martedì, Marzo 19

Europa: un’unione di minoranze sempre più invocata e assertiva in un mondo instabile La UE mai come in questa fase storica è invocata e ricercata, la cronaca di questi giorni ne è la dimostrazione; la UE c’è ed è operativa, sostiene Helga Maria Schmid, Secretary General SEAE

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Mai come in questo momento l’Europa, sotto attacco un po’ da tutte le parti, si sta dimostrando ricercata, invocata, e però anche impegnata a tentare di essere assertiva e dinamica.

La dimostrazione di quanto sia invocata e ricercata ancora oggi. Il prossimo Presidente della Commissione Europea deve «diventare forte», perché «qui» serve «uno che riesca a riportare l’Europa ad una capacità di dialogo alla pari con l’America e la Cina: la gente capisce benissimo la differenza tra la debolezza» e la forza. A dirlo è uno che di Europa se ne intende, e parecchio, l’ex Presidente della Commissione Romano Prodi . «Il che non vuol dire diventare una potenza militare: ma vuol dire abbastanza forte da poter essere mediatore e bilanciatore delle forze in moto. Prima l’Europa poteva prendere decisioni anche contestate, come l’allargamento e l’euro, che hanno avuto un grande successo prima e poi sono state criticate, ma prendeva decisioni. Perché la Commissione prendeva decisioni: dopo la bocciatura della Costituzione da parte francese, invece, il potere è passato al Consiglio, dove sono i singoli Paesi che comandano, giustamente».
«La più bella definizione di Europa che ho avuto è che l’Unione Europea è un’unione di minoranze, a union of minorities», «questa è l’Europa. Se invece ci mettiamo nel Consiglio, è la jungla e il leone mangia gli altri».

Sempre oggi, il memorandum d’intesa che Italia e Cina firmeranno il prossimo 23 marzo e i 50 accordi in via di finalizzazione, sono stati l’occasione perché il Garante della privacy,  Antonello Soro,  richiamasse l’attenzione sulla pericolosità di sottoscrivere accordi commerciali con la Cina senza pretendere il rispetto di quelle regole della democrazia digitale che solo l’Unione Europea può imporre.
«La Cina ha tutte le condizioni per essere la prima grande potenza globale perché possiede i dati» -definiti dal Garante come il ‘vero petrolio di questo tempo’- dati «di una quantità sterminata di cittadini di cui raccoglie tutto quello che vuole e possiede una ricchezza di investimenti nei calcolatori, nell’intelligenza artificiale ed è tra i leader nel mondo nella tecnologia 5G. Ridurre il problema a un trattato per gli scambi dà l’idea di avere uno sguardo molto rivolto al passato». Il trattato «è indispensabile ma deve essere un trattato che fa l’Europa. E’ l’Europa che deve giocare la partita prevedendo e rivendicando un primato nel diritto e promuovendo una regola globale in cui la partita avvenga alla pari e tutti rispettino le regole».

E in effetti l’Europa si è fatta sentire  -basti anche solo il ‘caso Memorandum’, dove è intervenuta prontamente su Roma per rivendicare la titolarità della trattativa circa la via della Seta e connessi.

Da un anno a questa parte, circa, quando in occasione della crisi catalana si strillava sull’assenza della UE,  Bruxelles sembra aver deciso di voler prendere in mano il suo futuro. Può essere l’effetto delle elezioni che si avvicinano, ma di certo l’Europa si è fatto largo sullo scenario del dibattito pubblico, e il suo agire appare, altro discorso sarà la valutazione dei risultati o della mancanza di risultati, in parte attribuibili ai limiti dell’istituzione accennati da Prodi.

«Quando necessario, gli europei devono essere in grado di proteggere e difendere gli interessi e i valori europei e avere la capacità di agire. Vogliamo essere in grado di cooperare con i Paesi terzi alle nostre condizioni», parola di Helga Maria Schmid, Secretary General of European External Action Service (SEAE), in un recente intervento sul ‘The Security Times’. La quale nota, appunto, come «la domanda di azioni europee da parte dei partner non sia mai stata così alta».

Le potenze -dagli USA alla Cina- «sfidano apertamente l’ordine internazionale basato su regole e cercano di promuovere visioni alternative di un mondo diviso in sfere d’influenza. La rivalità geopolitica alimenta le tensioni e solleva il campanello d’allarme di una nuova ‘era della proliferazione’ che rischia di degenerare in involontari scontri militari». Cambiamento climatico, attacchi informatici e  campagne di disinformazione «sono le nuove armi del ventunesimo secolo.

«Per l’Unione europea, la risposta è chiara: queste sfide possono essere affrontate solo attraverso un approccio multilaterale», nessun singolo Paese può affrontare da solo queste sfide, sostiene Schmid. «Insieme abbiamo gli strumenti e il peso politico per modellare il futuro ordine globale se restiamo uniti. Ecco perché invece di ritirarsi dalla cooperazione internazionale e dai partenariati globali, «l’UE sta intensificando il suo impegno per affrontare le sfide globali insieme ai suoi partner».

L’UE sta investendo in una più ampia cooperazione e partnership internazionali, sottolinea Schmid, soprattutto con la NATO, l’ONU e organizzazioni regionali come l’Unione africana e l’ASEAN. Sul riscaldamento globale, ad esempio, è urgente intervenire sui cambiamenti climatici, l’UE lavora trasformando in azioni concrete i suoi ambiziosi impegni per il 2030.

Nel settore della sicurezza, l’UE continua ad affermare il suo ruolo di fornitore di sicurezza. L’UE è impegnata sul campo con sedici missioni di gestione delle crisi, vale a dire quasi 4.000 uomini e donne. Dal Mali, alla Niger alla Repubblica Centrafricana, al sostegno della riforma del settore della sicurezza in Iraq, alla lotta alla pirateria al largo della Somalia e alla prevenzione di una ripresa della violenza in Georgia. A ciò si aggiunge il continuo impegno in oltre 40 attività di mediazione in tutto il mondo, dalla Colombia allo Yemen e alle Filippine, altresì l’UE rimane il principale donatore per lo sviluppo e l’aiuto umanitario.

L’Unione Europea ha intensificato lo sviluppo di capacità militari congiunte attraverso la  cooperazione strutturata permanente (PESCO); «aumenteremo gli investimenti congiunti attraverso il Fondo europeo di difesa; stiamo razionalizzando le strutture di comando militare (MPCC); e abbiamo lanciato un programma per rafforzare la nostra gestione civile delle crisi.  Azioni, per altro, che servono anche a rafforzare il pilastro europeo della NATO e il contributo alla difesa collettiva.

Una maggiore responsabilità include anche rinforzare la capacità di effettiva azione in fatto di «energia, spazio, infrastrutture e altri settori critici. Noi europei non possiamo accettare interferenze e destabilizzazioni attraverso attacchi ibridi e cibernetici, quindi la nostra attenzione continua a rafforzare le capacità di cibersicurezza, a migliorare la protezione dei dati e a contenere la disinformazione»

L’Europa, sottolinea Schmid, è al lavoro anche sulla non proliferazione, «come il trattato INF e l’accordo nucleare con l’Iran. Il punto di partenza non può essere quello di smantellare l’architettura attuale e ripartire da zero. Noi europei stiamo lavorando a tutti i livelli per promuovere l’universalizzazione e l’attuazione degli accordi esistenti, come il trattato di non proliferazione nucleare e il codice di condotta dell’Aia contro la proliferazione dei missili balistici. Stiamo anche spingendo affinché il Trattato sulla messa al bando totale dei test entri in vigore, il che potrebbe svolgere un ruolo importante mentre ci adoperiamo per una denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile della RPDC».

Assumersi maggiori responsabilità, prosegue Svhmid,  non si ferma ai problemi di difesa. «La sicurezza oggi riguarda anche la sicurezza economica. Questa nozione include limportanza strategica dell’euro e la necessità di assicurare che la moneta unica possa svolgere pienamente il suo ruolo sulla scena internazionale. La promozione del ruolo internazionale dell’euro fa parte dell’impegno dell’Europa verso un’economia globale aperta, multilaterale e basata su regole».

Come europei, «non possiamo permetterci di perdere tempo o di essere meno innovativi di altri. Dobbiamo modernizzare i nostri approcci e impegnarci più attivamente con i nuovi attori all’incrocio tra tecnologia e politica estera e di sicurezza. Questo è il motivo per cui l’Alto rappresentante ha lanciato il panel Global Tech con i CEO di importanti aziende tecnologiche per contribuire a garantire che l’etica e le regole internazionali possano tenere il passo con l’ingegno umano. Per sfruttare queste opportunità, dobbiamo prendere sul serio anche le implicazioni sulla sicurezza, da qui la recente comunicazione della Commissione europea sull’intelligenza artificiale»

Il sostegno «al multilateralismo basato su regole e una maggiore autonomia strategica europea non sono obiettivi contraddittori. Se rafforzeremo la nostra capacità di recupero di fronte ai nuovi rischi, l’UE farà la sua parte per rinvigorire l’ordine multilaterale e sarà considerata un attore assertivo in un mondo instabile».

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