domenica, Giugno 16

#Europee2019: il pupazzetto che ci tormenta la vita Riflessioni sul ‘retrobottega’ dell’uomo che in questo momento tiene in pugno il Paese, Matteo Salvini

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Da sempre cerco di limitare uso e abuso di psicoanalisi, avendo presente il rischio del ridicolo in cui si incorre quando si vuole passare tutto attraverso il setaccio di una disciplina. Peccato non se ne accorgano Colleghi che stanno rendendo la psicologia del profondo una patetica, stressandola con rappresentazioni davvero imbarazzanti.

Tuttavia, stavolta l’occasione è proprio ghiotta, ce la offre Matteo Salvini, il quale racconta che quando aveva quattro anni, qualcuno, all’asilo, gli rubò il pupazzetto di Zorro e lui ci rimase malissimo, tanto più che il colpevole non saltò mai fuori.

Naturale che un bambino soffra per la perdita di un oggetto che era stato un compagno di emozioni, ma l’episodio propone qualche chiave di lettura interessante, facendoci riflettere sul retrobottega dell’uomo che in questo momento tiene in pugno il Paese, essendosi fatto testimonial di una cultura che nega gli aspetti fondamentali dei gruppi umani, a cominciare dall’altruismo.

Alfred Adler, geniale medico e psicologo viennese, le cui intuizioni oggi mostrano una sorprendente attualità, utilizzava i ricordi remoti d’infanzia per mettere a fuoco le linee di orientamento dello stile di vita dell’individuo.

A differenza di Freud, per Adler i ricordi d’infanzia non rappresentano recondite simbologie, ma metafore intellegibili di un progetto di vita, delle vere prese di posizione nei riguardi dell’esistenza, la prima cristallizzazione di un punto di vista su di essa, che indica anche quali sono le finalità, palesi e nascoste, che una persona tende a perseguire. Un ricordo non sopravvivrebbe così a lungo se non possedesse un significato speciale, strutturante, la sua persistenza non è mai casuale, noi non ricordiamo tutto ciò che abbiamo vissuto in quegli anni lontani della nostra vita, se non ciò che si sposa con la nostra natura profonda e la alimenta.

Una delle ragioni per le quali esso persiste, tra tanti, è il rapporto di contaminazione con il presente, la familiarità con le attuali inclinazioni del pensiero, che lo mantengono fresco, come un fiore appena raccolto.
Se si osserva lo sviluppo della vicenda personale di quel particolare individuo, si percepisce l’assenza di salti logici tra l’episodio remoto e il modo di essere attuale, legati da una relazione di causa-effetto, sebbene non meccanicamente intesa, visto che la persona è dotata di una libertà che può svincolarla da evoluzioni rigide.

Dunque, da qui a domandarsi come abbia lavorato quel piccolo trauma, così vivo nel presente, il passo è breve. Innanzi tutto, si può ipotizzare che abbia dato luogo ad una natura diffidente, caratterizzata da mancanza di fiducia verso il prossimo, da un atteggiamento guardingo, scarsamente cooperativo e persino ostile verso i propri simili.

Il primo ambiente allargato, frequentato da quel bambino, il primo ambito di vita sociale extra familiare, gli regala subito una grande delusione, quindi egli può avere concluso che il gruppo umano allargato è gravido di pericoli, ragione per cui occorre dubitare di tutti e non abbassare mai la guardia. Quando il brodo sociale diventa estraneo, meno familiare, meno riconoscibile, scattano i segnali d’allarme.
Coerentemente con queste premesse, troviamo ilCapitanoal liceo, abbandonarsi ad affermazioni cariche di razzismo, persino deliranti, sui meridionali (purtroppo rimosse in fretta dagli elettori del Sud), che erano l’elemento alieno di allora, quello meno familiare, dunque, poco rassicurante, il potenziale ladro di pupazzetti.
Lo stesso individuo ora va a caccia di altri potenziali ladri di pupazzetti, rom o neri che siano mentre, con il cinismo tipico delle persone che furono schiacciate dai sentimenti di inadeguatezza, come lo è stato il vicepremier, che usa in modo spregiudicato gli ex ladri di pupazzetti, i meridionali, solo perché gli servono per alimentare i suoi ipertrofici disegni di potenza.
Quanto più un bambino si è sentito scarso, deriso, raggirato, tanto più i suoi sentimenti di rivalsa punteranno verso l’onnipotenza.
Quanto più l’educazione ricevuta non è stata in grado di riempire tale vuoto, temperando le percezioni sbagliate dell’infanzia e le loro arbitrarie universalizzazioni, tanto più sarà la società a pagare la conseguente sete di rivalsa.

Matteo Salvini sembra un uomo anaffettivo, privo di solidarietà verso i lontani, incapace di identificarsi coi loro drammi, compresi quelli dei bambini, perché bersaglio a priori della sua diffidenza, a sua volta ispirata da una profonda insicurezza, ma è anche molto protettivo coivicini’, sempre a causa della stessa logica territoriale, arcaica e immodificabile. Per questa ragione i meridionali che lo votano, oltre a essere dei creduloni, sono vittime, pedine incorporate opportunisticamente in un progetto il cui unico obiettivo è privilegiare il Nord, la vera casa di quest’uomo, freddo calcolatore.

In ogni sua parola traspare la profonda coerenza dei suoi finalismi, egli interpreta qualsiasi evento collocandolo nella stessa narrazione, come un’ossessione. Basta ascoltare i suoi commenti su certi eventi quotidiani ‘sensibili’.
Impressionante, perché rivelatore, quello sull’incendio provocato a Modena, presso la sede dei vigili urbani, da un immigrato. «Altro che porti aperti».

Una pericolosa fissazione, senza tregua, che si traduce in un’infantile bipolarizzazione del mondo, diviso grossolanamente in buoni e cattivi, in vicini e lontani, lazo per acchiappare le coscienze della povera gente, sempre in cerca di tutori e disposta a tapparsi gli occhi anche davanti al pericolo incombente.

Non possiamo dire con certezza se tutto questo sia frutto solo della sottrazione di un pupazzetto, ma di certo quella vicenda infantile pesa nella vita di tutti noi. Un prezzo che si poteva e doveva evitare con un’educazione fondata sull’altruismo o, alla peggio, con una buona terapia.

 

Ps. Fossi stato in Matteo Renzi avrei evitato di fare dell’ironia sui pupazzetti altrui, perché  l’impressione è che a lui abbiano portato via un rinoceronte obeso a grandezza naturale e una portaerei scala 1:1. Ingenerando proporzionali nostalgie.

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