mercoledì, Agosto 21

Europee 2019: i rischi di manipolazione on line L’intervista ad Arturo di Corinto, capo della comunicazione del laboratorio sulla Cyber security in Italia

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E in Europa, la democrazia è a rischio in relazione a ciò?

I rischi per la democrazia ci sono eccome, perché questi meccanismi sono oscuri, opachi e la gente, non conoscendoli, non sa quali danni ne può avere. L’uso degli algoritmi è paragonabile a quello delle pistole o dei martelli: di per sé, non uccidono, ma possono farlo. Influenzare il comportamento delle persone è predittivo, perché più si conosce una persona, più si possono influenzare le sue scelte prima che la stessa ce lo dica! Un utilizzo diffuso e spregiudicato degli algoritmi può fare danni, anche enormi; a ciò si aggiunga che la competizione in campo industriale rende questi meccanismi segreti. Inoltre, non sappiamo come vengano creati i vari algoritmi, proprio per via di questa loro segretezza.

In campo elettorale si procede quindi nello stesso modo.

Esattamente. Si può lanciare un messaggio personalizzato in base alle proprie convinzioni politiche e anche georeferenziato, cioè adattato al territorio di residenza.

Chi conosce questi meccanismi sa bene quindi anche come influenzare gruppi di individui: per poter giocare alla pari, bisognerà avere in tutti gli schieramenti delle figure che si occupino di questo lavoro?

Difficile dirlo, ma una cosa è certa: le aziende che fanno questo lavoro devono essere considerate responsabili del modo in cui gestiscono i dati. Dopodiché, se qualcuno volontariamente vuole fornire i propri dati sensibili, allora non c’è problema. Il problema si crea quando questi dati vengono utilizzati a nostra insaputa, magari contro di noi. Può succedere di trovarsi in una tecnologia tunnel, in cui si è esposti a rispondere nella maniera che l’algoritmo desidera. La psicologia cognitiva e comportamentale conosce questi meccanismi, non da oggi. L’individuo, infatti, è vulnerabile a forme automatiche di comportamento. Ne parlo da trent’anni circa: le tecnologie della persuasione richiedono uno studio assai complesso.

Riappropriamoci dei nostri dati, quindi…

Assolutamente. Pretendiamo la trasparenza nell’utilizzo dei nostri dati, ma anche di essere informati su come vengono utilizzati i nostri dati e di esprimere il consenso a quel tipo di utilizzo. E non mi riferisco alle lunghissime informative sul trattamento delle informazioni e i termini di servizio che non leggerà mai nessuno, quanto all’applicazione delle leggi in materia, al rispetto della privacy a livello sia italiano che europeo. La trasparenza dev’essere reale, l’utente deve poter scegliere. E ricordiamoci che spesso c’è difformità degli ordinamenti tra uno Stato e l’altro e che i grandi player del digitale non sono soggetti alle nostre leggi ma a quelle di Paesi come gli Stati Uniti, che concepiscono il trattamento dei dati in maniera molto diversa da noi.

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