lunedì, Marzo 25

Fermare il terrorismo in Europa rivedendo la nostra politica estera

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Cosa causa il terrorismo? L’orrenda ondata di attentati in Gran Bretagna costringe ad aprire una seria riflessione sulle reali cause del terrorismo cosiddetto ‘islamico’.
Sono dieci anni ormai che media e governi occidentali parlano di scontro tra civiltà, sostenendo, di fatto, che l’Islam sia terrorismo. Dieci anni che stiamo subendo pesanti limitazioni delle nostre libertà e diritti civili in nome della lotta contro il terrorismo. Dieci anni che tentano di convincerci che questa perdita di libertà salvaguarderà le democrazie occidentali e le nostre famiglie. Una promessa ormai screditata.

Un lecito dubbio sorge: e se fosse la stessa politica estera occidentale ad alimentare l’estremismo islamico e il terrorismo?

Prendiamo l’esempio della Gran Bretagna, ora nel mirino di Daesh e Al Qaeda. I governi di Tony Blair, David Cameron e Theresa May hanno sempre escluso ogni legame tra politica estera e terrorismo. Il messaggio veicolato per anni è che la politica estera inglese sta attivamente combattendo il terrorismo. Eppure si ha l’impressione che proprio la politica estera inglese contribuisca a fornire motivazioni ai terroristi e favorisca indirettamente il reclutamento di estremisti.

Come ci ricordava il quotidiano ‘The Intercept, Joint Intelligence Committee (JIC), punta di diamante dei servizi segreti inglesi, aveva avvertito, nel 2003,  il Governo Blair che l’invasione dell’Iraq avrebbe aumentato significativamente la minaccia terroristica, incluso attacchi in Gran Bretagna attuati da Al-Qaeda, altri gruppi terroristici o singoli estremisti. Nel 2004, la Global Security pubblicò il rapporto ‘Young Muslims and Extremism‘. Il rapporto è stato riservato agli esperti del contro-terrorismo per un anno prima di renderlo noto ai media nel 2005, e questo per una semplice ragione: il rapporto dimostrava uno stretto legame tra politica estera inglese e l’aumento dell’estremismo e degli attacchi terroristici, creando frustrazioni e rabbia tra i cittadini inglesi di fede musulmana.

«La principale causa della frustrazione e della rabbia tra i giovani musulmani è il constatare l’applicazione sistematica di un doppio standard nella politica estera occidentale (in particolare Gran Bretagna e Stati Uniti) e di alcuni governi arabi. Il doppio standard è visibile nel supporto a Tel Aviv inserito nel conflitto Israeliano palestinese. Dal 9/11 questo doppio standard nella politica estera occidentale è divenuto ancora più acuto. Tra i giovani inglesi musulmani e nel mondo arabo in generale si è radicata la convinzione che la lotta occidentale contro il terrorismo compiuta in Paesi come Iraq e Afghanistan sia uno strumento di oppressione e controllo delle risorse naturali. L’assenza di proposte positive e di dialogo tra Occidente e mondo arabo ha aumentato il senso di frustrazione dei giovani musulmani inglesi che, privi di valori solidi, sono facili vittime della rabbia e dell’estremismo», si legge tra l’altro nel rapporto.
Invece di sviluppare un serio dibattito interno, i vari governi inglesi hanno diffuso l’idea che ogni discussione sulle conseguenze della politica estera non solo fosse controproducente, ma potenzialmente pericolosa in quanto poteva offrire ulteriori argomenti ai terroristi.

Nel 2005, qualche settimana prima dell’attentato del 7 luglio a Londra (dove 52 persone morirono), il Joint Terrorism Analysis Center lanciò un allarme al Governo Blair. Il Centro antiterrorismo, composto dalla élite dei servizi segreti e della Polizia inglese, affermò che eventuali attacchi terroristici sul suolo britannico dovevano essere considerati come la diretta conseguenza della presenza di truppe di invasione inglesi in Iraq.

Nel 2011 l’ex Direttrice Generale di servizi segreti M15, Eliza Manningham Buller, in una lettura accademica intitolata ‘Terror’, chiarì che esistevano chiari collegamenti tra la guerra in Iraq e gli attacchi terroristici sul territorio inglese. «L’invasione del Iraq ha aumentato la minaccia terroristica, ha convinto miglia di musulmani che l’allarme lanciato da Osama Bin Laden che l’Islam fosse sotto attacco da parte dell’Occidente non si trattasse di propaganda ma  una realtà. L’impegno inglese in Iraq ha fornito ai jahaidisti un’arena per addestrarsi militarmente e per aumentare il loro supporto tra i cittadini britannici musulmani. Molti di essi sono partiti per l’Iraq per offirire il loro contributo di sangue nella guerra contro l’Occidente commettendo inauditi crimini. Altri rimangono in Patria, pronti a colpire. La azioni del Governo inglese all’estero hanno un chiaro impatto interno. Ogni guerra condotta contro un Paese musulmano aumenta l’estremismo tra i giovani inglesi di fede musulmana», spiegava la Mammingham.

Tutti questi avvertimenti sono rimasti inascoltati dai vari governi inglesi che hanno continuato a promuovere una politica di odio, divisione e finanziato costosi programmi di sorveglianza, iniziando a considerare tutti i propri cittadini musulmani come sospetti e potenziali terroristi. La comunità musulmana inglese si sente minacciata, avverte la sua privacy violata, e la sicurezza personale messa in seria discussione. Nulla da meravigliarsi se i giovani musulmani, spesso in una situazione economica precaria e disoccupati, reagiscono assimilando i messaggi terroristici che, non a caso, insistono sulla minaccia occidentale contro l’Islam ed evidenziano l’aggressività delle politiche estere di Stati Uniti e Unione Europea.

La mancanza della volontà politica di ascoltare gli esperti del contro-terrorismo e cambiare approccio nelle politiche, sia estera che interna, ha spinto i governi inglesi a commettere altri imperdonabili errori.
La partecipazione indiretta al conflitto siriano, il sostegno occulto ma reale a gruppi terroristici come  Daesh nei teatri di guerra medio orientali e africani, e le azioni di servizi segreti deviati tese a favorire il reclutamento di giovani inglesi musulmani per la guerra contro Bashar al-Assad. Questi errori hanno aumentato i rischi di terrorismo in Gran Bretagna.

Ora questi giovani musulmani sconfitti, stanno ritornando a casa, addestrati e rabbiosi per le sconfitte inflitte non dagli eserciti occidentali ma dalla coalizione internazionale contro il terrorismo composta da Russia, Siria, Iraq, Libano e Iran, le uniche Nazioni che hanno dimostrato una seria volontà di combattere il terrorismo salafista in Medio Oriente. Questi giovani hanno subito un pesante lavaggio del cervello e sono pronti ad immolarsi per la causa. Qualcuno a detto loro che la possibilità di godere dei servizi delle migliori vergini del paradiso dipende dal numero di infedeli uccisi durante il martirio…

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