giovedì, Novembre 14

Ex ILVA: colpo finale a Di Maio e ai grillini? Il grillismo è stato quanto di più populista si possa immaginare in questo Paese. Hanno per anni urlato o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà, hanno strillato contro il ‘potere’, la spartizione delle poltrone, poi, giunti al potere hanno spartito come e più di prima hanno sobillato le masse

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Secondo Paolo Flores D’Arcais, il movimento degli stellini è in una irreversibile fase di estinzione, e, a mio parere giustamente. Descrive Luigi Di Maio come una sorta di mosca intrappolata in un bicchiere rovesciato: si muove, ronza, si dibatte, urta in continuazione sul bicchiere … è destinata a morire. E con l’ultimo colpo dell’ILVA, della cui vicenda è direttamente e personalmente responsabile, viste le insulse difficoltà frapposte alla soluzione della crisi, accecato dalla sua ignoranza e supponenza, c’è da sperare che finalmente la sua carriera volga al termine. Vedremo, con queste salamandre tutto è possibile. Anche perché, oltre a quella evidente, plateale e sbandierata (solo ora si nasconde, il pavido!) di Di Maio, ce ne è una non marginale di PD e la formazione di Renzi, in cui subito (ma che ipocriti, che volgarità!) la signora Ministro Bellanova sbraita di agire con decisione e balle simili. Ripeto, vedremo.

Ma comunque, forse la valutazione di Flores D’Arcais è un po’ eccessiva, forse risponde più a un desiderio che a una valutazione oggettiva, ma certo è molto verosimile e, direi, da augurarsi di cuore, ma proprio di cuore che gli stellini, non solo Giggino, siano sul viale del tramonto.

Se avverrà o meno non so, ma so per certo che i problemi e la resistenza non mancheranno.

Innanzitutto a causa della sua attuale organizzazione, folle e affidata nelle mani di una, appunto, mosca impazzita e prigioniera nel bicchiere, ma colpevole, molto gravemente e irreversibilmente colpevole di ciò che accade a lui e al ‘suo’ movimento. Sì, ‘suo’, perché lo si voglia o no, e deliberatamente o meno, sta in fatto che Di Maio è diventato il padrone di ciò che resta del partito: non per caso si chiama e rivendica sempre la sua qualità dicapo politico’.
Quale partito al mondo ha uncapo’? nemmeno Trump si sognerebbe mai di definirsi tale, se non altro perché, chiunque sia ‘capo’ può forse comandare come e quanto vuole, ma è anche l’unico responsabile di tutto; e siccome nel caso degli stellini resta il capo per cinque anni è anche inamovibile e non ha alcuna intenzione di farsi rimuovere: lo ripete in continuazione, come una giaculatoria, ormai credo la consideri una formula magica a cui si affida per sopravvivere … -come il rosario di Matteo Salvini, il suo unico vero riferimento-, è il morbo della dipendenza, secondo alcuni.
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che Di Maio, come la stragrande parte dei suoi colleghi di partito, per lo più oltretutto ignoti al pubblico e quindi sostanzialmente invisibili, non ha né arte né parte, ha una fidanzata e tutto finisce lì. Se molla, che fa? E che faranno gli altri sconosciuti, seduti in un Parlamento che non hanno aperto come una scatola di tonno e che per di più loro stessi hanno ridotto, garantendosi a prescindere l’impossibilità di essere rieletti? Furbi!

E la mosca si agita, si sbatte. E non ne indovina una che sia una. Sull’ILVA torneremo, ma prima si scaglia contro la tassa sulla plastica (e già che c’è su ‘tutte’ le tasse) e poi si accorge che potrebbe servire a ridurre l’inquinamento ed essendo un pasdaran ecologico incompetente e con la mentalità dell’odiatore deiricchi’ -che nel caso sono quelli che producono ricchezza, ma queste cose gli stellini non possono capirle … loro pensano ancora alle fesserie grilline e casaleggine della decrescita felice- si ricrede e la difende, molto probabilmente solo per mettere in difficoltà Bonaccini, che invece la osteggia con argomenti (forse anche di comodo, ma) seri e che ha assunto un atteggiamento che ha messo Giggino in grave crisi. Gli ha detto, infatti: non vuoi stare con me, bene, me ne frego, anzi, meglio … ma non mettetemi in difficoltà con gli industriali della plastica. Non dico che non vi sia cinismo in questa posizione, ma almeno ha una sua logica. Quella di Giggino è incomprensibile. Anche perché, dopo averedifesol’ambiente dalla plastica, si scatena contro la tassa sulle auto di servizio vecchie, che inquinano da morire, perché, furbo, quelle sono guidate da molti elettori, secondo lui … insomma si dibatte, non sa che pesci pigliare, gira a vuoto.

E allora se ne esce con un’altra trovata: no alla settimana di sette giorni. Possibile, oggi nel 2019, che non capisca una cosa così evidente? Se i negozi stanno aperti sette giorni vendono di più e se i dipendenti possono lavorare anche la domenica non è quello il problema, anzi ai dipendenti fa anche piacere, purché siano pagati di più se lavorano nei giorni festivi anche se hanno egualmente il giorno libero, ma non nei giorni festivi. E spara a zero su questa sciocchezza (lui, che non ha lavorato un’ora in vita sua, come Salvini del resto!), mentre la Microsoft scopre che se i dipendenti lavorano quattro giorni alla settimana producono di più e sono contenti. Questa è la strada, no? Ma uno si deve anche chiedere, se pensa (cosa della quale mi permetto di dubitare, almeno per quanto riguarda Giggino): cosa faranno quei dipendenti negli altri tre giorni se trovano i negozi e magari i ristoranti chiusi?

Per carità, non sono certo io quello che può risolvere il problema, non ne capisco nulla, ma quello che so e dovrebbe sapere anche Giggino, è che i problemi vanno affrontati (appunto) con competenza e cautela, non per fare strilli nella speranza che si parli di ciò sui giornali e poi, succeda ciò che deve succedere.

Resta il fatto che alcuni degli stellini cominciano a capire che non tira aria buona e cominciano a pensare disfilarsi’. Qualcun altro lo ha capito da parecchio ed essendo in realtà la quinta colonna di Salvini in territorio grillino, mi riferisco per esempio a Gianluigi Paragone, si sfila molto più rumorosamente di altri, sbraitando non solo contro Di Maio, ma contro la sinistra, insomma, re-iscrivendosi al suo beneamato sovranismo becero, con il quale ci ha riempito di urla, in particolare anti-euro, per anni dagli schermi televisivi, dove perfino Feltri appariva una mammola.
Ma il problema centrale, se mi permettete, è un altro, che, sì, ha a che fare anche con Paragone.

Il grillismo è stato, e attraverso Di Maio lo è anche molto più rozzamente di prima, quanto di più populista si possa immaginare in questo Paese. Altro che il tanto disprezzato Qualunquismo. I grillini, specialmente Di Maio -ma Grillo è stato quello che lo ha imbeccato e ne porta tutta la responsabilità, perché Di Maio in realtà è solo Giggino- hanno per anni urlato o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà, e hanno strillato contro ilpotere’, i ricchi evasori’, i poltronari del Parlamento (vi rendete conto? I parlamentari eletti dal popolo, sono ‘poltronari’!!!), la spartizione delle poltrone (e che hanno fatto alla RAI, alle Ferrovie, ecc.?), hanno strillato, ma poi, giunti al potere hanno fatto due cose assurde, anzi ignobili. Hanno spartito come e più di prima le poltrone, occupando ad esempio manu militari la RAI, e hanno sobillato le masse, il popolo contro gli ‘abusivi del potere’, e in particolare contro il PD, per poi allearcisi, dicendo, schizzinosi, che la maggioranza la hanno loro!

Una volta, una persona molto intelligente come Achille Occhetto, disse di fare attenzione, che il popolo è una brutta bestia. Naturalmente fu subito insultato in particolare dai grillini, ma anche dai suoi colleghi di partito, ma aveva ragione, pienamente ragione. Perché il senso di quella affermazione era che se stuzzichi i rancori più profondi, le insoddisfazioni, i dolori (specialmente questi, le sofferenze vere o presunte) della gente, proponendoti per di più come quello che risolve tutto con un tocco di bacchetta magica, poi il popoloci crede, ma specialmente si aspetta subito, ma proprio subitissimo, dei risultati. E se quelli non solo non arrivano, ma chi ha soffiato sul fuoco si allea con quello che definiva il fuoco, il popolo si ribella o meglio, per ora, si volta dall’altra parte.

Forse mi sbaglio, anzi certamente, ma lo dico egualmente. Secondo me, la crescita continua del salvinisno è legata proprio alla delusione per quanto è avvenuto da quando Di Maio è andato al Governo, specie dopo avere abolito la povertà … a proposito quanti posti di lavoro hanno procurato i Nocchieri? È vero che c’è stato proprio con Salvini al Governo, ma Salvini ha fatto quello che oggi Giggino e il suo amico Renzi fanno in questo Governo, l’opposizione stando al Governo. Secondo me Salvini lo ha intuito molto prima di molti altri, e ha deciso di sfruttare la rabbia, che poteva rivolgersi anche contro di lui, facendosene portavoce e millantando che non poteva fare nulla per colpa di Giggino. E ha fatto saltare il piatto, nel quale ora continuano a confluire i voti dei delusi e arrabbiati: appunto la bestia che è il popolo arrabbiato.

Una cosa pericolosissima perché, come direbbe Occhetto, con il popolo arrabbiato non si può ragionare e quindi o lo si segue (e questo lo fa già Salvini) o lo si rallenta prendendo tempo a ragionare.
Questa situazione è poi aggravata dalla assoluta irresponsabilità di quell’altro pericolo pubblico, politicamente parlando, di Matteo Renzi, che persegue il disegno (condiviso da Salvini e Giggino) di distruggere il PD (grazie al quale con i ‘suoi’ sta in Parlamento! Che vergogna) e di costruire una forza di centro (ho già detto varie volte perché è una sciocchezza) che giunga alla maggioranza, con grande gioia di Panebianco, a quanto leggo su ‘Il Corriere della Sera’.

Il risultato è quello che vediamo: un Governo alle prese con una opposizione cinica e brutale interna, e una ancora più cinica e brutale esterna. Circondato, insomma … come lo scorpione circondato dal fuoco, lo ricordate? Si suicida.

E quindi il PD, parte fondamentale del Governo, e per di più diviso ancora tra Nicola Zingaretti e Dario Franceschini che sente odore di poltrona, è anch’esso circondato e in difficoltà: Zingaretti non ne è padrone, non solo per Franceschini, ma anche perché Renzi lo ricatta con i ‘suoi’ parlamentari e con la ‘sua’ quinta colonna.

L’ho già suggerito e lo ripeto: a Zingaretti non resta che puntare i piedi di brutto (e non limitarsi a dire che li punterà) e andare a parlare con Grillo, nella speranza, forse, solo una illusione che quest’ultimo abbia ancora una parvenza di lucidità (magari grazie a un suggerimento di De Masi, se almeno lui ragiona!) e capisca. Ma i tempi sono pochi, anzi, sono quasi finiti. Approvata, comunque sia, la manovra, o si cambia registro radicalmente e si fa sul serio, in particolare la lotta all’evasione che serve a finanziare gli investimenti pubblici e fare saltare le relazioni incestuose tra politicanti grillin-renzo-salviniani e evasori, oppure Salvini è lì, con la bocca bene aperta e ha fame, molta fame.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.