giovedì, Ottobre 29

Facciamo un gioco, oggi parliamo di biciclette, monopattini e specchi Viviamo in un turbine ossessivo di etica ‘verde’, antitutto , dalla politica all’industria ed alla vita sociale, che la vulgata corrente vorrebbe segmentata in tribù autonome con diritti e privilegi propri, insensibile assolutamente alle necessità ed alla logica di una convivenza serena

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Alzi la mano chi non ha mai riso bonariamente guardando i film tratti dai racconti di Giovannino Guareschi dove Peppone e Don Camillo pedalavano a tutta forza nelle vie del piccolo paese di Brescello , o non ha mai apprezzato la sottile ironia di Bevilacqua quando descriveva le donne che scorrazzavano in bicicletta nelle vie della sua amata Parma, e non si può non ricordare una frizzante Anna Ammirati che sbiciclettava giuliva nel film ‘Monella’ di Tinto Brass .

Ecco, questo è il lato ironico e festoso dell’andare in bicicletta, sicuramente condivisibile in pianura e nella bella stagione, certamente meno gradevole e semplice da attuare quando piove e quando le salite si fanno sentire … d’altronde non per niente -ad esempio- a Genova le biciclette scarseggiano e le moto sono il ‘quasi naturale’ mezzo di trasporto .

Non posso non condividere la necessità che che abbiamo tutti di svolgere dell’attività fisica e sicuramente pedalare è un’ottima soluzione inizialmente, e da certi punti di vista potrebbe anche rappresentare un piccolo aiuto all’aumento dell’inquinamento ambientale.

Ho il massimo rispetto per inuoviciclisti che credendo fermamente nel loro sport come filosofia di vita, affrontano l’inclemenza del tempo meteorologico, delle difficoltà orografiche e del traffico presente nelle grandi città e nei piccoli centri, ma meno per le tribù di integralisti ciclisti,monopattinatori, skatebordisti e chi più ne ha ne metta che sognano un mondo solo a pedali e odiano e vaneggiano di ridurre ai minimi termini la circolazione di tutti i mezzi di locomozione che non garbino loro, pretendendo di riscrivere anche le più banali regole di buon senso legate alla circolazione, come il rivendicare di poter percorrere contromano tutte le strade che imboccano ritenendo giusto che siano gli ‘altri’ a doversi preoccupare della ‘loro’ sicurezza .

Nuovamente si assiste ad una nuova declinazione della dittatura delle minoranze che sfortunatamente svariati governi formati da responsabili di limitata preparazione nella gestione della cosa pubblica (e ritengo inutile citare le opere di Max Weber, che giusto nel 1920 morì contagiato dalla pandemia della ‘Spagnola’, avendo fortunatamente prima posto le solide basi dell’etica e delle scienze sociali applicate sia alla gestione della politica che della ricerca scientifica) cercano di inseguire, essenzialmente per guadagnare consenso più che applicare il buon senso e l’etica della convivenza pacifica .

Oramai viviamo in un turbine ossessivo di eticaverde’, antitutto , dalla politica all’industria ed alla vita sociale, che la vulgata corrente vorrebbe segmentata in tribù autonome con diritti e privilegi propri, insensibile assolutamente alle necessità ed alla logica di una convivenza serena. E’ la sindrome del non nel mio giardino’ che oramai è assurta a regola di vita ed è lo specchio della disgregazione del desiderio umano di vivere in comunità.
Temo che non sia possibile vaneggiare di un mondo in pace assoluta, dove non si deve mangiare carne e/o altri alimenti perché la loro produzione inquina … secondo questa logica dovremmo anche smettere tutti di respirare e certamente di avere dei discendenti perché la CO
2 prodotta con questi semplici atti ‘inquina’ più di quanto questi nuovi crociati del ‘bene’ ritengono che il pianeta possa sopportare, il tutto tentando di realizzare un mondo cristallizzato in eterno nelle proprie posizioni, alla fine incapace di evolvere perché nessuno ne sentirebbe più la necessità immediata.

E le prime avvisaglie di questa distorsione sociale, anzi, di questo presente che lentamente ma progressivamente sta già insensibilmente diventando distopico (vi ricordate il principio della rana bollita di Chomsky?) le stiamo vedendo in questi giorni.
Monopattini elettrici senza targa e di fatto assolutamente al di fuori di qualsiasi legge e controllo (oramai l’assicurazione e il Codice della Strada sono diventati degli optional poco graditi) regalati dalla Pubblica Amministrazione per poi essere lanciati a 80 all’ora sulle strade. ‘Bonus’ elargiti a destra e a manca, tanto importanti da far desistere molti a continuare a lavorare e a farsi mantenere dallo Stato, annunci occasionali di qualcuno che vagamente si rende conto che per spendere bisogna prima produrre e grandi aziende energetiche che, in carenza di soluzioni reali (ma solo in presenza di ricerche ancora embrionali che però a loro volta hanno e avranno sicuramente un impatto non irrilevante sul bilancio chimico ed energetico del pianeta), stante la drastica diminuzione dei consumi energetici, e complice anche la pandemia da COVID 19, per non affondare e tentare di salvare il salvabile stanno incominciando a lasciare a casa decine di migliaia di lavoratori con tutti gli effetti sociali ed industriali che non è difficile immaginare. E a breve sarà così anche per il mondo dell’industria chimica e farmaceutica , della metalmeccanica etc. etc. .

Non dimentichiamoci che quando il componente di una di queste tribù integraliste mangia un pezzo di pane o fa una semplice telefonata, o cavalca indomito la sua bicicletta (normale o possibilmente elettrica per non fare troppa fatica) o, ancora, assume anche una semplice compressa di un qualche rimedio e/o farmaco, attiva un processo enorme che di fatto coinvolge tutto il pianeta e non farlo significa altrettanto provocare delle reazioni incontrollabili.

Oramai viviamo su di un pianeta ipercorrelato (e non solo iperconnesso tanto che un semplice gioco di ruolo riesce ad indurre un adolescente al suicidio) in modo strettissimo dal quale è di fatto impossibile uscire se non in qualche decina di generazioni, ed è la constatazione della realizzazione pratica della teoria del battito delle ali di una farfalla ipotizzata da Douglas Adams.

Non ho soluzioni magiche ai problemi e faccio solo constatazioni grossolane e molto generiche, ma personalmente e come immagino e spero molti altri- ce la stiamo ancora mettendo tutta e mi auguro che questi sforzi ci permettano di percepire un qualche barlume -se pur embrionale di luce in fondo al tunnel … anche se negli ultimi anni e soprattutto dopo il Sen. Monti questa frase parrebbe non aver avuto molta fortuna … .

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