giovedì, Aprile 25

Fame causa spreco E' lo spreco degli alimenti, e non la produzione, a causare la fame

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New Delhi – Secondo alcuni rapporti, in India, Paese di 1,2 miliardi di abitanti, dove milioni di persone vivono senza cibo ogni giorno, il problema della fame riguarda sempre meno la scarsa produzione alimentare quanto l’eccessivo spreco di alimenti.

«Questo ingente spreco nei mercati all’ingrosso dell’intero Paese sta minacciando la sicurezza alimentare indiana», secondo un rapporto riferito dal canale ‘Channel NewsAsia’, citando alcuni esperti.

In base alle statistiche, è lo spreco degli alimenti, e non la produzione, il vero problema. Lo scorso anno, l’India ha prodotto 263 milioni di tonnellate di cibo, di cui 33 milioni erano produzione in eccesso.
Ciononostante, più di 190 milioni di persone continuano a morire di fame.

Il recente ‘World Hunger Report è risultato confortante per l’India poiché il numero di persone che muoiono di fame è diminuito come attesta il punteggio sull’Indice Globale della Fame (GHI, ‘Global Hunger Index’) registrando un miglioramento dalla 63^ posizione dello scorso anno alla 55^ del 2014.

L’Indice vede l’India posizionata sopra il Pakistan (57°) e il Bangladesh (57°) ma ancora alle spalle dei vicini Nepal (44°) e Sri Lanka (39°).

«I progressi raggiunti nella gestione dell’insufficienza di peso infantile hanno contribuito a far scendere il punteggio a 17,8 e a conquistare la 55^ posizione su 76 Paesi», ha riferito il rapporto, aggiungendo che sebbene non occupi più la categoria ‘allarmante’, la situazione della fame in India è ancora ‘grave’.
Nella sua stima nazionale provvisoria sull’insufficienza di peso degli ultimi 8 anni, l’India ha conseguito notevoli miglioramenti nel corso dell’ultima proiezione di 43,5% di insufficienza di peso infantile nel 2005-2006, scesa a 30,7% nel 2013-2014, con un calo di quasi 13 punti percentuali della prevalente insufficienza di peso nel caso di bambini al di sotto dei 5 anni. Questo è quanto affermato nel rapporto sulla base dei dati forniti dal Ministero della Donna e dello Sviluppo Infantile dell’india e dall’UNICEF.

Secondo il rapporto, l’India non è più quindi al penultimo posto della classifica dell’insufficienza di peso infantile, ma si posiziona al 120° su 128 Paesi. I progressi in termini di sottopeso hanno contribuito a far calare il punteggio GHI 2014 dell’India fino a 17,8. Il GHI indiano è diminuito del 26%, ovvero di 6,4 punti, tra il 2005 e il 2014, superando di gran lunga il calo registrato nello stesso periodo in altri Paesi dell’Asia meridionale.

Attribuendo i successi realizzati nella riduzione della fame a numerosi programmi del Governo indirizzati alle varie cause della denutrizione, tra cui il programma ‘Servizi integrati per lo sviluppo del bambino’, il lancio della ‘Missione nazionale per la salute rurale’ e la nomina da parte della Corte Suprema di una Commissione di monitoraggio dell’impatto dei programmi alimentari, il rapporto ha riferito: «Tra i possibili fattori indiretti della diminuzione della fame in India, ci sono interventi come l’Iniziativa Nazionale di Garanzia dell’Occupazione Rurale (un programma per favorire il lavoro rurale) e la riforma del Sistema di Distribuzione Pubblico (che distribuisce alimenti ai poveri in vari Stati)».

L’India continua ad avere il più alto numero di bambini malnutriti sotto i cinque anni e il 70% è anemico. La percentuale di persone denutrite nell’intera popolazione è scesa dal 21,5% nel 2004-6 al 17% nel 2011-3, secondo le stime dell’IFPRI (International Food Policy Research Institute).

Se negli ultimi anni l’India ha registrato significativi progressi nella riduzione dell’insufficienza di peso infantile nei bambini al di sotto dei cinque anni, «c’è ancora molto lavoro da fare» a livello nazionale e statale per garantire la sicurezza alimentare a una parte più ampia di popolazione, suggerisce il rapporto.

Secondo quest’ultimo, il punteggio totale per l’Asia del GHI 2014 è migliore di quello del 1990, calato del 54% nell’Est e Sud-Est asiatico e del 41% nell’Asia meridionale. Quest’ultima ha registrato il calo più consistente in assoluto, pari a più di 12 punti.

«Molti Paesi del Sud-est asiatico e dell’Asia meridionale hanno registrato punteggi notevolmente migliorati dal 1990, tra cui Vietnam, Cambogia, Thailandia e Bangladesh», ha dichiarato il rapporto osservando che «lo stato della fame nei Paesi in via di sviluppo è complessivamente migliorato in confronto al 1990, con un calo del 39%».

Nonostante i progressi fatti, la situazione mondiale è ancora grave, con 805 milioni di persone che continuano a soffrire la fame, secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO). A livello regionale, i punteggi GHI più alti – e quindi i più alti livelli di fame – si registrano ancora nell’Africa a sud del Sahara e in Asia meridionale, nonostante queste siano le regioni che hanno vissuto anche i miglioramenti più significativi rispetto al 2005. In termini assoluti, i maggiori progressi sono stati registrati da Angola, Bangladesh, Cambogia, Ciad, Ghana, Malawi, Niger, Ruanda, Thailandia e Vietnam, ha affermato il rapporto, aggiungendo che dal GHI 1990 a quello del 2014, 26 Paesi hanno ridotto i loro punteggi del 50% o più.

Il livello di fame èallarmantein 14 Paesi, mentre Burundi ed Eritrea sono classificati entrambi come ‘estremamente allarmanti’. La maggior parte dei Paesi con punteggio GHI ‘allarmante’ sono nell’Africa a sud del Sahara e in Asia meridionale. Tuttavia, il rapporto esprime preoccupazione per la fame nascosta, ovvero la carenza di micronutrienti, che colpisce circa due miliardi di persone in tutto il mondo. Questa mancanza di vitamine e minerali essenziali può avere effetti irreversibili a lungo termine sulla salute, così come conseguenze socioeconomiche capaci di compromettere il benessere e lo sviluppo degli individui. Riducendo la produttività delle persone, la fame nascosta può incidere anche sulle economie dei Paesi.

Cattiva alimentazione, malattie, riduzione della capacità di assorbimento e aumento del fabbisogno di micronutrienti connesso a fasi specifiche della vita   -come la gravidanza, l’allattamento e l’infanzia- sono tra le cause della fame nascosta, che possono pregiudicare in modo non evidente la salute e lo sviluppo di una popolazione.

«Tra le possibili soluzioni alla fame nascosta vi sono la diversificazione della dieta, che può includere un aumento della varietà delle specie coltivate nell’orto domestico; l’arricchimento dei cibi industriali; e il bioarricchimento, che prevede la selezione di varietà alimentari a maggior contenuto di micronutrienti».

A un anno dalla scadenza fissata per il 2015 per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il rapporto del GHI 2014 offre un’ampia panoramica della fame nel mondo, dando nuovi spunti al dibattito mondiale su dove concentrare gli sforzi nella lotta alla fame e alla malnutrizione, ha riferito il rapporto esortando il mondo a intraprendere azioni serie.

 
Traduzione, Patrizia Stellato

 

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