venerdì, Maggio 24

Fascismo si, fascismo no: di nuovo fischia il vento Se si propagandano idee razziste, se si concepisce l’idea che lo Stato debba e possa agire a prescindere dalla Costituzione, se si afferma che la Resistenza è una cosa irrilevante e che il Parlamento non serve, quale è il risultato? Quello che abbiamo sotto gli occhi, e siamo solo all’inizio!

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Lungi da me l’idea di esprimere concetti o ipotesi migliori o più sagge di quelle dei molti intellettuali che in questi giorni discutono su due temi, il paragone tra i nostri attuali governanti e il fascismo, e la partecipazione al salone del libro di Torino, a causa della presenza di una casa editrice dichiaratamente fascista o almeno che rispetto al fascismo esprime consenso e perfino ammirazione, oltre, se ho ben capito, a pubblicare le opere letterarie di Salvini.
Sul primo punto, ho già detto nei giorni scorsi molto sinteticamente il mio parere, che mi prendo la libertà, ora, di ribadire e magari articolare un po’ meglio.

Non vi è dubbio alcuno sul fatto che la storia non si ripete, e che anche fenomeni molto analoghi sono diversi se storicamente collocati in momenti diversi o in luoghi diversi, ecc.
Posso quindi convenire sul fatto che parlare di fascismo’ in senso stretto a proposito delleideedei due dioscuri della nostra attuale politica, e di coloro che li consigliano e, forse, li dirigono, non sia appropriato. È certo che ilfascismo in senso stretto’ italiano e tedesco, dove si chiamava nazismo, oggi non è la stessa cosa di ciò che fu a suo tempo. Probabilmente non ha nemmeno le medesime ascendenze culturali, ammesso che il fascismo ne avesse e di rispettabili, se non altro perché mi riesce difficile immaginare quali mai possano essere le ascendenze culturali di persone come Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per non parlare di Beppe Grillo o Giancarlo Giorgetti, o Davide Casaleggio o Umberto Bossi. Ma sta in fatto che il fascismo fu, senza dubbio, un fatto politico che era basato su una idea autoritaria, cioè illiberale, dello Stato, su un nazionalismo tanto sfrenato quanto assurdo, sulla pretesa di essere capaci di fare da soli e meglio di tutti (e il grano piantato a Piazza Venezia, basterebbe da solo a dimostrarne la assurdità), sulla ostilità verso gli odiati stranieri demoplutocratici e non so che altro, e sul razzismo. Poi, certo, i treni arrivavano in orario, si costruirono molti edifici pubblici imponenti, si andò in guerra contro i nostri interessi, ci si andò senza le armi, ecc.
Bene, benissimo: queste ascendenze culturali oggi non si vedono, dicono moltissimi intellettuali italiani e non solo -ammesso e non concesso che si sappia cosa voglia dire essere intellettuale, ma tant’è. Certo, oggi il ‘fascismo’ non è all’ordine del giorno.

Ma io da non intellettuale, da uomo della strada, dico: se si propagandano idee razziste in maniera sistematica; se si afferma che certi scrittori o giornalisti o uomini di spettacolo devono essere allontanati perché sgraditi a chi ha il potere; se si concepisce l’idea che lo Stato debba e possa agire a prescindere dalle norme della Costituzione e di quelle norme internazionali che sono parte del nostro ordinamento; se si afferma che la Resistenza è una cosa irrilevante e che non merita di essere ricordata; se si afferma che il Parlamento non serve e lo si riempie di nullità, in attesa di sostituire quelle nullità con nullità tirate a sorte; se si aggiunge che in un futuro prossimo si potrà e dovrà fare a meno del Parlamento, sostituito da un software; se si afferma che bisogna proteggere l’integrità etnica del popolo italiano impedendo l’accesso in Italia di stranieri etnicamente diversi; se si afferma che la cooperazione internazionale non ha senso e per essa occorre impedire all’idea di Europa di fare strada, eccetera, se si afferma tutto ciò quale è il risultato?
Quello che abbiamo sotto gli occhi, e siamo solo all’inizio! Un Paese sempre più illiberale, in cui lo straniero è considerato un nemico, in cui si legifera solo per decreto, in cui si negano i diritti dell’uomo e si insultano e minacciano i Magistrati che invece li applicano, in cui la cultura viene sbeffeggiata e si vanta l’ignoranza come un merito. In questo Paese, e questa è l’unica cosa che conta, i margini di libertà del cittadino sono oggettivamente ridotti, limitati.

Non è fascismo? Forse no. Ma certamente è una cosa assolutamente negativa, da combattere e fermare con le armi della democrazia, se e finché queste armi saranno ancora disponibili. Non voglio dire che immagino che possano non esserlo a breve; voglio solo dire che queste sono le armi che vanno usate e subito, e sempre, prima che certi processi (magari solo immaginati da qualcuno come il sottoscritto, che non misura le parole e parla di fascismo) diventino irreversibili.

Vogliamo chiamarlo, piuttosto che fascismo, autoritarismo? Bene, benissimo. Vogliamo dire che nell’attuale stato italiano non c’è razzismo, ma solo preoccupazione per la presenza di elementi ostili alla nostra società in quanto mussulmani o arabi o negri (perché così si dice per lo più, in luogo di ‘neri’ o, che a mio parere è ancora più offensivo, ‘di colore’)? Bene, benissimo. Ma il punto è e resta che se la mia libertà di cittadino, nell’ambito della Costituzione italiana del 1948, viene limitata, io, e quindi noi tutti, non ho il diritto, ma, ciascuno nel proprio ambito e con i propri strumenti, il dovere di combattere e oppormi a tutto ciò, in particolare affermando che tutto ciò, non vogliamo dire ‘fascista’?, bene diciamo che è illiberale.

Attenti, perché la tanto amata da qualcuno ‘democrazia illiberale’ (una impossibilità logica) è una pericolosissima cavolata: una cavolata, certo, ma pericolosissima. Tanto pericolosa da avere indotto la tremebonda ‘Europa’, compresi quegli Stati che di quei Paesi sono i tutori se non protettori, a utilizzare l’articolo 7 del trattato UE per proporsi addirittura di sospendere dal diritto di voto (che è come dire, dalla partecipazione) quei Paesi. Beh, almeno il dubbio che certe cose siano pericolose, se pure non ‘fasciste’ dovrebbe venirci e indurci a proporci di combatterle. Con le armi della Costituzione e della cultura.

E qui, la mia comprensione di certi comportamenti di questi giorni diventa ancora meno chiara. La Costituzione italiana, mi pare, difende e incoraggia la libertà assoluta di pensiero e di parola. Certo, stabilisce anche che la ricostituzione del partito fascista è vietata. Ma, mi pare, sono due cose ben diverse, che, come in tutte le leggi, vanno lette insieme, vanno coordinate per essere comprensibili e utili.
E dunque, specie per chi nega che in Italia vi siano tendenzefasciste’, perché sono cose superate e di altri tempi, di fronte al fatto che una casa editrice dichiaratamente o quasi dichiaratamente fascista sia presente al Salone del Libro, la risposta dovrebbe essere, tanto per dire una cosa a caso, facciamo un convegno proprio in quella stessa sede, per dimostrare quanto il fascismo faccia schifo, quanto sia frutto di imbecillità e ignoranza, e invitiamo a partecipare proprio i padroni di quelle case editrici e, magari, i rappresentanti di quelle forze politiche che, agendo come agiscono, suscitano il sospetto di favorire una rinascita del fascismo. Un convegno, cioè, per sbeffeggiarli, per dimostrare quanto son rozzi e ignoranti, per articolare e argomentare sugli errori culturali che commettono coloro che organizzano quelle case editrici e quei partiti.
E invece … invece no. Molti, moltissimi, importantiintellettuali’ (cosa sia un intellettuale, ripeto, mi sfugge) rifuggono, non si mischiano, insomma non partecipano al Salone del libro. È la stessa logica (a mio parere aberrante) che ha indotto a scrivere una legge contro ilnegazionismo’, che vuol dire che se tu pensi, argomentando, sia chiaro argomentando, che certe cose non sono accadute, non sei criticato o contestato, non si dimostra che dici sciocchezze, no, ti si impedisce di parlare, di dirle certe cose. Non voglio dire che sia una cosa illiberale (o forse lo è? che dite?), ma certo equivale a mettere la testa sotto la sabbia e nascondersi, per di più utilizzando la forza dello Stato, che certe pulsioni, certe ‘idee’ insulse, certe politiche, certi atti esistano. Ma quelli esistono egualmente!
Scusate, io sono un po’ rozzo forse, anzi, certamente: ma questo significa rinunciare al confronto e alla critica, ritirarsi su un Aventino ideologico e non fisico ma sempre Aventino. E lo sappiamo cosa ha significato, storicamente, quella scelta sbagliata.
Ah, già, dimenticavo: anche l’Aventino è superato ed irripetibile.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.