mercoledì, Settembre 30

Export Italia – Russia: +19,3% nonostante le sanzioni Ue Dopo il calo nel biennio 2015-2016, nell'ultimo anno il valore delle esportazioni ha raggiunto gli 8miliardi di euro. Nel 2013 il valore massimo era stato di 10,7miliardi

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Nella giornata di oggi, si è tenuto a Milano il VI summit italo russo organizzato dal Consolato Generale della Federazione Russa, ‘Conoscere Eurasia’ e il Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Al centro, il ruolo strategico dell’ Italia e della Russia nelle relazioni politiche e economiche tra l’Europa e l’Eurasia, e la cooperazione industriale e finanziaria tra i due Paesi.

Ad aprire il seminario è stato l’intervento di Antonio Fallico, Presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, che ha confermato una sostanziale ripresa nelle esportazioni verso la Russia nel 2017, in controtendenza con il precedente biennio negativo. «L’Italia torna a puntare sulla Russia e chiude il 2017 con un export prossimo agli 8 miliardi di euro, in aumento del 19,3% sull’anno precedente» ha detto Fallico, «dopo il biennio nero 2015-2016 il valore delle esportazioni raggiunge il segno positivo e cresce grazie, soprattutto, alla reazione della diplomazia del business italiano che ha ripreso la rotta verso Mosca nonostante il continuo inasprimento dei toni e della tensione geopolitica»

«Siamo ancora lontani dal recuperare le perdite accumulate in questi ultimi anni di grave recessione delle relazioni economiche tra i due Paesi» ha proseguito il presidente di Banca Intesa, ed ha aggiunto che, per raggiungere il valore massimo pre-sanzioni europee del 2013, arrivato a 10,7miliardi di euro, «ad oggi, mancano al nostro export circa 2,7 miliardi». «Oggi constatiamo un’inversione di tendenza» ha concluso Fallico, «le opportunità di business tra i due Paesi si sono intensificate e le imprese italiane stanno lavorando per riconquistare quote di mercato in questo Paese strategico».

Secondo i dati Istat elaborati da ‘Conoscere Eurasia’ in occasione del VI seminario italo russo di Milano, la Lombardia guida l’export italiano verso la Russia confermandosi prima regione italiana per valore assoluto. Nei primi 3 trimestri del 2017, infatti, le vendite hanno superato 1,7 miliardi di euro (+30,4%), con un saldo commerciale positivo di quasi 626 milioni di euro. A trainare la performance lombarda è il settore manifatturiero che complessivamente segna un +30%. Tra i vari comparti in ripresa spiccano quello della farmaceutica (+34%), dei macchinari (+46%) e del tessile (+16%).

In generale, i dati pubblicati dall’Istat con riferimento all’export 2017 mostrano una crescita delle esportazioni verso i mercati extra Ue per al +8,2%, con una diffusione eterogenea diffusa a tutti i settori, ma particolarmente sostenuta per l’energia (+34,4%) e i beni di consumo non durevoli (+11,8%).

«È il made with Italy la nuova leva per dare possibilità di business concrete alle imprese italiane in Russia» ha detto oggi in un intervento al summit Igor Karavaev, presidente della Rappresentanza commerciale della Federazione Russa in Italia. «Negli ultimi quattro anni» ha continuato, «la cooperazione industriale tra Roma e Mosca non è stata solo quella dei grandi progetti aerospaziali, ma ha iniziato a svilupparsi anche in altri settori importanti come la metalmeccanica e la zootecnica, in particolare negli allevamenti». Come sottolineato in conclusione da Karavaev, una delle problematiche iniziali per gli imprenditori che vogliono investire capitali e risorse, riguarda la difficoltà «per il pieno sfruttamento degli strumenti che la Russia mette a disposizione per attirare investimenti esteri, a partire dalle zone economiche speciali ma anche dai contratti speciali di investimento che prevedono sussidi e agevolazioni fiscali rilevanti».

La recente normativa per le importazioni approvata dal Governo russo prevede, infatti, incentivi di carattere fiscale ed amministrativo per le aziende interessate a produrre ed operare in loco. Inoltre, la creazione dell’Unione economica eurasiatica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan, che di fatto costituisce una zona di libero scambio, rappresenta un ulteriore incentivo d’investimento. Inoltre, secondo Sergio Forelli, Local Partner della sede di Mosca dello Studio legale Pavia e Ansaldo, «permette alle imprese italiane di accedere ad un mercato potenziale di circa 180 milioni di consumatori».

Se da una parte il rapporti industriali e commerciali tra Italia e Russia si stanno lentamente avvicinando ai valori del 2013, dall’altra il problema è rappresentato dal prolungamento delle sanzioni Ue verso lo Stato russo per ulteriori sei mesi, con scadenza il 31 Luglio 2018. Le sanzioni, votate all’unanimità il 14dicembre scorso come si legge nel documento del Consiglio europeo, fanno seguito allo stato dell’attuazione degli accordi di Minsk del 19 marzo 2015. L’attuazione dell’accordo doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015, e dal momento che non è avvenuto, il Consiglio ha deciso per la proroga delle sanzioni. Tra le altre limitazioni, le sanzioni riguardano il settore finanziario, l’energia, la difesa e i beni a duplice uso, e limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE da parte di cinque grandi enti finanziari russi di proprietà dello Stato e delle loro filiali.

Come ha spiegato Antonio Fallico in una recente intervista al nostro giornale, il prolungamento delle sanzioni implica una dualità paradossale nell’andamento dei rapporti politici e commerciali tra le due aree, quella europea e quella asiatica. “Il problema è che noi non riusciamo ad avere una parola decisiva in Europa su questo tema” ha detto Fallico nell’intervista a Cesare Germogli, “l’Italia dovrebbe votare contro le sanzioni, e non solamente dire di esservi contro ma poi allinearsi agli altri partner occidentali nel comminarle. Ma nonostante questo le imprese italiane continuano ad essere privilegiate sul mercato russo. Quando un’azienda italiana fa un’offerta, a parità di prezzo e di livello tecnologico offerto, sarà sempre scelta piuttosto della concorrente di un altro Paese. Su questi presupposti le sanzioni da parte nostra verso la Russia risultano ancora più insensate. Mi aspetterei che prima o poi l’Italia non votasse le sanzioni, che così non passerebbero. Ma come detto i rapporti tra Italia e Russia restano contraddittori.

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