lunedì, Gennaio 27

Europa: sovranisti ininfluenti, ma più unione o crollo L’Europa è a un bivio: se non cambia radicalmente, e subito, finirà nelle mani delle destre antidemocratiche: è questo il gioco vero, è questa la vera partita!

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Elezioni per il nuovo Parlamento dell’ Europa unita. Potrei dire che la cosa che mi ha divertito, ammesso e non concesso che in una situazione del genere ci sia qualcosa da ridere, è stata l’affermazione del professor Avvocato del popolo Giuseppe Conte, ‘dalla sua abitazione nei pressi di via Giulia’, giusto un pied-à- terre, che lui ha uno stile e ora giocherà d’anticipo su Matteo Salvini. Va bene contento lui!
Tre cose mi hanno colpito e non credo abbiano colpito solo me.

L’inutilità conclamata dei sondaggi exit poll eccetera. Ivi comprese le fantasie da circo equestre dei sondaggisti di Enrico Mentana che inventano i Multipoll’, dai quali risultano risultati strampalati, come sballate anche le previsioni: «uno spostamento di non più dello 0.48%», proclama senza ridere il sondaggista quando la Lega era data al 29%, per arrivare al 34, ma senza commenti, così, soavemente! Temo che costoro non abbiano capito che, come a suo tempo per Silvio Berlusconi, gli italiani che votano Lega se ne vergognano un po’ e quindi non lo dicono. Certo, poi, l’immagine soddisfatta, stavo per dire ‘satolla’, di Massimo Giletti (in regolamentare maglietta stazzonata) che vede trionfare Matteo Salvini e se ne va gongolante portandosi il microfono, mentre un Massimo Giannini stralunato ‘commenta’ sarebbe tutta da ridere in uno studio dove sovrana regna la confusione. Peccato, poi, perché Mentana è bravo se solo parlasse la metà (specie mentre parlano gli altri), e meno di un decimo di sé stesso, ma tant’è, il ‘conduttore’ è lui!

L’immagine di un Salvini sudato, discinto, visibilmente soddisfatto, annunciare e parlare della sua vittoria con il rosario in mano e sulla bocca a ricordarci che la vittoria è merito della Madonna. Lui è uno modesto e riconosce i meriti altrui, che credete. Ma che disgusto!

L’altra immagine, o meglio non-immagine, è quella della fuga, letteralmente, degli stellini dopo la conferma della débâcle, ma anche la fondamentale notizia dell’accorrere dalla Sardegna a Roma della fidanzata di Luigi Di Maio. Neanche il coraggio di affrontare un giornalista. Si lascia trapelare solo che è colpa dei meridionali che non sono andati a votare (e ti pareva che fosse colpa loro!) e che tutto continua come prima. Poi trapela anche che Davide Casaleggio è arrabbiato e Dibba pure. Sai che emozione!

Ma il fatto è questo, che si completa con la vittoria della destra anche in Piemonte. Si completa laconquistadel Nord, si punterà al massimo dell’autonomia, la secessione sognata da Bossi comincia a realizzarsi davvero, e sarà un disastro per il resto dell’Italia. Salvini su questo non può transigere: ha vinto grazie al nord e al nord-est separatista e poco propenso a pagare le tasse: la base originaria e dura della Lega, anzi della Liga. Non dimentichiamolo mai, lì è l’anima di Salvini, il resto è fumo negli occhi.
Per cui Salvini dovrà pagare, ora e subito. Ma il prezzo lo pagheremo noi ‘altri’ italiani, e non sarà un prezzo lieve, anche perché Di Maio & co. staranno zitti e muti.

Quanto al Governo, ‘anticipi’ di Conte a parte, perché mai Salvini dovrebbe farlo cadere? Può fare quello che vuole, perché mettersi in una società con una Meloni che vuole fare i blocchi navali, e un Berlusconi che vuole esistere? Di Maio, ormai, non conta più nulla, nel Governo e, probabilmente, nel partito. Solo che quel partito non esiste e in realtà si riduce a Di Maio e qualche suo collega, e quindi una ‘ripresa’ di azione del ‘partito’ non si capisce come si faccia; ma poi non è Casaleggio quello che dice che del partito non c’è bisogno e che basta internet?
Mah, vedremo.

Per quanto riguarda l’Europa, Salvini e Di Maio, mi pare, hanno poco da essere contenti. Finiranno per essere isolati insieme a Marine Le Pen, anche perché Viktor Orbán non è matto, e sa benissimo che nel Partito Popolare ha molto più spazio che con i sovranisti.

Mi si permetta un azzardo. A ben vedere i tanto temuti sovranisti hanno perso, o, se preferite, non hanno vinto, a livello europeo.
In Italia trionfa la destra più becera e oscurantista, in Inghilterra gli antiEuropa che ne vogliono uscire e quindi conteranno solo finché, speriamo il prima possibile, se ne andranno. In Francia Le Pen vince, ma Emmanuel Macron non è matto ad andare al voto, e nemmeno i francesi che già una volta, al voto serio, si sono uniti contro la Le Pen. E quindi alla fine, i sovranisti avranno una quarantina di seggi in più: diciamo cento, o giù di lì, su 750, hai voglia!

Ma, l’Europa è a un bivio, è in bilico: se non cambia radicalmente, e subito, finirà nelle mani delle destre antidemocratiche: è questo il gioco vero, è questa la vera partita!

E quindi, se gli attuali establishment europei vogliono sopravvivere, devono darsi da fare. Come dicevo ieri: meno bilancio e più politiche attive. Bisogna rilanciare l’economia europea, anche rischiando un po’ sui bilanci, ma cum grano salis. Che vuol dire che l’Italia non può illudersi ora, come diceva ieri Salvini, di sforare bilanci e di spendere e spandere senza controllo. Dovrà cercare una politica economica comune e coerente, altrimenti l’Europa si sfascia e affondiamo tutti: è la speranza di Donald Trump e di Vladimir Putin, ma anche di Xi Jinping. E la fusione tra FCA e Renault, potrebbe essere un primo assaggio.
Si tratta ora di scegliere: nuotare o affogare. Che vuol dire più unione o crollo.

E, una volta di più, non è detto che qualcuno non si accorga che, a ben vedere, dell’Italia si può fare a meno, come dell’Inghilterra.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.