domenica, Luglio 5

Europa sempre più in mano ai Paesi mercantili e mercanteggianti Da Merkel con la sua solidarietà a Rutte con i suoi paradisi fiscali: tutti vogliono che l’UE sopravviva, tutti la vogliono quella dei commercianti. Se passa questo, l’UE è finita e diventa solo uno strumento banale

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Poco importa la conclusione di ieri della discussione europea nel Consiglio che aveva al centro l’oramai famoso Recovery Fund, ovvero il futuro dell’Europa, principalmente per il fatto che vi è il solito rinvio per ‘permettere’ alla Commissione di elaborare un progetto operativo, che è poi il suo compito, ma qui su indicazione del Consiglio. E quindi sarà fondamentale per capire se si va verso una ricostruzione del progetto europeo o no, almeno nel senso pieno auspicato di Stati Uniti d’Europa.

Innanzitutto due parole sulla Commissione, ovvero il ‘governo’ europeo, a norma di trattati. Alla Commissione spetta di fare proposte. Il fatto che, come ormai da vari anni, tutto invece venga sempre devoluto a discussioni e decisioni (per lo più bassi compromessi) dei Governi, è la prova che la logica per cui ed in cui l’UE è stata pensata e voluta è completamente saltata.
L’UE doveva essere una organizzazione destinata a sostituire progressivamente gli Stati in quanto tali, assorbendone le funzioni un po’ alla volta.
A leggere bene, infatti, l’art. 5 del Trattato, definendo il principio di sussidiarietà, indica il modo concreto in cui l’UE può legittimamente assumere poteri e funzioni nuove, appunto allo scopo di agire coordinando e, diciamo così, ‘orchestrando’.
Compito, purtroppo, in gran parte dismesso, ma ad opera e per colpa degli Stati, e in particolare proprio degli Stati ‘fondatori’ dell’Europa stessa, a cominciare proprio da Francia e Germania.

È appena il caso di ricordare, ad esempio, che fu la Francia che, con un referendum in gran parte artefatto, rifiutò di ratificare il cosiddetto trattato sulla Costituzione europea, firmato con grande solennità a Roma, dove la UE era nata, e affossato a Parigi, dove era nata la prima idea di una Europa unita, resa concreta nella Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e che avrebbe dovuto essere completata dalla Comunità Europea di Difesa, della quale mai come oggi si sente la necessità.

Quanto alla Germania, è sotto gli occhi di tutti quale sia la situazione. Più forte di tutti gli altri, e fortemente aiutata per motivi politici di una cosa insulsa come la ‘solidarietà atlantica’ -una cosa ormai superata e inutile-, aiutata in particolare a sostenere i costi spaventosi della riunificazione, che, come del resto previsto, al di là dei costi, ha creato in Europa una potenza industriale e umana (quello tedesco è il popolo più numeroso e quindi anche quello che ha il maggior numero di Parlamentari nel PE) ineguagliabile in Europa, che è stata certamente una delle cause della uscita della Gran Bretagna, che evidentemente si considera incapace di opporsi validamente in Europa alla Germania. Ma il punto non è solo quello. La Germania ha saputo usare la propria potenza, ma specialmente il proprio studio (la tecnologia tedesca, no?) e la propria organizzazione (lo abbiamo visto col virus!) e anche con il proprio sacrificio, per crescere economicamente, magari con qualche sacrificio per la popolazione, ma poi con grande successo, che non ha ripagato, puramente e semplicemente.
Al di là, infatti, dei danni di guerra condonati (in cambio dello sberleffo all’Italia per i pochi centesimi richiesti dai soldati prigionieri in Germania e costretti ai lavori forzati senza stipendio) e delle spese per la riunificazione, il torto principale della Germania, intendiamoci il torto politico, è stato di profittare della propria forza economica per vendere i suoi prodotti in Europa, ma comprarne molto pochi. Per dirla più semplicemente: quando si parlava (attenzione: parlava) di ‘solidarietà’ europea, si alludeva, anzi, si diceva esattamente questo. Se si deve creare un mercato unico, bisogna che ognuno faccia quello che può e sa, e compri quello che fanno gli altri. Senza ulteriori parole: è esattamente ciò che la Germania non ha fatto, ma è esattamente ciò che prevedono i trattati: questa la solidarietà, ben altro dalla carità. Punto.

Ma questo è ancora il meno. La Germania ha, ad un certo punto, deciso che dell’UE non sapeva che farsene, anzi, meglio: che l’UE doveva essere lo strumento per la propria crescita, ma sotto il proprio controllo. Lo faceva sbeffeggiando la stessa Francia che, al solito sciovinisticamente e pomposamente, perseguiva il medesimo obiettivo, mentre la Germania metteva una bomba innescata sotto i muri portanti dell’Europa, con la sentenza Lissabon del 2009 (ma anche con le due Solange), dove, zitta zitta, concretizzava il più chiaro sovranismo, un sovranismo razionale e ragionato, ma molto più duro e serio delle sciocchezze di Salvini, di Le Pen e di Di Maio+Dibba, perché in quella sentenza praticamente diceva che qualunque iniziativa europea non strettamentenormaledoveva passare prima dall’approvazione del Parlamento tedesco: la cosa più vietata dai trattati, tanto più che aggiungeva che il Parlamento tedesco doveva poter partecipare attivamente alla formazione delle norme comunitarie.

La cosa più vietata, sia chiaro, che noi abbiamo fatto in pratica per anni e anni, solo che al solito lo facevamo dicendo che facevamo il contrario. Basterebbe prendere le sentenze della Corte di Giustizia europea nei nostri confronti, per riempirci una o due biblioteche. Ma non ci siamo limitati a questo, noi che abbiamo cominciato ad amare l’Europa molto tardi, anche perché la ‘sinistra’ italiana era da sempre contrarissima all’Europa. Oggi, come spesso accade è la più entusiasta, perché ha ragionato. Ma poi, dopo il trattato di Maastricht e di Lisbona, abbiamo fatto finta di non vedere che avevamo sottoscritto un impegno preciso: portare il debito pubblico al 60% del PIL. Quella norma la abbiamo votata noi, il nostro Parlamento la ha approvata, il nostro Presidente della Repubblica la ha ratificata. Solo che, al solito, abbiamo pensato di poter continuare a fare i furbi come sempre, e specialmente di poter continuare a chiedere soldi e favori all’Europa in cambio di nulla, anzi, mostrando all’Europa i nostri sprechi (per non parlare della mafia e della corruzione), e la nostra allegra indifferenza per il fisco. E ciò mentre l’Europa cresceva in potenza e in dimensione.

Bene, chiudiamola qui e sorvoliamo sull’Olanda, un Paese di commercianti che cerca di approfittare di tutto e ci riesce perché nessuna la manda al diavolo, probabilmente proprio perché non è molto forte, né militarmente né economicamente, e quindi la lasciamo abbuffarsi nei piatti altrui, vedi le norme fiscali.

Ora siamo al redde rationem. E Angela Merkel, che di noi ha la stessa stima che noi abbiamo di lei, pone le cose bene in chiaro. Eurobond, nel senso di condivisione del debito? Neanche per idea.
Cattiva Merkel; ma scusate se il vostro vicino di casa sull’orlo del fallimento e spendaccione vi chiede di pagargli i debiti, voi che fate? Al massimo, dopo avergli fatto uno sberleffo, gli dite ‘visto che hai bisogno di soldi … te ne presto un po’ … poi me li restituisci con comodo, o magari, già che ci siamo, mi cedi quella stanza che proprio mi serve e io ti abbuono una parte del debito verso di me, non il resto’.
Per carità, non vorrei essere confuso con quel parlamentare italiano (che in altri tempi per quello che ha scritto sarebbe stato cacciato dal Parlamento e condannato per alto tradimento), tal Claudio Borghi, che alla dolce (beh, si fa per dire, non la conosco) Flavia Vento spiega che il MES è la cosa per cui uno ti presta i soldi e in cambio ti chiede le chiavi di casa e della tua cassaforte per vuotartela con comodo: tutt’altro.

Il fatto è che nei trattati si parla spesso di ‘solidarietà’, che, nel linguaggio della UE, significa condivisione, cooperazione, razionalizzazione, cioè essere parti di una comunità di intenti e di persone. Per cui ‘chiedere solidarietà’ non ha senso, l’ho scritto molte volte, perché siamo noi stessi gli artefici e i decisori di quella solidarietà.

Ma, appunto, visto che noi come al solito facciamo gli accattoni, la Merkel, mezzora prima dell’inizio del vertice, dice al Parlamento tedesco che si tratta di salvare l’Europa e che per farlo la Germania è disposta a contribuire maggiormente al bilancio europeo … Tranquilli si tratta comunque di quattro soldi, e non solo tedeschi; ma niente eurobond intesi come condivisione del debito.
Ve lo ricordate l’ambasciatore Elbling del quale ho parlato? Ebbene così.
E immediatamente a Merkel fa eco la signora von der Leyen, proponendo di attivare cose nel bilancio europeo per fare prestiti vantaggiosi a chi ne ha bisogno, cioè a noi; e lo fa in tono chiaramente obbediente, mentre nei giorni scorsi sembrava volere assumere delle iniziative serie.
Come scrivevo all’inizio, se anche solo fosse un timido atto, sarebbe la dimostrazione che, almeno in alcuni vi è la volontà di fare ripartire l’Europa da dove è stata abbandonata almeno da Maastricht in poi.
Per la precisione, diciamo chiaramente: maggiori contributi degli Stati al bilancio comunitario significa esattamente silurare definitivamente l’UE, perché il segreto dell’idea era esattamente il finanziamento autonomo della UE, che vuol dire Ue uguale Federazione. Ma su questo, il no è netto. Anche se la Merkel è molto generosa: grazie!

Chi ha letto i miei articoli precedenti capisce come la penso. Eurobond non deve significare soldi da prestare, ma soldi da investire negli Stati e direttamente dalla UE; l’UE ha il senso che rappresenta una sorta di federazione in itinere, con il progetto preciso di diventarlo davvero e in fretta.
Non vogliamo solidarietà nel senso della carità, ma nel senso della condivisione degli sforzi. Non siamo sovranisti, ma abbiamo orgoglio e siamo patrioti dell’Europa … alla Merkel verrebbe un infarto se lo si chiedesse di esserlo lei!

La partita è questa, se la si vuole giocare: cogliere l’occasione per dire, facciamo l’Europa qui e subito, e se i Parlamenti tardano a ratificare le poche modifiche necessarie ai trattati, fustighiamoli un po’ che si sbrighino … che caduta di stile e di orgoglio signora Merkel a trincerarsi dietro questi mezzucci, via!
Si tratta, si tratterebbe di combattere, davvero, non di mediare; si tratta, si tratterebbe di fare proposte, non mediazioni più o meno piacione; si tratta, si tratterebbe, di mostrare la faccia dura ma in concreto, che so, fermando qualche Mercedes al confine per vedere se sono fabbricate bene …

Gli italiani, dopo quello che hanno fatto per mostrare che sono un popolo vero all’occasione, devono sapere che oggi, proprio oggi, ci stiamo giocando l’Europa, e quindi se l’Europa vuole essere quella della solidarietà della Merkel, degli approfondimenti della signora von der Leyen, e dei paradisi fiscali di Rutte, noi cominciamo a preparare i bagagli. Tutti, per carità, vogliono che l’UE sopravviva: tutti la vogliono quella dei commercianti. Se passa questo, temo, l’UE è finita e diventa solo uno strumento banale.

Ma chi glielo dice tutto ciò a quei signori? Voi ve li vedete pochette-Conte e Giggino, e sorvolo su Enzo Amendola (ma chi è?), fare cose del genere?
Diranno, anzi hanno detto, tutti in coro, felici, guardandosi nei rispettivi video, ormai politici autoerotici, che hanno avuto un grande successo, ottenendo misure senza precedenti: tanti prestiti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.