sabato, Agosto 8

Eurostat, è deflazione nell’Eurozona

0

Alea iacta est: l’Eurozona è in deflazione. Secondo l’Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo calcolato dei i 19 Paesi che condividono la moneta unica è sceso in dicembre dello 0,2% rispetto allo stesso mese di un anno fa, in netto calo rispetto al +0,3% di novembre. L’ultimo risultato negativo risale a cinque anni fa, precisamente all’ottobre del 2009, quando il segno meno era arrivato al quinto mese consecutivo. Una notizia che era attesa ormai da tempo dai mercati e soprattutto dalla Bce che, con l’obbligo di far ritornare il livello d’inflazione vicino al 2%, non può far altro che accelerare i tempi per nuove misure di politica monetaria.

L’Ufficio Statistico dell’Unione europea spiega che, il dato negativo di dicembre è l’effetto del crollo dei prezzi energetici (-6,3%, contro il -2,6% di novembre), mentre i prezzi degli alimentari sono rimasti stabili (contro +0,5% a novembre), così come i listini dei beni industriali. L’unico dato positivo, un +1,2%, viene registrato dai prezzi dei servizi.

I dati relativi alla deflazione arrivano proprio il giorno dopo in cui sono stati annunciati quelli sull’inflazione di paese come Germania, Italia e Spagna. Se per il Bel Paese il tasso d’inflazione di dicembre è il  più basso dal 1959, in Germania si è registrato un brusco rallentamento passando, dal +0,5% di novembre al + 0,1% di dicembre. Simile discorso va fatto per la Spagna che a dicembre ha chiuso con un -1.1% su base annua che segna una decisa accelerazione al ribasso rispetto al -0,4% di novembre.

Con tali dati è plausibile pensare che la riunione del Consiglio direttivo del prossimo 22 gennaio sarà decisiva per lanciare un programma massiccio di acquisto di titoli di Stato, al quale Draghi ha più volte fatto riferimento come a un’ipotesi sul tavolo.

In un quadro economico del genere, è emersa ulteriormente nella giornata di oggi la volatilità dei mercati azionari che, dopo la pubblicazione dei dati sui prezzi, iniziano a puntare sull’intervento di Draghi: a Milano, Piazza Affari tiene il rialzo dello 0,8%, Londra fa registrare un +1,4%, Parigi un +1,35% e Francoforte un +1,1%. Sale anche lo spread tra il Btp e il Bund di oltre 140 punti base, con un rendimento all’1,9% per il decennale italiano. In rialzo anche  Wall Street con il Dow Jones che avanza dello 0,9%, mentre il Nasdaq e lo S&P500 sono allineati al +1,1%.

A tenere banco in Europa non è solo la problematica della deflazione ma anche delle prossime elezioni in Grecia. Se da un lato c’è la Germania che, attaverso la portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, in conferenza stampa, ha ribadito la volontà del governo tedesco di voler  rafforzare e stabilizzare l’Eurozona con tutti i leader e anche con Atene; dall’altra parte c’è una Grecia sempre più alle prese con le elezioni e con dei programmi anti-Europa.

A stare maggiormente sotto la luce dei riflettori è il  programma economico del partito di Alexis Tsipras che si fonda su quattro pilastri per rilanciare la crescita, garantire più protezioni sociali alle classi più deboli e rilanciare l’occupazione.

L’obiettivo del candidato di sinistra è  quello di: aumentare gli investimenti pubblici di almeno € 4 miliardi, di ripristinare stipendi e pensioni in modo da aumentare i consumi e la domanda, garantire a piccole e medie imprese incentivi e sovvenzionando il costo energetico del settore in cambio di un impiego e clausola ambientale. Infine, investire in conoscenza, ricerca e nuove tecnologie, al fine di far rientrare i tanti cervelli greci emigrati all’estero.
Puntando su questi argomenti, la sinistra ellenica pensa di vincere le elezioni e di poter risollevare un paese in crisi da ormai troppi anni.

Se la Grecia è in crisi da ormai tanti anni ed è alle prese con l’ennesimo ribaltone politico, l’Italia, con un governo insediatosi quasi un anno fa, è alle prese con problematiche economiche sempre più gravi.

Uno di questi problemi è la disoccupazione e soprattutto quella giovanile. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione a novembre sale ancora, raggiungendo quota 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad ottobre. Si tratta del massimo storico, il valore più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, ovvero dal 1977 (37 anni fa).

I disoccupati a novembre toccano la cifra di 3 milioni 457 mila, con una crescita di 40 mila unità rispetto a ottobre (+1,2%) e di 264mila su base annua (+8,3%).

Anche tra i giovani, tra 15 e 24 anni, il tasso di disoccupazione a novembre sale al 43,9%, in rialzo dello 0,6%  su ottobre. E anche in questo caso è il valore più alto mai registrato dal 1977. Risultano in cerca di un lavoro ben 729mila under25, che rappresentano il 12,2% del totale della popolazione in quella fascia d’età.

Mentre il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il  Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, discutono sul testo del decreto fiscale da presentare in Consiglio dei Ministri, giungono da Quotidiano energia gli ultimi aggiornamenti in merito ai listini di benzina e diesel. Secondo tale giornale, c’è da registrare un calo dei prezzi dei carburanti, sulla scia dei ribassi delle quotazioni internazionali del greggio e dei prodotti petroliferi. Infatti, a mettere mano ai listini di benzina e diesel sono state IP (-1,5 cent al litro), TotalErg (-2 cent), Q8 (-1 cent), Esso (-1,5 cent), Tamoil (-2 cent) e Shell (-1 cent). Il calo maggiore si è registrato al nord Italia dove nel nord Italia si attestano a 1,478 euro al litro per la benzina e a 1,464 per il diesel.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore