sabato, Dicembre 7

Facebook-Cambridge Analytica: tra Bannon e class action Cremlino: al via i preparativi per un summit Putin-Trump. Skripal: Russia pronta a rispondere a GB

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La premier britannica Theresa May giudica ‘molto preoccupanti’ i sospetti sull’abuso dei dati di milioni di utenti nei confronti di Facebook e della società britannica di consulenza politica Cambridge Analytica. La premier, durante il Question Time in Parlamento, ha incoraggiato l’authority per la tutela dei dati personali a indagare e ha ammonito le due società a collaborare.

Secondo colui che ha aperto lo scandalo, Chris Wylie, il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica sotto la supervisione di Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump, che entrò a far parte del board della società proprio nel periodo della campagna elettorale dell’attuale presidente americano. Fu lui che aiutò a lanciare la società grazie ai finanziamenti dei suoi ricchi sostenitori.

Intanto è scattata negli Usa la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica ed è stata presentata presso la corte distrettuale di San Josè, in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive per la richiesta dei danni provocati dalla mancata protezione dei dati personali.

La Russia è pronta a rispondere a eventuali altre misure restrittive britanniche contro Mosca per il caso Skripal in base al principio di reciprocità. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, che da Tokyo ammette: «Se continuano a seguire questa strada e ad adottare nuove azioni contro la Russia, il principio di reciprocità è ancora in vigore». Intanto Vladimir Uglev, uno dei ‘padri’ del veleno utilizzato contro Skripal e la figlia, ammette: «Non hanno nessuna chance di recupero».

Nel frattempo il Cremlino sta lavorando per un incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump. A confermarlo il portavoce Dmitri Peskov. «Durante la loro conversazione telefonica i due leader hanno convenuto che il gran numero di questioni urgenti richiede un vertice. Entrambi hanno confermato questa necessità ma non sono state prese decisioni specifiche in relazione a date e luoghi. Si può solo dire che i due presidenti hanno acconsentito di dare istruzioni al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e al segretario di Stato Usa Mike Pompeo di prendere contattati al più presto possibile e iniziare i preparativi per tale summit».

Passiamo agli Usa, perché  il presunto autore degli attentati dinamitardi in Texas è stato individuato e ucciso dalla polizia. Negli ultimi giorni aveva colpito quattro volte ad Austin causando due morti e alcuni feriti. L’Fbi però teme che altri pacchi bomba siano ancora in circolazione.

Lo stato di fermo dell’ex presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, è ripreso questa mattina dopo che gli inquirenti lo hanno lasciato rientrare a casa per la notte. Sarkozy è stato fermato ieri nell’ambito dell’inchiesta sui sospetti finanziamenti da parte della Libia di Gheddafi alla sua campagna presidenziale del 2007.

In Nigeria, sono state liberate 110 studentesse rapite il mese scorso dai jihadisti di Boko Haram a Dapchi. Ma i jihadisti hanno comunque ammonito dopo la liberazione: ‘Non mandate più le vostre figlie a scuola’.

In Afghanistan invece almeno 26 persone sono morte in seguito alla forte esplosione, causata da sospetto attentatore suicida, a Kabul. L’attentato è avvenuto vicino al santuario di Kar-e-Sakhi e all’Università di Kabul. Mentre è di 13 morti, di cui 11 minori, il bilancio di raid aerei attribuiti alla Russia nel nord-ovest della Siria, nella regione di Idlib fuori dal controllo governativo.

In Birmania, il presidente Htin Kyaw, fedelissimo di Aung San Suu Kyi, ha annunciato di voler dimettersi per prendersi un riposo. La decisione arriva dopo mesi in cui si è parlato di deboli condizioni di salute. 71 anni, era stato eletto presidente nel marzo di due anni fa.

Chiudiamo con la Spagna, dove la corte suprema ha iniziato questa mattina l’esame del ricorso presentato dal cognato di re Felipe VI, Inaki Urdangarin, marito dell’infanta Cristina, contro la sentenza che in primo grado nel febbraio 2017 lo ha condannato a 6 anni e 3 mesi di carcere per il dirottamento di danaro pubblico nello ‘scandalo Noos’. Se il tribunale supremo confermerà la condanna, Urdangarin potrebbe essere detenuto.

Intanto il presidente del Parlament catalano Roger Torrent ha annunciato che il leader indipendentista Jordi Sanchez, in detenzione preventiva a Madrid da 4 mesi, ha formalmente rinunciato a essere candidato alla presidenza della Generalità. Domani per questo si aprirà un nuovo giro di consultazioni con le forze politiche per individuare un nuovo candidato.

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