sabato, Ottobre 24

Fenomenologia della Brexit Intervista alla Dott.ssa Giorgia Nesti, ricercatrice di Policy Making Ue all'Università di Padova

0
1 2


Nei negoziati per la Brexit «non abbiamo ancora fatto il progresso richiesto». Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nell’ultima sessione plenaria al Parlamento europeo (2-5 ottobre u.s.) dove è stata votata una risoluzione a riguardo. «Non possiamo ancora parlare delle relazioni future», ha aggiunto. «Restano divergenze serie, in particolare per quanto riguarda il regolamento finanziario: non accetteremo di pagare in 27 ciò che è stato deciso a 28», ha poi detto il negoziatore capo della Commissione europea Michel Barnier.

Quali saranno i possibili esiti di tali controversie economiche? Quali le ripercussioni e con quali effetti sul sistema europeo e sul Regno Unito? Per comprendere meglio il quadro aggiornato ad oggi, abbiamo sentito la prof.ssa Giorgia Nesti, ricercatrice in Policy making dell’Unione europea presso l’Università di Padova. Si ringrazia l’avv. Federica Giandinoto, attualmente non operativa, per il supporto all’ideazione di questa intervista.

Gli ultimi aggiornamenti parlano di progressi non sufficienti nelle negoziazioni. La posta in gioco è alta: a Suo avviso, si tratta più di un problema di carente volontà politica oppure di difficoltà nelle negoziazioni, dato lo scenario inedito (è la prima volta che un Paese esce dalla Ue)?

Probabilmente entrambe le cose. È la prima volta che ci si trova di fronte a un caso del genere nell’Ue; c’è da ritenere che la Commissione si muova per portare al termine al meglio questo tipo di processo. Lo testimoniano le oscillazioni nei negoziati con la May, che però sono mosse dall’obiettivo di raggiungere un risultato sicuramente favorevole per entrambi. La Commissione ha mosso i passi necessari per implementare l’articolo 50, ma non nascondo le mie perplessità sullo scenario futuro, in particolare su cosa si possa ancora concedere al Regno Unito e cosa invece non sia negoziabile.

Cosa ci si può aspettare per la salvaguardia dei diritti dei 4,5 milioni di cittadini europei nel Regno Unito? Ci sono gli strumenti diplomatici per evitare che si assista ad una minor tutela degli stessi?

Ritengo che il negoziato sicuramente tutelerà dei lavoratori, anche in uscita. Ma c’è una grossa preoccupazione per quello che succederà, anche in ambito accademico, data la gran mole di finanziamenti a programmi di formazione europei con il Regno Unito, l’ERASMUS in particolare, che lo hanno reso tra le mete più ambite in ambito internazionale, ma anche Horizon 2020 e altri finanziamenti per la ricerca di cui sicuramente ha potuto beneficiare. Si ha dunque anche preoccupazione nel corpo docente, dati i vantaggi che l’appartenenza all’Ue ha dato al Regno Unito: in questo caso, il corpo docente spera che i negoziati possano tutelare anche i programmi per la mobilità internazionale da e verso lo stato uscente. Sia per quanto riguarda la manodopera qualificata che per gli studenti universitari, si ha la preoccupazione che si possa assistere ad un abbandono del Regno Unito, per la perdita dei vantaggi finora possibili dal fatto di lavorare o studiare lì. Secondo alcuni studi dell’Home Office inglesi, infatti, si assisterà ad una maggior tutela per i cittadini del Regno Unito e si chiuderanno le maglie verso i lavoratori provenienti dall’area Schengen.

C’è da ritenere che il Regno Unito possa rispettare integralmente gli obblighi finanziari nei confronti della Ue?

È una nota un po’ spinosa, perché ovviamente l’Ue non cede su questo punto e cercherà di forzare il più possibile. Si dovrà però negoziare da ambo le parti, dopodiché vi sono i costi indiretti legati a ciò: sarebbe a dire, cosa comporterà la Brexit per il mercato unico? Apparentemente, un primo effetto sembra essersi avuto già nell’aumento del costo dei trasporti pubblici per i cittadini del Regno Unito. Vi è poi un aspetto specifico legato al campo delle tariffe delle telecomunicazioni, ambito in cui l’ex Stato membro ha davvero dettato le regole; ciò contraddice la vulgata secondo cui il Regno Unito non abbia mai contato molto in Europa, quando in realtà ha sempre contribuito a definire le regole di tale settore economico, molto importante nell’Ue. Collegato a questo aspetto, vi è un interrogativo sui costi del roaming, recentemente reso gratuito in Europa: aumenteranno o no i costi verso il Regno Unito? Resta da vedere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore