venerdì, Settembre 25

Fatti e misfatti per un referendum al quale dire NO Grillo e la sua ‘visione del mondo’, Bettini auspicante il Conte 2, il peschereccio italiano in mano ai libici per la nostra inconsistenza, passando da Berlusconi che forse ha preso un colpo di sole: fatterelli, forse, ma tutti convergenti sul NO

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Tre notizie, anzi, tre fatti, mi colpiscono e ve ne parlo. Una pessima che è talmente pessima da diventare ottima. Una, mediocre e pasticciata, come sempre e come nello stile dei personaggi e della organizzazione che rappresentano. Una buona, illuminante, benché figlia di un cinismo di rara fattura. E infine una piccola chiosa, per segnalare che quanto sto dicendo da mesi sul referendum per il taglio dei parlamentari, si è puntualmente e tristemente verificato, e che dà la misura della ‘statura’ dei nostri ‘governanti’.
In questi casi, in genere, si chiede da che cosa si vuole cominciare, dalla brutta dalla bella. Beh, qui non occorre, potete cominciare da dove volete, basta fare scorrere il cursore.

 

La pessima
In un discorso vagamente allucinato, sconclusionato spesso, almeno per me incomprensibile, Beppe Grillo, rivolto ai parlamentari del suo partito (che, secondo me, tratta come dei deficienti, ma, fatti suoi), ha esposto le linee della sua ‘visione del futuro’: lui è uno modesto e quando parla di sé dice di avere le visioni, e le folgoranti intuizioni, si considera nonché un genio, un profeta.
L’idea più o meno è questa.
Ognuno si produce un po’ di energia da sé, e magari ne vende al vicino se gliene avanza, tanto non ne serve poi tanta: se hai freddo metti un maglione, se hai caldo togli le mutande, se hai tre lampadine ne usi una. Il lavoro? Tutto da casa, così si risparmia sui trasporti, e poi meno lavoro, a che serve produrre tanta roba? Non c’è bisogno nemmeno di scienziati, dice l’uomo di cultura, si fa tutto in casa. Ne possiamo fare tranquillamente a meno, magari ti puoi anche mettere la mucca in casa e così c’hai pure il latte la mattina (non ha chiarito cosa darebbe da mangiare alla mucca, ma lui di queste quisquilie non si preoccupa). Anche perché, se ben capisco lui sarebbe per l’abolizione del tutto del lavoro: tutti con uno stipendio garantito dallo Stato, tutti sui divani … ma non era Luigi Di Maio quello che voleva togliere i divani ai disoccupati? Mah, forse si devono consultare meglio.
E così via per una buona mezz’ora, intercalando il suo ‘discorso’ da insulti più o meno velati a chi non riusciva a garantirgli un collegamento audio e video accettabile, colpa dei tecnici dell’inutile Parlamento
ma non spiegava chi la fabbricherebbe quella tecnologia. Mentre parlava e fantasticava questo mondo allucinante e oscuro, buio, triste, di gente infagottata in maglioni enormi (non si sa fatti da chi, magari oltre la mucca ci mettiamo anche un paio di pecore in casa, no?), mi sono ricordato di quel notissimo ‘ambientalista’ che proponeva (seriamente: gli ambientalisti doc non ridono mai) di tirare (perdonate la grossolanità) lo scarico una volta su quattro per risparmiare acqua! Ma, si lamentava, Grillo, queste idee bellissime non si riescono a realizzare guarda un po’ perché a causa dell’inutile Parlamento: ‘come sono belle, chiudeva, le dittature: lì non si perde tempo a discutere e uno decide per tutti’. Tutto vero, tutto in video, tutto registrato, compresa la frase chiave secondo cui «Dovremmo ragionare su un reddito universale incondizionato, non legato al ricatto del lavoro» … paga la Merkel? (non ho scritto qualcosa del genere tempo fa?).
Molti giornali di quelli che contano, dicono ‘provocazione’. Provocazione di che, scusate? Non c’è nulla di provocatorio, è solo il suo programma politico scritto insieme a Casaleggio, leggendo qualche libro di fantascienza dozzinale, e che, non per caso, sta realizzando mettendo il potere nelle mani di persone (uso il termine in senso lato) come Di Maio, Dibba, Taverna, Toninelli, ecc., ecc. Il Parlamento non serve, fa solo perdere tempo, aboliamolo. E mo’,
ditemi che andate a votare SI’, ma compratevi una pinza per il naso!

 

La notizia mediocre
Il solito Tom-Bettini rilascia una intervista a ‘Il Fatto’ (sì, al Fatto) per dire ogni bene di questo Governo e in particolare di Giuseppe Conte. Così bene, che ne desidera un bis, un Conte 2, perché Conte ha interpretato meglio di tanti una politica equilibrata e incisiva. Bella frase, ma per dire che? ma poi, sorvoliamo anche su questo. È sull’equilibrismo da trapezista con un braccio solo che voglio dire due parole.
Conte va così bene che ne vuole un altro, ma rimpolpandolo, cambiando qualcosa, insomma facendo il solito pernicioso rimpasto, così avremo il Conte 3, buttando a mare qualche ministro sgradito e aprendo le porte a qualche altro amico di Renzi, che così, spera lui, starà più tranquillo.
Ora, a parte il fatto che sperare di stare tranquilli con Renzi è una pia illusione, a meno che non si sia d’accordo con lui per stare appunto tranquilli in eterno, siamo alle solite. La politica di costoro è tutta e solo tattica, manovra, alleanze e rotture, carezze e calci in faccia, ma tutto soft, dietro le quinte, dove, appunto, al buio ci si spartisce il potere. Purtroppo questa è la mentalità non solo di Tom-Bettini, ma in sostanza di tutto il torbido ceto politico italiano. E Tom-Bettini si propone di rafforzare Zingaretti (attento Zinga: quando si dice così vuole solo dire che ti stanno fregando!) e di mettere a tacere -ma tu guarda un po’- ilsalotto buonodell’economia italiana. Quel salotto (insomma gli agnellidi) che si è comprata ‘Repubblica’ e tutto il resto e che non ne può più di Zingaretti, ma anche dell’attuale Governo. Ora, sostenere che Conte presiede un Governo che non ascolta pressioni o diktat a me pare surreale. Al massimo ciò che si può dire è che è talmente incapace da non capire nemmeno i diktat quando li riceve! Insomma, secondo Tom, la fase del rattoppo dei danni è finita, e ora si tratta di ricostruire il Paese rafforzando Conte (Conte3) con «un’alleanza più unita. Costituita non da forze che competono aspramente tra loro ma al contrario capaci di elaborare una visione comune sul futuro del Paese».
Sorvoliamo sul fatto che sempre e solo di tattica si parla (non una parola di prospettiva), ma per parlare di alleanza unita, a meno di avere bevuto e molto, non si capisce dove sia. Sarà un caso, ma l’altro giorno, pare ma lo racconta proprio lui!) si è appartato con Grillo (delle cui ‘idee’ ho appena accennato) che gli ha confidato che «il M5S ha nuove responsabilità da affrontare», non prima di essersi reciprocamente ricordati che più ampie sono le assemblee elettive, meno funzionano. Trovo allucinante dover sottolineare che tra uno del PD e uno come Grillo, parlano la stessa lingua: il primo evita il termine dittatura, è vero, ma entrambi vogliono che si voti SI al referendum. Certe coincidenze, confesso, mi danno i brividi nella schiena e quindi mi confermano nel mio NO.

 

La buona
Beh, buona fino ad un certo punto, perché una cosa detta da Silvio Berlusconi può essere la cosa migliore del mondo, ma in bocca a lui assume subito un sapore amaro, o forse acido. Sta in fatto che il predetto, reduce dalle lussuose camere del San Raffaele dove ha vissuto un’esperienza terribile, ha improvvisamente capito, spero non solo per effetto dei tranquillanti e cos’altro gli hanno dato, che «Fatto così, il taglio dei parlamentari è solo una riduzione degli spazi di rappresentanza, di democrazia». Non dice di votare NO, ma lascia intendere che lo suggerisce. È impazzito? È stato ammesso nel salotto buono degli agnellidi? Ha cambiato fidanzata? No, uno come lui ragiona con la calcolatrice in mano: è in difficoltà, il suo partito è ridotto al lumicino (anche i suoi affari non brillano), ma sa benissimo (questo è innegabile, perfino in lui che ci ha provato eccome, lo ricordate?) cheridurre lo spazio di democrazia’, significa isolarlo definitivamente, e, lo ripeto incredibilmente, in questa destra autoritaria e violenta, con questi stellini votati alla dittatura di Grillo, con questo PD oscillante tra il nulla di Zingaretti e il renzismo di Bonaccini, i rischi per la democrazia sono alti, altissimi: non che, direi, si preoccupi tanto di ciò, quanto di restarne schiacciato.
Il problema non è il numero dei parlamentari in sé (e con una punta di onestà, lo dice lui stesso … deve proprio sentirsi male!) il problema è il significato, l’inevitabile assuefazione, l’anestetizzazione della cittadinanza all’idea che la democrazia non serva a molto (si fa meglio in una dittatura) che possono portare, anzi porteranno certamente, già più di quanto fino ad oggi è purtroppo accaduto, ad una riduzione secca della democrazia, con i rischi che ne derivano, perfino per uno come lui! E quindi, incredibilmente, è proprio Berlusconi, quello che, sul filo di lana, potrebbe tirare la difficile volata del NO. Che una volta tanto Berlusconi ne faccia una buona?

 

La chiosa
Nei giorni scorsi, nel plumbeo silenzio della nostra stampa, sia agnellide che debenedettide (e mi dispiace che un giornale nuovo apra con questo svarione), un peschereccio italiano, a pesca a largo dello coste libiche, è stato sequestrato e costretto ad andare in un porto libico dallaguardia costieralibica, quella che dovrebbe, a nostre spese e con le nostre navi e le nostre armi, fermare i migranti … e invece.
La cosa in sé non è una novità, non qualche anno fa, quando succedeva molto spesso. Perché, bisogna essere onesti, molto spesso i nostri pescherecci, complice anche un accordo sbagliato sulle zone di pesce italiane e libiche (pare), andava a pescare là dove i libici hanno o dicono di avere diritto di pesca esclusiva. Se e quando è così, è l’Italia che sbaglia e bisogna che paghi: che poi ciò accada con le nostre navi è irrilevante, gliele abbiamo date apposta (mi dispiace, cara Mirta Merlino, è così, si informi!). Ma.
Ciò accade perché, è evidente, la posizione dell’Italia nei confronti della Libia è irrilevante, e lo è per nostra esclusiva responsabilità, anzi, per esclusiva responsabilità di questo meraviglioso Governo Conte, che tanto piace a Bettini. E proprio mentre sto chiudendo questo pezzo mi raggiunge la notizia delle dimissioni di Fayez Al Sarraj. Avremo modo di parlarne…certo, in momenti come questi il bisogno di un Ministro agli Affari Esteri si sente. 
Ho scritto molte volte, e in tempi non sospetti, che la politica italiana era del tutto sbagliata e che oltre ad essere attivi (ma sapendo di che si tratta!) in Libia, bisognava impedire anche con la forza (sì, anche con la forza) l’ingresso in Libia della Turchia e lo sbarco di mercenari e armi. Il problema è quello:
sia o meno il peschereccio stato sequestrato in acque libiche, il problema è quello: se contassimo qualcosa, se non altro avrebbero sequestrato il pesce e ci avrebbero restituito il peschereccio in due minuti; se, appunto, se. E invece, non solo nulla di tutto ciò (anzi, silenzio plumbeo), ma il nostro Metternich Ministro degli Esteri, altrimenti detto Giggino (futuro Ministro, immagino, della ‘mistica grillina’ a dittatura grillina fatta), è intervenuto da par suo: «Non accettiamo ricatti. Lo dico molto chiaramente: l’Italia non accetta nessun ricatto sui propri connazionali, che devono tornare a casa. Dobbiamo essere pienamente coordinati, perché il lavoro va fatto con molta attenzione». Dunque non accetta, e allora? Quanto al lavoro da fare con attenzione, chiedete a lui che significa, io non ci provo nemmeno.
A gente simile, si può rispondere altro che con un NO?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.