sabato, Agosto 8

Fausto Bertinotti e Cielle, come pane e burro Quale che sia la sostanza del loro intimo legame, cosa di cui sinceramente importa poco, Cielle e l’interessato sono portatori di interessi complementari.

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Oramai Fausto Bertinotti è l’avatar del Pellegrino Russo, con la differenza che quello camminava e pregava per conto suo, con discrezione, mentre questo è posseduto dall’attrazione fatale per l’applauso. Si lancia nella stessa omelia dell’anno prima, al solito posto, dicendo esattamente quello che il pubblico vuole sentirsi dire. Il Meeting di Rimini, che sui giornali occupa ogni anno meno spazio, oramai somiglia a un centro termale per pensionati, dove il principio attivo è l’applauso, basta attenersi al copione e compiacere il pubblico, le cui reazioni sono sempre generose, come le recensioni di Vincenzo Mollica. Eccolo il ‘popolo’ tanto evocato, una versione corale della macchina degli abbracci di Temple Grandin.

Giusto per prenderla sul ridere, non si può fare diversamente, di seguito riproponiamo tale e quale, senza toccare una virgola, il pezzo dedicato lo scorso anno alla stessa circostanza, sparito, insieme a buona parte del nostro archivio, a seguito di un attacco hacker. Tanto è sempre lo stesso disco, come la ‘preghiera perpetua’ del viandante delle gelide terre di Madre Russia. (db)

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Nella giornata in cui è apparsa l’intervista a Fausto Bertinotti su ‘Il Corriere della Sera‘, dove si parlava con entusiasmo di Comunione e Liberazione, confondendola peraltro con la Chiesa cattolica, come se fossero la stessa cosa, la mia casella di posta elettronica è diventata un porto di mare. Il primo messaggio è stato di un sacerdote, alle 6 del mattino, gli erano cascate le braccia. Ma quello che mi avrebbe colpito maggiormente portava la firma di un ex memore domini, i consacrati di Comunione e liberazione, un uomo lucidissimo che paga sulla propria pelle, ancora oggi, gli effetti di quella sventurata parentesi. “Non sa neppure di cosa parla”, è stato il suo laconico commento che, a ben pensare, potrebbe esaurire il contenuto di questo articolo, tanto è netto quanto pertinente ed esaustivo.

Non posso che sottoscrivere, ma non perderò tempo a ricordare all’ex sindacalista cosa rappresenta davvero la creatura di don Giussani, zeppa di raccomandati che invocano un avvenire migliore solo per se stessi, magari nella sanità lombarda, altro che ‘popolo’. Ma meglio non turbare il sonno di chi ama stare sopra i tetti, dove i fastidiosi rumori della realtà non arrivano.

Quanto alla letizia per avere trovato proprio nel Movimento unpopolo‘, dopo il decesso della classe operaia, posso capire, è bello essere ascoltati e applauditi dall’onda osannante, attività che, diciamo, al politico Fausto Bertinotti, caso non raro di astro orbitante intorno a se medesimo, piaceva parecchio.

Continuo a preferire le persone che all’onda antepongono le particelle, perché quella è l’umanità, un insieme di individui irreplicabili, non quel protoplasma informe e osannante cui rimanda la platea di certi meeting. Il cristianesimo, quello vero, è puntiforme. Questo Gesù lo sapeva a meraviglia, a differenza dei suoi maldestri epigoni, ancorché fondatori di gruppi e movimenti.

Invecchiare è difficile, cresce il bisogno d’affetto, l’ansia di contare qualcosa per qualcuno, e si può cadere nella nostalgia del comizio, quale che sia l’uditorio, basta che arrivi il balsamo dell’applauso. Peccato che il prezzo possa essere quello di gettare via il proprio passato e la stima di chi ci era cascato.

Quale che sia la sostanza del loro intimo legame, cosa di cui sinceramente importa poco, Cielle e l’interessato sono portatori di interessi complementari. Il primo deve uscire dall’angolo dopo essersi per troppo tempo identificato, almeno nella dimensione politica, con la triste parabola di Roberto Formigoni, mentre Fausto Bertinotti, che aveva imboccato il viale dell’oblio, aspettava ansioso l’ultimo treno. Tuttavia, inutile ricordarlo, siamo di fronte a un personaggio piuttosto abile, mica un Paolo Brosio qualunque, dunque non cadrà platealmente nel trappolone del convertito, così dice per adesso, uno schema troppo banale per lui. Starà sul perimetro, si farà coccolare, facendo da testimonial al nuovo corso di Juan Carron, che almeno sulla carta appare meno messianico di quello del fondatore, chissà forse proprio per non disturbare il processo di beatificazioni di quest’ultimo.

Una posizione lucrativa, quella dell’ex tribuno operaista, che gli fa riguadagnare palchi e interviste, per breve tempo però, l’industria delle conversioni e fenomeni similari brucia in fretta. Poi tornerà nell’oblio, avendo guadagnato un poco di splendore residuo, come accade alle stelle che, esaurito il combustibile più prezioso, l’idrogeno, cominciano a consumare il suo sottoprodotto, ossia l’elio, prima di diventare nane bianche e infine esplodere nel nulla.

Tempo fa, in una località del Sud, dove mi trovavo per lavoro, mi ero imbattuto in un curioso quante eccitante, ma solo spiritualmente, manifesto. Informava che presso la cattedrale cittadina un’ex pornostar, piuttosto nota, avrebbe presentato ai fedeli la testimonianza della propria conversione. Era una delle tante tappe del tour nazionale, una specie di Cantagiro anni Sessanta, che andava avanti da tempo. Credo che poche località si siamo salvate da quella testimonianza. La signorina poteva mostrare, a un pubblico compiaciuto la differenza che correva tra prima e dopo, tra il buio e la luce, tra la Nutella e la crema pasticcera.

I cattolici amano i centurioni che sotto la croce diventano chierichetti, perché la scenografia è spettacolare, come i fuochi d’artificio di notte. Per chi già crede, si dice, è difficile mostrare la propria fede, perché manca l’effetto on/off, invece i convertiti fanno rumore, dal nulla al tutto si vede la differenza.
È innegabile che i centurioni folgorati sotto la croce facciano audience, così come fanno clamore coloro che compiacciono quello che una volta fu il campo avverso. Rimangono sempre preferibili, soprattutto per coerenza, le esistenze di tanti individui, discreti o persino silenziosi, anche senza giacca di cachemire e occhiali civettuoli appesi al collo, con la cordicella. Sono loro a farci sperare che la vita possa avere una trama precisa, un senso, che sia, diciamolo senza pudore, una cosa seria e non una continua performance teatrale, soprattutto per quei milioni di singoli individui che ‘credettero’ e votarono, garantendo stupendi giganteschi e vitalizi non certo da classe operaia, da ‘popolo’, quello stesso di cui qualcuno ora rimpiange l’assenza, ma che in fondo la sua generosa missione l’ha compiuta, consegnando ad un agiato tramonto i propri tribuni.

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