domenica, Novembre 17

Expo, tutto quello che è stato Si chiude il sipario. Ecco la guida per ricordarsi tutto

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L’avventura è al capolinea, Milano ha ospitato l’Expo del 2015 e dopo sei mesi l’Esposizione Universale chiuderà i battenti per rianimarsi fra due anni ad Astana, Kazakhstan. Lasciamo perdere i toni trionfalistici di quanti si apprestano adesso a celebrare il successo di pubblico, con l’obiettivo dei 20 milioni di visitatori raggiunto e superato, e dimenticano i grossi costi sostenuti da questa stessa collettività; ugualmente vani sembrano gli slanci ideali di chi ingenuamente o per ragioni di propaganda pretende che informare le masse sui problemi collegati al cibo, dagli squilibri alimentari alla sostenibilità ambientale dell’agroalimentare, significhi anche automaticamente risolverli. E ancora evitiamoci di ridimensionare giustamente chi per sei mesi ha tuonato, sempre più fiocamente, su qualsiasi tipo di flop, che riguardasse la forma, le assenze clamorose o i contenuti a volte deludenti.

Ecco, appunto, i contenuti. Fissiamo invece ancora una volta lo sguardo in questa direzione: appesi alle pareti dei padiglioni, proiettati sugli schermi o verbalizzati nelle centinaia di conferenze e laboratori di questi mesi, sono stati la bussola della presenza de L’Indro in questa esposizione. Chi ha voluto godere solo dell’effetto Luna Park certamente non ha avuto difficoltà a evitarli e d’altra parte l’aver pubblicizzato poco il biglietto stagionale e multiplo ha agevolato una fruizione sommaria dei tanti spunti, ma anche al meno ‘concentrato’ dei visitatori qualcosa è rimasto attaccato. Una capitale, un alimento tipico, una nuova tecnologia, una faccia di questo suggestivo melting pot.

IMG_6581 (FILEminimizer)E in definitiva è questo il lascito prezioso di Expo, l’aver spinto molti a frequentare temi altrimenti espulsi dalla dialettica nazionalpopolare, troppo spesso scaraventata rasoterra dall’ultimo caso di cronaca nera o dall’evento sportivo di turno. E così milioni di persone hanno sfiorato la realtà di potenze economiche nascenti come la Malesia o la Thailandia, hanno scoperto un Sudamerica voglioso di proporsi, pur con tutte le sue contraddizioni, come un Continente finalmente autonomo anche grazie alle infinite ricchezze agroalimentari. In questo senso hanno molto sorpreso sul Decumano Colombia e Uruguay, oltre al Brasile, da molti oramai considerata una superpotenza che però attraversa un momento difficile per il rallentamento della crescita economica.

Expo è stata infatti anche la vetrina per il tentativo di rilancio di Paesi in difficoltà, quelle eterne in cui versano la Palestina o El Salvador e quelle seguite all’embargo commerciale dell’Iran. Ci sono poi Paesi che, pur essendo politicamente ed economicamente stabili, trovano nell’alimentazione una fonte di incredibili sfide. Com’è possibile sfamare le persone che vivono nei deserti del Bahrain o dell’Oman o ancora immerse nel clima rigido del Kazakistan?

Non tutti comunque hanno portato le eccellenze e le tipicità nazionali. C’è chi ha portato semplicemente KE5A4087 (FILEminimizer)un’idea, un contributo ai temi expiani sintetizzati nella formula “Feed the planet. Energy for life”. La Corea del Sud, che ha il più basso tasso di obesità al mondo, ha parlato degli squilibri alimentari e della necessità di una distribuzione più equa delle risorse; la Svizzera, con la geniale idea delle torri da cui si potevano prelevare gratuitamente i prodotti, ha posto la domanda fondamentale: “Ce n’è per tutti?”. E poi la trovata dell’Austria, che ha portato un bosco a Milano e ha messo l’accento sull’aria, invece che sull’acqua come hanno fatto in molti.

L’Africa è stata sicuramente la grande assente sul Decumano e quasi tutti i Paesi si sono rifugiati nei più modesti Cluster. Felice eccezione l’Angola, con uno dei padiglioni più estesi e ricchi d’informazioni sull’agricoltura locale.

Hydal Free Form Gate (3) (FILEminimizer)Il gruppo delle nazioni europee era ovviamente nutrito, nonostante le assenze del Portogallo e di tutta la Scandinavia che hanno così lasciato a Gran Bretagna e Irlanda il primato di nazioni europee più a nord. Si è notato il grande attivismo di quanti formavano l’ex blocco sovietico, Paesi che per la maggioranza hanno attraversato la crisi economica di questi anni senza grandi effetti collaterali: è il caso della Repubblica Ceca, ma anche della Lituania, entrata nell’Unione Europea nel maggio del 2004. Infine, è giusto ricordare che al di là dei padiglioni esteri posti lungo il Decumano, sul Cardo hanno trovato invece posto tutte le eccellenze regionali italiane, oltre a realtà legate ai temi di Expo, da Slow Food alla Caritas. E tra i molti settori legati al made in Italy, abbiamo scelto il vino, con le potenzialità e le contraddizioni della viticoltura biologica. Comunque solo una goccia nel mare di contenuti che questa Expo ha riversato su Milano.

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