domenica, Luglio 21

Europee: Visegrad sulla linea di partenza La radiografia della situazione dei paesi di Visegrad alla vigilia del voto per l’Europarlamento, ne parliamo con Daniele Pasquinucci

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I sondaggi politici e le proiezioni, ormai, sono all’ordine del giorno. In Unione Europea si discute di un bipolarismo europeistisovranisti’. I sondaggi del Parlamento Europeo mostrano i sovranisti in ascesa. Emblema di questo momento politico: il Gruppo di Visegrad (V4). Quattro Paesi dell’Europa centrale che corrono disuniti alle elezioni europee, ma che rimangono uniti in una barricata euroscettica’. Ne discutiamo con Daniele Pasquinucci, professore di Storia delle Relazioni Internazionali (Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive) dell’Università di Siena.

Il Gruppo di Visegrad nasce nel 1991. Quattro ex satelliti dell’Unione Sovietica acquistano la loro indipendenza: la Primavera di Praga e le rivolte passate trovano finalmente una risposta. Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia convergono in un’alleanza culturale e politica, prima di entrare nell’orbita europea.

 

Il 7 febbraio 2019, il gruppo di Visegrad incontra a Bratislava la Cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nell’occasione si è ricordato quando «trent’anni fa, i movimenti politici e sociali per la libertà e la democrazia sconfissero i regimi totalitari dell’Europa centrale». Il rapporto del Ministero degli Esteri slovacco, inoltre, ricorda di quando «le persone dell’Europa centrale riscattarono la loro libertà e i loro diritti democratici, oltre che la possibilità di riunirsi ai Paesi occidentali».

L’attuale Presidenza slovacca, in carica dal 1° luglio 2018, sta lavorando per «un’Europa forte, un ambiente sicuro e soluzioni intelligenti». Il Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajčák, riferisce che l’obiettivo principale è quello «di sottolineare un chiaro orientamento verso l’Europa come area importante per un ulteriore sviluppo dell’intera regione di Visegrad». La Presidenza annuale di Bratislava promette di sostenere l’unità del gruppo V4 in Unione Europea, di collaborare in progetti e soluzioni vantaggiosi per i cittadini di Visegrad, di rispettare le differenze e gli interessi nazionali.

Il Gruppo di Visegrad nasce per facilitare ai quattro ex Stati sovietici l’entrata nel panorama occidentale ed europeo. Negli ultimi anni, però, l’aria che tira è cambiata: Visegrad ha acquisito una connotazione marcatamente euroscettica. Nel 2018, i leaders politici del Gruppo V4 si sono opposti aspramente alle quote di redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri europei, aprendo un caso delicato e di difficile risoluzione tra Visegrad e l’Unione Europea. “Sicuramente l’economia e la politica economica non sono questioni che dividono le due sfere in questione. I Paesi di Visegrad investono e sfruttano bene i fondi europei”, afferma Pasquinucci. “La questione che allontana Visegrad da Bruxelles riguarda la sfera politica: il Gruppo V4 percepisce l’azione della Commissione come invasiva ed indebita in termini politici. Soprattutto, la Polonia e l’Ungheria, dopo che le loro riforme sono state bocciate (giudicate non in linea ai principi europei). Altra questione che le divide: la gestione del fenomeno migratorio. Anche se, non dimentichiamo che nei V4 l’immigrazione è pressoché inesistente. Questo li rende l’esempio concreto di un ‘cortocircuito’ europeo: questi sentimenti xenofobi, alle volte apertamente razzisti, sono slegati dall’esperienza concreta”. Infatti, la crisi migratoria del 2014-2016 ha investito principalmente gli Stati mediterranei, come l’Italia, la Spagna e la Grecia.

Una presunta vicinanza alla Russia di Vladimir Putin potrebbe, invece, inquietare gli europeisti. Secondo un sondaggio del maggio 2017, il 75% degli Slovacchi ed il 62% dei cechi sono favorevoli a cooperare in materia di sicurezza con la Russia. Più di un terzo dei cechi e degli slovacchi pensano che l’Unione Europea li stia spingendo ad abbandonare i loro valori tradizionali. Riguardo questi dati, Pasquinucci è critico e cauto: “Ad esempio, la Polonia si sta avvicinando agli Stati Uniti di Donald Trump, anche dopo le tensioni con l’Unione Europea. Non credo che la maggioranza dei cittadini che abitano nei Paesi V4 abbiano una reale intenzione di abbandonare l’Unione Europea o la moneta unica.”

Negli anni, la posizione dei Paesi V4 riguardo il fenomeno migratorio ha raccolto plauso e molti complimenti nella comunità internazionale: l’italiano Matteo Salvini (Lega) trattiene da tempo un legame politico stretto con il premier ungherese Orbán. A tal proposito, Pasquinucci crede che la posizione dei sovranisti italiani è abbastanza contraddittoria. Salvini e lo stesso M5S (che ha cercato contatti con movimenti euroscettici, tra cui anche quello dei gilet jaunes) rispondono al tentativo di trovare alleanze sul piano europeo, cercando di unire tutti i gruppi euroscettici. Ma questo tentativo verrà reso vano da due questioni. La prima è che i sovranisti difendono il proprio interesse nazionale, quindi non è auspicabile la formazione di un fronte comune. La seconda è che l’euroscetticismo ha svariate forme e gradazioni: ci sono gli eurocritici, gli euroscettici di destra e di sinistra, e gli eurofobici.”

Marine Le Pen, di Front National, è alleata europea della Lega, tra le fila dei populisti euroscettici di Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENF). Spesso si è parlato di un’asse ‘Salvini-LePen’ per allargare a Visegrad l’alleanza politica: un’internazionale sovranista fondata sulla lotta all’immigrazione. Il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz è vicino alla visione politica dei Paesi V4. Nonostante le lusinghe ai quattri Stati di Visegrad, secondo Pasquinucci una coalizione allargata è più che improbabile, ma rimane chiaro che il blocco di Visegrad è il fronte più avanzato di un’idea politica precisa: governare il fenomeno migratorio attraverso scelte nazionali. L’euroscetticismo, forte nei Paesi V4, si alimenta anche in altri Paesi. Pensiamo a Vox, in Spagna, che raccoglie consenso popolare opponendosi all’immigrazione”. Inoltre, Pasquinucci rileva quanto sia un paradosso creare un fronte comune tra Stati che si muovono per egoismo nazionale.

Il 14 novembre 2018, i Ministri della Difesa di Visegrad si riuniscono sulle montagne slovacche per sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia di istruzione militare, formazione ed esercitazioni. Si discute per la creazione di un comando congiunto per il Battle Group V4, da mettere a disposizione della NATO e, anche, dell’UE. Il progetto ha incuriosito anche la Croazia. Il Gruppo V4 si impegna a destinare il 2% del PIL alla difesa entro il 2024. La cooperazione a livello strategico è molto forte, molto solida.

In vista delle elezioni europee, Pasquinucci rileva generalmente che la campagna elettorale dei Paesi V4, in particolare di Ungheria e Polonia, si concentra su temi legati all’immigrazione e all’ingerenza negli affari interni da parte della Commissione europea.”

La situazione in Ungheria

In Ungheria, il Governo Orbán si basa sull’alleanza vincente del Partito Fidesz e del Partito Popolare Cristiano Democratico (KDNP). Alle ultime elezioni politiche del 2018, la coalizione Fidesz-NKDP ha raccolto il 49,37% delle preferenze, guadagnando 133 seggi su 199.

Nel Parlamento europeo, Fidesz siede tra i popolari, anche se tira una brutta aria ultimamente tra Orbán e il Partito Popolare Europeo (PPE). Il KDNP siede nello stesso schieramento. I sondaggi mostrano un Fidesz in ottima forma: ad oggi conquisterebbe il 53% delle preferenze. Al secondo posto il Movimento per un’Ungheria Migliore, formazione di estrema destra, che si afferma al 14%. I socialisti sono sotto, al 12%.

La recente crisi tra Fidesz e i popolari europei è stata causata dalla campagna elettorale ‘anti-migranti’ di Orbán. Una campagna che, secondo Pasquinucci,usa toni sprezzanti contro Juncker e la Commissione europea. Stiamo assistendo ad una contraddizione che l’Unione Europea dovrebbe cercare di risolvere: l’Ungheria ha ottenuto rilevanti vantaggi economici dalla partecipazione nell’Unione Europea e non è coinvolta massicciamente dall’immigrazione, eppure Fidesz è il primo partito ungherese.”

La situazione in Polonia

In Polonia, il Partito euroscettico e conservatore, Diritto e Giustizia (PiS), sembra inarrestabile. Nel 2015, esprimono sia il Presidente eletto, Andrzej Duda, che il Primo Ministro, Beata Szydlo. Il PiS ha la maggioranza in entrambe le camere.

Nel Parlamento europeo, il PiS si siede tra i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), di cui fa parte anche Fratelli d’Italia (FdI). Nei sondaggi, il PiS è dato costantemente intorno al 40%. A 24% si trovano gli europeisti di centrodestra, Piattaforma Civica: partito fondato anche dall’attuale Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. I socialdemocratici di Wiosna sono saliti all’11%.

Pasquinucci commenta: “La Polonia è uno dei Paesi che ha goduto maggiormente dei fondi strutturali europei e dei fondi regionali. La campagna elettorale dei sovranisti polacchi si nutre di lotta all’immigrazione e opposizione all’ingerenza di Bruxelles negli affari interni polacchi. Lo stesso capita in Slovacchia e in Repubblica Ceca.”

Le recenti riforme proposte da Polonia e Ungheria, bocciate dall’Unione Europea, sono definite da Pasquinucci come riforme che, “secondo i valori dell’Unione Europea, mettono a repentaglio lo stato di diritto nei due Paesi. Mettono a repentaglio la libertà degli organi di stampa, mettono in discussione l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario.”

La situazione in Repubblica Ceca

In Repubblica Ceca Andrej Babiš è Primo Ministro. Il suo partito, ANO 2011, ha ottenuto il 29,6% dei voti nel 2017. Il Governo è il risultato della coalizione con il Partito Democratico Civico (ODS).

Nel Parlamento europeo, ANO 2011 si siede con i liberaldemocratici di ALDE. Gruppo di cui si è parlato per via dell’attacco al premier Giuseppe Conte da parte del capogruppo, Guy Verhofstadt. ODS si siede nell’ECR, con Giorgia Meloni (FdI) e il PiS polacco. Negli ultimi tempi, ANO 2011 ha mitigato il suo euroscetticismo, però rimane un partito sovranista, afferma Pasquinucci.

Babiš, definito spesso come il ‘Donald Trump ceco’, è un miliardario slovacco con un passato nel Partito Comunista di Cecoslovacchia. Adesso culla il suo ANO 2011, formazione di centrodestra, che raccoglierebbe il 32% delle preferenze, ora come ora. L’ODS è fermo al 14%, mentre il Partito Pirato Ceco aumenta al 15%. I socialdemocratici del ČSSD sprofondano al 7%, mentre il KDU-CSL scompare al 6%. Queste due ultime formazioni avevano governato insieme a Babiš dal 2013 fino alle ultime elezioni nel 2017.

La situazione in Slovacchia

La Slovacchia detiene attualmente la Presidenza del Gruppo V4, fino a luglio 2019. Il Governo Pellegrini, insediato a marzo 2018, è un governo di coalizione, che succede a quello dimissionario di Robert Fico. Il capo di governo, Peter Pellegrini, appartiene al Partito Direzione – Socialdemocrazia (Smer-SD). L’Esecutivo è appoggiato dal Partito Nazionale Slovacco (SNS), nazionalista e di destra, e dal partito Most-Híd, che si pone a difesa della minoranza ungherese in Slovacchia.

Nel Parlamento europeo, Smer-SD si siede nel Partito del Socialismo Europeo (PSE), SNS è nello stesso partito del Movimento 5 Stelle (EFDD), Most-Hid è tra i popolari. I sondaggi per le elezioni europee mostrano Smer-SD in vantaggio sulle altre forze (22%). Le altre forze di governo sono sotto il 10%: SNS a 8% e Most-Hid a 6%.

La soluzione possibile

“Questa deriva di ‘democrazia illiberale’ non è contrapposta in maniera efficace da un’opposizione organizzata.” Pasquinucci continua dicendo: Le opposizioni ai partiti sovranisti sono spesso frammentate e poco coordinate. I partiti di opposizione devono sforzarsi a mettere in luce i vantaggi e i benefici che l’Unione Europea garantisce. Senza però presentare l’Unione come un qualcosa di ideale, come un ‘sogno europeo’. Devono lavorare con la consapevolezza che sono necessarie profonde riforme: a partire dalla gestione politica monetaria, fino alle istituzioni e alle procedure decisionali.”

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