giovedì, Aprile 2

Festeggiamenti D-Day: tregua Francia-Russia Putin invitato il 6 giugno. E intanto chiede lo stop al referendum separatista

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Hollande Putin Francia Russia

A due settimane dalle Elezioni Europee, il Presidente francese François Hollande, durante i festeggiamenti della fine della Seconda Guerra Mondiale in Francia, torna a parlare di Euro: «La deriva della moneta, pensano, ci renderà competitivi senza sforzo. Ma la svalutazione è innanzitutto l’aumento del prezzo di tutti i prodotti di importazione, è il ritorno dell’inflazione, è il calo del potere d’acquisto dei più modesti. La fine dell’euro, è un’austerità implacabile». Ma la notizia è la conferma dell’invito a Vladimir Putin per i festeggiamenti del 70° anniversario dello sbarco in Normandia previsti il 6 giugno. In precedenza Hollande aveva dichiarato che Putin sarebbe stato il “benvenuto”, in quanto «rappresentante del popolo russo», nonostante appunto la crisi in corso nell’Est dell’Ucraina: «Possono esservi delle divergenze con Vladimir Putin ma non dimentico né dimenticherò mai che il popolo russo ha sacrificato milioni di vite» nella Seconda Guerra Mondiale.

I Paesi occidentali hanno tuttavia annullato il vertice del G8 in programma a Sochi nel giugno prossimo, sostituito con una riunione del G7 che si terrà il 4 e 5 giugno a Bruxelles, come rappresaglia per l’annessione della Crimea; Orlov ha tuttavia dichiarato di aspettarsi che a margine delle cerimonie per il D-Day possano esservi dei colloqui con gli altri leader presenti: «Fra Stati c’è sempre qualcosa di cui parlare, specie attualmente».

Alla vigilia delle celebrazioni per la giornata della vittoria contro i nazisti nella Grande Guerra Patriottica russa Putin, prima ancora di festeggiare, osserva le esercitazioni militari delle Forze Strategiche che si stanno svolgendo durante tutto il corso della giornata nel quadro delle prove di risposta ad attacchi nucleari. Il test di lancio, con la piattaforma mobile del missile balistico intercontinentale RS-24 (“Yars”) dotato di una testata separabile, è stato effettuato dal cosmodromo di Plesetsk.

Dall’est Ucraina, la richiesta di Putin di fermare il referendum chiesto dai separatisti sull’indipendenza delle regioni orientali della nazione viene apprezzata anche da Angela Merkel, che non vorrebbe più sanzionare la Russia. Ma i filo-russi continuano ininterrotti nei preparativi dei seggi di domenica nonostante la fermezza delle parole dell’Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri Catherine Ashton: «Sottolineiamo con enfasi che i referendum non dovrebbero  tenersi ne’ l’11 maggio né mai», ha aggiunto. La Ue «sostiene la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina». Nessuna annessione assicurata quindi in programma finora da parte della Russia che però non esclude un’eventuale conquista della Luna entro il 2030.

Alle ex-repubbliche sovietiche dell’area balcanica parla la titolare della Farnesina Federica Mogherini, che invita a lavorare insieme per fare passi avanti concreti e rapidi sulla strada dell’integrazione europea: «Faremo tutto quello che possiamo per tutti i paesi: hanno diversi livelli di integrazione, hanno fatto ottimi passi avanti negli ultimi anni e devono essere sostenuti per andare avanti», ha commentato il ministro. Una sensibilità particolare per i nostri vicini di casa ex-jugoslavi che non poteva che arrivare dal Ministro rosa più giovane d’Europa.

L’attenzione dell’America sui diritti umani è state sempre anche sotto l’occhio delle first ladies e anche in questo caso Michelle Obama non ha problemi a dichiarare apertamente la sua posizione. È proprio quello che si può notare in una foto che ha ricevuto più di un milione di tweet in cui la moglie del americano ha pubblicato una foto di se stessa mentre mostra un cartello con scritto: ‘#BringBackOurGirls’ (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarietà alle 200 e passa ragazze sequestrate in Nigeria da fondamentalisti arabi. «Le nostre preghiere sono per le ragazze nigeriane rapite e per le loro famiglie». Del dramma delle centinaia di liceali sequestrate ha parlato anche il presidente Barack Obama che è stato invitato ad intervenire, insieme alla Gran Bretagna, direttamente dal Governo nigeriano di Goodluck Jonathan, un nome di buon auspicio che porterà avanti una battaglia per sconfiggere il fondamentalismo religioso di Boko Haram . Gli Stati Uniti, ha detto, stanno facendo tutto ciò che possono per aiutare la Nigeria ad ottenerne la liberazione.

Il Sudafrica invece ha l’attenzione rivolta totalmente sulle elezione e sui due terzi delle schede scrutinate. L’Anc pare abbia conquistato il 63,7% dei voti, ha reso noto la Commissione Elettorale Indipendente. L’Alleanza democratica di ispirazione liberale guidata da una donna bianca, Helen Zilla (partito di destra), sarebbe intorno al 22%, mentre a sinistra gli Economic Freedom Fighters del dissidente dell’Anc, Julius Malema, sono al 5%. 

Dal sud dell’Africa al sud America dove si stanno svolgendo una serie di scioperi e manifestazioni principalmente in Brasile. Le cause sarebbero diverse e provenienti da più settori: autobus del trasporto urbano depredati, a Rio de Janeiro, a seguito della paralisi in massa proclamata – senza preavviso – dagli autisti dei mezzi pubblici. Oppure la manifestazione dei poliziotti che pretenderebbero un aumento dello stipendio – che non avviene da otto anni – e se questo non avverrà minacciano di bloccare i Mondiali di calcio in previsione per quest’estate.

Il Venezuela, oltre all’aumento dei casi di malaria, vede Rodrigo Diamanti, presidente della Ong Un mondo senza bavaglio” e responsabile della campagna internazionale “SOS Venezuela“, che ha diffuso sulle reti sociali e a livello globale la protesta contro il governo di Nicolas Maduro, nell’occhio del ciclone dopo l’arresto da parte di agenti dei Servizi Segreti bolivariani. Diamanti è il responsabile di due campagne di opinione di grande successo, che hanno accompagnato le proteste contro Chavez che si susseguono da febbraio:  “SOS Venezuela”, un hashtag diventato popolarissimo su Twitter e al quale si sono associate celebrità come Madonna, il cantante colombiano Juanes e l’attore americano Jaret Ledo. Le autorità venezuelane intanto hanno sferrato all’alba di oggi una vasta operazione a sorpresa contro gli studenti anti-governativi smantellando le “tendopoli” in cui si erano accampati a Caracas e arrestandone più di 240.

L’America del sud ha un storia abbastanza travagliata per quanto riguarda la caduta di presidenti, alla stregua del sud est asiatico dove in Thailandia giusto ieri è stata destituita dalla Corte Costituzionale Yingluck Shinawatra con l’accusa di abuso di potere: sarà ora messa sotto procedura di impeachment dal Senato nell’ambito di un controverso programma di sussidio statale ai produttori di riso. Lo ha appena comunicato la Commissione nazionale anti-corruzione, che ha deciso di incriminare formalmente l’ex premier. Se dovesse essere riconosciuta colpevole di fronte alle accuse di corruzione, Yingluck rischia l’interdizione dalla politica per cinque anni e non potrebbe quindi candidarsi alle prossime elezioni legislative non ancora ufficializzate, previste per il 20 luglio.

 

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