giovedì, Ottobre 22

Facciamo un gioco, oggi parliamo di ‘sindrome dei tre porcellini’ Progetti più o meno realistici, sconfinanti nella più pura fantascienza e nella più profonda ignoranza per gestire i fondi che arriveranno dall’Unione Europea. Quel che manca è il concetto e la cultura di una ragionevole, progressiva e capillare manutenzione. Una situazione che richiama alla memoria Timmy, Tommy e Jimmy

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Negli ultimi mesi, da quandopareche l’Unione Europea abbia deciso di sostenere l’economia italiana già provata da oltre 15 anni di stagnazione e, più recentemente, dalla tragedia ancora in atto, e non si sa fino a quando in scena, provocata da COVID-19 con svariate misure economiche e strutturali concesse con titoli e modalità diverse tra loro, si è scatenata, nelle fertili menti dei nostri attuali politici preposti a dare una risposta concreta ed operativa a quanto ci viene offerto, un’enorme serie di idee e di progetti più o meno realistici di impiego di tali sostegni, che, per quanto viene comunicato alla popolazione, appaiono tantogenerici quanto, a volte, sconfinanti da un lato nella più pura fantascienza e dall’altro nella più profonda ignoranza delle note problematiche esistenti a monte delle soluzioni avventatamente proposte .

In questo quadro generale per niente rassicurante, e per quanto posso aver letto e rinvenuto attraverso gli organi di informazione, sono state avanzate anche delle macroproposte relative alla (per altro necessaria) manutenzione straordinaria di interi comparti del Paese (territorio, beni pubblici di ogni tipo, etc. etc. ) e proprio per questo, azioni talmente vaste e coinvolgenti tali e tanti Enti dello Stato da risultare praticamente impossibili da attuare.

Ecco, il concetto e la cultura di una ragionevole,progressiva e capillare manutenzione è proprio quello risulta mancare totalmente, sia nella logica e nella gestione della nostra cosa pubblica(e questo era già stato codificato nella ‘Teoria dellefinestre rotte’ postulata in America nel 1982 dai sociologi James Q. Wilson e George L. Kelling ed in seguito applicata con successo nel 1994 dal sindaco di New York Rudolph Giuliani che in questo modo riuscì a fermare il degrado di tante aree della città, sino a riportarle oggi ad una nuova vita e funzionalità con grande soddisfazione della popolazione ) e sia nell’agenda delle proposte e dei progetti che questo governo intende ad attuare con i fondi europei.

Il coacervo di regole, limiti, leggi e quant’altro (compreso il giustificato terrore dei funzionari preposti di essere involontariamente coinvolti in procedimenti legali civili e penali) di fatto creano una situazione di un perenne stato di emergenzain ogni piega della vita e della manutenzione della cosa pubblica, emergenza che, di volta in volta, viene risolta con dispositivi altrettantoemergenziali di legge e con la nomina di commissari ad acta.

Questo risulta evidente anche nelle piccole cose come nel caso della donazione di un’apparecchiatura ad un ente pubblico, come ad esempio l’università od un ospedale, allorché la donazione viene spesso rifiutata o relegata imballata in qualche deposito, in quanto l’Ente destinatario non dispone di un capitolo di spesa che gli permetta di prendersi in carico sia il costo dei materiali di consumo e sia la manutenzione corrente ostraordinaria, tanto che spesso al mecenate viene richiesto di provvedere in proprio anche a questi capitoli di spesa (e a questo punto spesso il mecenate dirotta l’offerta ad Enti privati quando addirittura non trasforma l’offerta in un oggetto di ricerca totalmente autonomo), il tutto sino ad arrivare alla creazione, da parte degli Enti pubblici più disparati, di centri di studio e di ricerca spesso scollegati tra loro ed istituiti con l’impiego di specifici fondi erogati ‘una tantum’, che, a causa del successivo sottofinanziamento, dopo poco tempo finiscono per essere di fatto dimenticati ed ‘abbandonati’ a se stessi, privati del personale necessario, mantenuti in vita in modo assolutamente precario e con apparecchiature che via via si degradano irrimediabilmente, ridotti a meri ed inutili simulacri di un dimenticato periodo di proficua attività.
Se in una qualsiasi azienda privata questo accadesse, ad esempio senza procedereregolarmente con un’accurata e completa manutenzione degli impianti di produzione, in poco tempo, presto o tardi, essi si fermerebbero per un ammaloramento probabilmente irreparabile, con tutte le conseguenze del caso che inevitabilmente porterebbe al fallimento dell’azienda stessa.

Questa situazione ricorda molto la favola dei tre porcellini di disneyana memoria; Timmy, Tommy e Jimmy sono tre fratellini che tra loro si amano profondamente e che sono in perenne lotta con il lupo Ezechiele che vorrebbe mangiarseli, mentre invece sono grandi amici con Lupetto, il figlio di Ezechiele. Mentre Timmy e Tommy sono due spensierati musicisti, Jimmy è un solido e pratico lavoratore tuttofare che con le sue azioni provvede a quanto tralasciato dai suoi amati fratelli. Malgrado i consigli di Jimmy, Timmy si è costruito con poco sforzo una casetta di paglia nella quale vive, Tommy si è costruito una casetta realizzata con poche assi di legnorabberciate alla meglio, mentre con previdenza Jimmy ha costruito una solida casetta di mattoni.
Un giorno Ezechiele lancia un nuovo attacco puntando su Timmy che si chiude nella sua casetta di paglia, ma Ezechiele la distrugge semplicemente soffiandoci contro; a quel punto Timmy riesce a fuggire e inseguito da Ezechiele si rifugia da Tommy; nuovamente Ezechiele assale la casetta di legno che dopo pochi istanti cede a sua volta al soffio ed alla forza di Ezechiele, e Timmy e Tommy fuggono rifugiandosi nella casetta di Jimmy, che invece resiste perfettamente all’assalto di Ezechiele che, ancora una volta, deve lasciare il campo sconfitto ed a bocca asciutta .

Ecco, a causa sia di una sostanziale carenza di capacità progettuale, soprattutto nell’ambito dei macrosistemi, e sia per una cronica carenza di fondi, che invece di essere concentrati su singoli progetti di interesse generale vengono dispersi in mille rivoli assolutamente autonomi ed improduttivi, utili solo ad assecondare promesse e necessità locali, le azioni dei governi che si sono succeduti in questi ultimi decenni hanno espresso esattamente il comportamento di Timmy e Tommy, senza mai prendere in considerazione l’opzione operativa di Jimmy, ed oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi, con il rischio reale e tangibile che anche in futuro si continui sulla stessa linea di lavoro.

Vorrei aggiungere una piccola postilla alla già citata storiella disneyana che mi piacerebbe definire come la ‘sindrome di Timmy, Tommy e Jimmy’ riferita al mondo reale del lavoro e del sociale, citando un’idea che negli ultimi tempi ha ripreso a circolare con forza, ovvero quella di ‘lavorare meno per lavorare tutti’.
Sfortunatamente questa ipotesi poteva avere un certo fondamento pratico fino alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, quando la richiesta di lavoro e di professionalità da parte delle industrie e della pubblica amministrazione era ancora in crescita, e la vita basata su provvedimenti di sussistenza erogati dallo Stato era modulata in una misura sostenibile; oggi invece nasconde la tragica constatazione di non avere né delle idee e né dei programmi in grado di sviluppare un effettivo processo di crescita della richiesta di ore di lavoro da parte dell’industria, ma semplicemente si limita a proporre di suddividere il poco e stagnate lavoro disponibile in segmenti sempre più piccoli, incrementando parallelamente i provvedimenti a fondo perduto di aiuto sociale che, inevitabilmente, presto o tardi finiranno per prosciugare definitivamente le risorse che in futuro ed in qualche modo dovrebbero essereerogate dall’Unione Europea. A questo punto, tra mancanza di idee e di ragionevoli ed attuabili progetti per il futuro di questo Paese, non è difficile comprendere i dubbi e le naturali resistenze che tanti altri Paesi europei hanno nei confronti del domani dell’Italia .

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