martedì, Marzo 19

Federal Reserve pronta a cambiare rotta, se necessario La caduta di Wall Street spinge il presidente della Fed a rassicurare gli investitori

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La Federeal Reserve si prepara a modificare sensibilmente il proprio approccio, vale a dire a rallentare il processo di normalizzazione monetaria‘ in atto ormai da svariati mesi. È quanto comunicato da Jerome Powell in occasione del vertice annuale dell’American Economic Association tenutosi ad Atlanta negli scorsi giorni, durante il quale il presidente della Fed si è detto disposto ad «ascoltare con attenzione» il messaggio inviato dagli investitori. Negli ultimi tempi, infatti, i tre principali indici borsistici del New York Stock Exchange il Dow Jones, il Nasdaq e lo Standard & Poor’s 500 hanno subito pesanti flessioni, attribuibili in buona parte alla progressiva stretta creditizia decretata dalla Federal Reserve che, restituendo appetibilità ai Treasury Bond (T-Bond), ha innescato un trasferimento piuttosto massiccio di capitali dai mercati azionari a quelli obbligazionari.

Le parole pronunciate da Powell sono state accolte positivamente da Wall Street, come dimostrato dal notevole rimbalzo dei listini registrato lo scorso 8 gennaio. A fianco delle rassicurazioni, Powell  ha tuttavia tenuto a chiarire che i fondamentali dell’economia statunitense rimangono solidi (considerazione alquanto discutibile); la «crescita moderata ma continua» va a sommarsi a un aumento dei salari dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,2% su scala annuale, oltre che a un numero di nuovi posti di lavoro – per il mese di dicembre – superiore alle aspettative (312.000 unità, a fronte delle 176.000 previste) tradottosi in incremento del tasso di partecipazione della forza lavoro a quota 63,1%, il livello più alto mai registrato a partire dal 2014. Ragion per cui non esistono, secondo la leadership della Federal Reserve, le condizioni per attuare un sensibile cambio di registro rispetto al ruolino di marcia predefinito. Per la verità, stando a quanto dichiarato da Powell, un vero e proprio ruolino di marcia non esisterebbe affatto, visto che l’attuale metodo gestionale della politica monetaria statunitense non contemplerebbe l’ottemperanza a una linea d’azione predeterminata, ma un continuo adattamento alla realtà economica a seconda delle necessità che si presentano di volta in volta.

Secondo il timoniere della Fed, l’approccio più consono da tenere a fronte dei messaggi contrastanti provenienti da economia da un lato e mercati finanziari dall’altro è quello di calibrare gli interventi in materia di politica monetaria in maniera «rapida e flessibile». Una postura, in altre parole, di fatto speculare a quella a cui si conformò Janet Yellen (dalla quale Powell ha ereditato la guida della Federal Reserve) nel 2016, quando a fronte di condizioni economiche peggiori rispetto alle previsioni, la Fed accantonò i già preventivati programmi di tapering prolungando la politica monetaria espansiva che era stata implementata sotto la guida di Ben Bernanke. In tale contesto, Powell e i suoi collaboratori potrebbero rinunciare al proposito di ridurre il bilancio della Fed attraverso la smobilitazione delle sue gigantesche riserve di T-Bond, ma non alla propria indipendenza dal governo, ribadita dallo stesso presidente della Federal Reserve nel tentativo di rispondere ai continui attacchi sferrati nei suoi confronti da Donald Trump.

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