sabato, Luglio 4

FCA, ovvero FORTUNA (IUVAT) CAPITALISMUS AUDAX La fortuna favorisce il capitalismo dei più forti. Il dibattito acceso e subito silenziato dagli ideologi di contorno circa la richiesta fatta dalla ex Fiat oggi F(I)CA, una volta orgoglio di italianità ed oggi multinazionale internazionale con sede anche in Italia

0

Pensiero lento vs velocità elettronica

Senza aneliti di buonismo (buonista un c…zo), nella vicenda qui narrata premetto due citazioni. La prima «Riguardo all’uomo che ammette la morale utilitaria, si può dire che il cielo si richiude su di lui: egli disconosce la poesia, la gloria, e il sole ai suoi occhi è solo una fonte di calore», G. Bataille, ‘Il limite dell’utile’, un calore fatto solo di tutela dei propri interessi. La seconda funziona a chi spaccia con piglio autorevole intimidatorio e tagliente durezza per un atto di fede la morale utilitaria come ‘il’ credo della ‘religione’ del capitalismo (come ricorda Walter Benjamin), le cui strade sono lastricate di (apparenti) buone intenzioni e non di fatti molto duri e concreti, ricordando che «L’economia consiste di leggi teoriche che nessuno ha verificato e di leggi empiriche che nessuno può spiegare» (M. Kalecki). Nondimeno la pletora di economisti è la corporazione più prescrittiva che punta con sicumera il dito all’orizzonte prescrivendo alle masse come raggiungerlo. Con l’entusiastica acritica uniforme propensione di tanta informazione a far parlare ‘talenti’ monetaristi soprattutto di scuola Von Ajek o Friedman, insomma la Scuola di Chicago o Chicago boys, deleteri ideologi neoliberisti allo stato puro, detentori di un indiscutibile ‘ordine del discorso’ sociale con cui hanno condizionato scelte morali e comportamenti del mondo globale legittimando operazioni di rapina ed impoverimento di Paesi interi.

Entriamo in ‘media res’.
Il dibattito acceso e subito silenziato dagli ideologi di contorno, di questi giorni circa la richiesta fatta da un grande gruppo automobilistico come la ex Fiat oggi F(I)CA, una volta orgoglio di italianità ed oggi multinazionale internazionale con sede anche in Italia con alcune fabbriche, come se fossimo passati da una condizione di parenti ad estranei, è un’ottima cartina di tornasole per inquadrare la natura dei sistemi di regolazione che intercorrono tra governo dello Stato, grandi gruppi imprenditoriali, comunità politica e società nel suo complesso.

Difatti appena un paio di giorni dopo la notizia della richiesta della multinazionale fatta all’Italia di un prestito di ben 6,3 miliardi di euro, con la garanzia della Sace, Società pubblica della Cassa Depositi e prestiti, con un dialogo avviato con Banca Intesa Sanpaolo «per il perfezionamento di una linea di credito a tre anni, destinata esclusivamente alle attività italiane del gruppo Fca e al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da ca. 10.000 piccole e medie imprese» (‘la Repubblica’ 17 maggio 20), arrivano in contemporanea, su taglio basso dello stesso giornale, commenti entusiastici «una formula innovativa che aiuterà migliaia di imprese», dando subito fiato alla macchina propagandistica con squillo delle sue trombe, giova ricordarlo perché passato quel giornale il controllo di Gedi dalle mani degli eredi De Benedetti brutalmente senza ragguaglio ai suoi Lettori come sarebbe stato doveroso per stile, che fa la persona, alla holding Fca con la sua controllante di Exor. Ora, privi di ingenuità giovanili parlarne come se fosse un colpaccio per il Paese senza raccontare il resto, qualche dubbio di imparzialità, ammesso che esista, lo lascia. La richiesta sarebbe innovativa perchésnocciolando i dati convincenti tali da zittire chiunque, Fca è «azienda multinazionale fortemente radicata in Italia… con 106 miliardi di fatturato per il 6% del Pil nazionale e il 7% di occupazione, ca. 55 mila lavoratori in proprio ed altri 340 mila tra fornitori distributori vendita e assistenza dei veicoli… poi paga 76 miliardi di tasse, il 16% delle entrate tributarie dello Stato… con circa il 25% di fatturato in Italia» .

Solo in fondo all’articolo si afferma che tutto ciò detto «mette in secondo piano le polemiche sul fatto che holding ed Exor… abbiano sede in Olanda, sebbene come è ovvio continuino a pagare qui tutte le tasse sulla attività nel nostro Paese» . Verrebbe da dire, e vorrei pure vedere che non paghino le tasse proporzionate ai ricavi qui da noi! Ricordando che anche colossi come Ferrero e Luxottica hanno sede all’estero «non solo per vantaggi fiscali offerti da altre legislazioni», una delle mostruose storture di questa finanza ballerina in paradisi fiscali europei che andrebbero cancellati, modalità di dumping indecente, «ma anche per una linearità del diritto societario che in Italia è difficile trovare».

Quindi il dibattito è virato sul diritto o meno di poter accedere ad un prestito versato dallo Stato italiano. Omettendo il resto. Diritto pieno, ma per far cosa e dove cambia il quadro generale delle considerazioni. Il problema sono le garanzie che Fca deve garantire, così come pare congruo l’attacco dell’ex ministro Carlo Calenda secondo il quale «Benissimo il prestito, ma non distribuisci 5,5 miliardi ai tuoi azionisti all’estero» (‘Il Fatto Quotidiano’, 19 maggio). Soprattutto quando sospendi la distribuzione dei dividendi ma solo per un anno, nel mentre si sta formalizzando la fusione con la francese Psa, senza alcuna presenza dello Stato italiano nel Cda, come invece il governo Macron pretende con una quota del 5%, peraltro molto minima quindi ininfluente nel caso di scalate interne.
Qui giova almeno citare il bugiardo di Rignano, quello che avrebbe lasciato la politica se avesse perso il referendum costituzionale del 2016, come poi successo, ed oggi felicemente senatore capo di una truppa d’assalto a questo Governo che ha voluto lui a tutti i costi l’estate scorsa per bloccare il ‘mojito man’ leghista. E che dice? Che «evocare i ‘poteri forti’ e gli ‘interessi dei padroni’ è ridicolo» con Orlando, cui era inviato l’anatema, che risponde «Nessuno ha parlato né di padroni né di poteri forti bensì di sedi legali e fiscali, garanzie degli investimenti» in Italia, «e dei livelli occupazionali e interessi, legittimi, in gioco». Appunto, sparare ad alzo zero senza entrare nel merito perché così il tema sarebbe più vischioso e costringerebbe ad una riflessione, che per molti è fatica indicibile.

Dunque torniamo a noi, poiché sarebbero interessate tante imprese italiane, volete che qualcuno si opponga? Difatti la sera stessa (!) della notizia di richiesta del prestito il premier omonimo con pochette dà subito il via libera all’operazione. Come è possibile? Il dossier era già conosciuto? Ci sono state risposte messe per iscritto? non verba che come noto volant. E poi, chi controlla che l’ingente somma di denaro venga sul serioesclusivamentedestinata all’Italia? e quanto al sostegno della filiera dell’automotive, in che modi?

Che il problema sia serio è comprovato dalla fin troppo timida risposta di uno spaurito Ministro Roberto Gualtieri ad ulteriori attacchi frontali al Governo ed alle politiche degli ultimi decenni sparata da mister bonomìa capo degli industriali organizzati, ovvero la ridotta minoranza del sistema produttivo di questo Paese, che per anni sono andati a braccetto con i deboli poteri semi forti delle nostre latitudini, ricevendo concessioni di tutti i tipi, come Autostrade, cui infatti Gualtieri ricorda doversi rivedere il sistema delle tariffe autostradali troppo remunerative per i Benetton. Dunque, il Ministro, parlando dei diversi problemi, afferma con riferimento al velocissimo prestito ad Fca che «è nostro dovere dire bene, ma abbiamo bisogno di un impegno verificabile e certo di investimento in Italia» (‘Il Fatto quotidiano’, 31 maggio). Quindi vuol dire che il Governo non avrebbe ricevuto risposte a questi opportuni rilievi. Dove e come verranno ‘scritte nella pietra’ queste necessarie riposte ad usum del popolo italiano a tutela della pari dignità per tutti, del pari come le parole scolpite sui lauti dividendi agli azionisti, dunque a sconosciuti privati in Italia, che con solerzia Elkann ha con serietà rivendicato. Senza quelle garanzie non si dovrebbe concedere un prestito ingente regalandolo solo perché Fca fa mangiare tante persone. Vero ma un poco ricattatoria come contropartita. Dunque, invece di essere volgarmente presi per ‘sovietici’ o ‘statalisti’ come fa Mieli, altro ‘profeta’ di ciò che si deve o non dire, che così aveva apostrofato il vice segretario del Pd Orlando che aveva posto dei dubbi, come detto, bollando come ‘imbarazzanti’ le sue parole, si dovrebbe avere la libertà di poter esprimere dubbi e presentare analisi e strategie diverse. Ma dopo 40 anni di politiche neoliberiste, che hanno procurato disastri in tutto il mondo per concentrazione di ricchezze ed aumento mostruoso delle diseguaglianze, non si possono mettere più in discussione i dogmi dellareligionecapitalista (Benjamin).

Dunque, nulla si deve dire, il Governo deve solo presumibilmente ubbidire… si dirà, come è stato con falsa ingenuità detto: ma quanto richiesto è fattibile grazie al Decreto Liquidità art. 1 c. 2, a sostegno delle attività imprenditoriali alle prese con la devastazione da virus.
Nel mentre scrivo, fine mese di maggio 2020, è notizia che il Cda di Intesa, ricevuto l’immediato benestare, ha subito girato richiesta a Sace. Smentendo i soliti anti-italiani con un’operazione di una velocità inusitata impensabile in un Paese come il nostro dove si soccombe per eccesso di burocrazia. Sarà un caso…. Peccato che alcune banche si trastullino alla ricerca di mole di documentazione che generano ritardi inaccettabili per l’erogazione di appena 25 mila euro che come da decreto avrebbero dovuti essere girati immediatamente, non dandosi la farraginosa serie di procedure burocratiche per importi più ampi.

Chiosa semi finale. Intanto si conferma l’epoca in cui il capitalismo delle merci viene sempre più sostituito da quello della finanza, dei titoli, dei giornali, in un cortocircuito che lega sempre più alla proprietà diversi asset, come dicono in gergo i piccoli ‘Gordon Gekko’ globali. Con concentrazioni tra capitalismo industriale e finanziario che non ha precedenti nella storia, in attesa che i grandi players globali Google, Apple, Amazon, Facebook, ecc. paghino qual cosetta di tasse non nei paradisi fiscali tipo Isole Cayman o altre, dove pure ci sono tracce tra l’altro del già pregiudicato di Arcore, no, no, proprio nell’Unione Europea, quella rigorosissima del 3% di scostamento di deficit, quello del Patto di Schengen, di Maastricht, della mancata riforma del Patto di Dublino per ridistribuire migranti e mai emendato, del rigore nei conti. Dove, come detto, il finto buontempone Juncker ha riempito il Lussemburgo di imprese quasi a zero costo di tasse, o la bella Irlanda che nei decenni scorsi ha avuto performances economico-finanziarie brillanti per il medesimo motivo, fino a giungere al Paese di dighe e tulipani e poco altro (sostanze oppiacee tra le migliori)… che ‘sottrae’ oggi oltre 70 miliardi di euro all’Italia perché ospita sedi legali/fiscali di imprese italiane che pagano tasse bassissime, sempre nel medesimo indecente immorale dumping fiscale, oggetto oscuro dal capitalismo delle origini, che avrebbe dovuto essere vietato e non favorito se ci fosse stata l’Europa non solo dei profitti e dei banchieri ma soprattutto quella dei popoli confederale, favori sempre tollerati senza che alcuno avesse nulla da obiettare, protestante o cattolico che fosse.

Quindi la solerte decisione di favorire in tempi record la ex Fiat, ormai solo un’impresa multinazionale come tante, mentre si era chiesto al popolo di condividere una mozione degli affetti singhiozzanti perché lasciava il Paese orfano, di fabbriche di lavoro ma soprattutto di profitti, viene presa avendo chiaro che trattasi di un colosso con sedi estere, quella legale in Olanda quella fiscale in Inghilterra, pur lasciando alcune lavorazioni da noi.

Anche io vorrei pagare meno tasse con l’aliquota che sopporto perché devo sostenere anche quei farabutti banditi e ladri fiscali, milioni in Italia che non pagano nulla, ma a cui io pago sanità, istruzione ed altri servizi pubblici con problemi che i ricchi non hanno, ma non mi fanno spostare la sede fiscale in un paradiso fiscale europeo! Altro scempio di un capitalismo che vuole stravincere senza lasciare feriti, anche e soprattutto per ignoranza insipienza quando non belligeranza degli ‘altri’, tra cui una confusa scolorita ex sinistra (?!) già allenatasi da anni nella condivisione di strategie scelte decisioni dell’imprenditoria padronale capitalistica in Italia, con tante risorse da uno Stato poi aborrito come fa adesso con cipiglio guerresco il cremasco privo di bonomìa eletto dal 99,9% della minoranza di imprenditori associati nella lobby potente di Confindustria? Che se fosse successo ad un sindacato loro ed i tanti tromboni di complemento avrebbero gridato al mancato rispetto delle regole democratiche! Quell’associazione obsoleta da cui uscì non per caso un altro aggressivo ma più innovativo Sergio Marchionne sbattendo la porta, per dire dell’innovazione ed equilibrio di questa potente lobby con molte ramificazioni nel nostro Paese.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.