzato nelle sezioni ritmiche afrocubane). Negli anni Trenta l’incontro con il jazz nordamericano ne determina la definitiva svolta orchestrale, proprio come poi accade per il mambo negli anni Quaranta e Cinquanta.

 

 

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