sabato, Luglio 4

Europa post – coronavirus: Federazione, uno Stato per tutti, o morte Non c’è niente da salvare, qui è tutto da fare. Giovedì si deve cominciare. Qui si gioca il futuro dei prossimi cento anni di Europa: tra Europa dei commercianti e Europa potenza ordinatrice globale

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Ogni giorno, si suol dire, ha la sua pena, ma talvolta noi italiani cerchiamo di battere ogni record, e quindi ogni giorno è un teatro. A onor del vero non solo noi, ma certo non siamo secondi a nessuno.
E dunque Roberto Burioni, finora, nella vicenda coronavirus Covid-19, la persona più seria e composta, capace perfino di scusarsi con la signora del Sacco che diceva che questa era poco più di una banale influenza, cade nella trappola da sovraesposizione, scatenandosi in modo irridente contro il dottor Giulio Tarro (napoletano) che si attribuiva il ‘titolo’ (inesistente) di candidato al Nobel, per dire che anche lui era candidato a Miss Italia. Caduta di stile inutile e dannosa, non solo per lui, non solo per Tarro, ma principalmente per noi tutti, che vorremmo capire qualcosa di ciò che ci accadrà domani.
Burioni cade, forse non per caso, nella stessa trappola in cui cadde il suo amico e stimato collega Massimo Galli, quando se la prese col medico napoletano che proponeva di curare con anti-infiammatori, accusandolo di ‘farsi sempre conoscere’. La trappola, solo per questo lo sottolineo, è sempre la stessa: la sfida, o meglio, il disprezzo del nord verso il sud: è di ieri, mi pare, la sparata di Luca Zaia contro il sud che fa la guerra al nord se si aprisse prima al sud.
Sarebbe roba da cortile, anzi, lo è, a parte il dispiacere per il modo in cui persone di valore si riducono, anche se poi accade che sia la stessa Accademia dei Lincei a coprirsi di gloria, come ho già fatto notare, senza replica alcuna dalla Accademia medesima. Ciò, del resto, corrisponde ad una situazione generalizzata e simile anche nei rapporti tra Stati europei, che invece di discutere, litigano scagliandosi addosso stracci sporchi. Ne ho già parlato e quindi non ci torno.

Ma mentre il volgare litigio tra virologi impazza, escono le ‘notizie bomba’. Se non si fosse fatto non so cosa, ci sarebbero stati 800.000 morti solo in Italia, ma ciò non è stato detto per non spaventare gli italiani. E mentre dal Ministero della Salute ci rassicurano così, Domenico Arcuri, il mago delle app, se ne esce dicendo non si capisce bene cosa: la app si deve installare assolutamente, ma certo non per impedire di uscire a chi non ce l’ha, però è certo che nessun dato verrebbe mai utilizzato in maniera impropria, ma certo senza la app non si fa lamappatura e quindi è in dispensabile, però, state sicuri, i dati verrebbero conservati solo in un sito garantito e italiano. Oscuro? Direi, ma chiedetelo ad Arcuri. Poi Giuseppe Conte ha detto che la app non è obbligatoria e chi non la installa non subirà discriminazioni. Auguriamoci che sia così!
Ottimo, però: se si voleva indurre gli italiani a non installare l’app, a non fidarsi del Ministero manco se dice che c’è il sole, e a non credere più a nessun virologo, candidato o meno a miss Italia, ci si è riusciti alla perfezione. E per completare l’opera,
pochette-Conte fa sapere che a fine settimana su Facebook ci farà conoscere il suo pensiero sulla riapertura. L’idea di dirlo nelle sedi istituzionali, magari in un confronto parlamentare, non lo sfiora nemmeno, e intanto la confusione va avanti per conto suo. Bravi!
Del resto
del confronto parlamentare sulla trattativa europea nemmeno vuole sentire parlare, anche se una volta tanto ha ragione, ma allora non dovrebbe nemmeno andare a raccontare cose in Parlamento. Il rischio di certi dibattiti con riferimento alla politica estera è ovviamente oltre a quello di scoprire le carte, di dare agli interlocutori stranieri strumenti e argomenti per mettere in difficoltà nella trattativa. Ma allora nemmeno le comunicazioni, perché poi i soliti noti spareranno a zero contro questo e quello e il danno comunque sarà stato fatto. Ma, insomma, pochette è sempre pochette.

Il punto centrale resta capire cosa si intende fare ora in Europa, anzi, per l’Europa.

Tra le tante cose che si sentono, a me pare che l’intervista dell’ambasciatore tedesco che ho citato ieri, sia rivelatrice di cosa intendono fare Germania e altri. Grandi sorrisi e qualche aiuto alla cara Italia che ha tanto sofferto. E basta. Al massimo, rinfacciarci a ogni piè sospinto di avere preso qualche paziente italiano mandato lì da Borrelli, dio solo sa perché. Lo hanno detto e ripetuto fino alla nausea con quella delicatezza che li distingue, ma per il resto, se volete c’è il MES e qualche altro prestito: della Banca Europa degli Investimenti, del Fondo x o y, e qualche acquisto di titoli da parte della Banca Centrale.
L’unica novità potrebbe essere il fondo proposto da Francia e poi anche Spagna, pare, con l’accordo dell’Italia. Poca cosa.

Invero, ci sarebbe la fumosissima proposta della signora von der Leyen, che, non dimentichiamolo, è tedesca e grande amica della Merkel, quindi ciò che dice, prima di tutto va guardato bene in trasparenza, e poi si può decidere che farne.
Posso solo dire che vedremo. Ormai fino a Giovedì assisteremo solo al solito gioco di posizione: non scacchi, per carità … al massimo dama.

Ho detto varie volte, e confermo, che l’ipotesi di uso del MES non è affatto da scartare, specie per banali motivi di principio o meglio di partito preso. Certo farlo capire a gente come Di Maio o Dibba è molto difficile, a dire poco, ma tant’è.
Il problema reale è di prospettiva politica generale, di strategia, ma di strategia vera, non di qualcosa che serva solo a salvare la poltroncina di pochette, perché, diciamoci chiaro anche questo, gran parte della discussione verte sulla possibilità o meno, a cose fatte, di lasciare la poltrona sotto il sedere di pochette o no. Lui vuole tenerla, magari alleandosi con Silvio Berlusconi, altri vorrebbero togliergliela, ma non si capisce per fare che: Mario Draghi mi sembra poco verosimile. E poi, Draghi mica è un mago, e quindi la domanda resta con chi e per fare che, anche se, non va trascurato, Draghi è ben altra cosa da Monti, e invero anche le condizioni generali sono diverse, anche se, guarda caso, lo spread … sale!
Vediamo, però, rapidamente.

Il MES per pagarci le spese sanitarie non va affatto. Per investire in vista di eventuali altre cose e migliorare la sanità italiana, , ma altro no, assolutamente no. Saremmo nella ipotesi della intervista dell’ambasciatore.
Mi spiego: l’epidemia è stata né più né meno che un terremoto. Ora dopo il terremoto, alle persone che hanno la casa distrutta si danno i soldi per ricostruirla, mica un prestito. E, secondo me, su questo il discorso andrebbe fatto, anche se non se ne vede traccia. Tanto più che varrebbe per tutti i Paesi europei e quindi l’operazione avrebbe senso.

Ma la domanda vera è un’altra. Si vuole o non si vuole fare ciò che l’Europa doveva essere, e cioè una Federazione (sia pure da fare un po’ alla volta) o si vuole lasciarla una semplice organizzazione internazionale, in cui gli Stati agiscono come tali? ciascuno per sé, ciascuno in concorrenza con gli altri, ciascuno per fregare gli altri in nome del malinteso principio di sovranità.
Se si vuole fare ciò che sta scritto nei trattati, dal primo giorno, allora questo è il momento per cominciare a farlo.
Creare un bilancio europeo vero e possente, che sia gestito dalla Commissione, mediante il quale la stessa, attraverso un vero e proprio Ministro dell’Economia europeo, investa in tutta Europa.
Parliamoci chiaro: questo è il vero progetto di Europa, uno Stato per tutti.
E’ il progetto da cui sono nati gli USA, dopo una guerra civile durissima proprio contro chi non voleva la Federazione. Questa è l’Europa che la stragrande maggioranza dei nostri giovani si aspettano: pensateci bene prima di cercare di fregarli. Sembrerà strano, ma il fenomeno (ormai addormentato) delle sardine ha mostrato che se, a un certo punto, la gente si incavola … poi diventa difficilmente contenibile.

Se, invece, volete, da pochette alla Merkel, ecc., lasciare tutto com’è, nella speranza che la Germania riprenda il controllo sull’economia europea a danno degli altri e la Francia a pavoneggiarsi nella sua grandeur, fatelo. Ma ditelo agli italiani. Il nostro debito pubblico schizzerà ancora più su, dall’Europa ci arriveranno ondate di soldi … in prestito, l’industria italiana riprenderà a fornire componenti e tecnologia finché non sarà stata assorbita dall’estero, perché continuerà ad esserci un estero, e per di più l’Italia sarà talmente indebitata che fare la fine della Grecia ci sembrerà il Valhalla.

Poi Conte, nel suo scialbo discorso (informativa) alle Camere è stato, questa volta, abbastanza preciso, specialmente sul MES, sul quale, però, confermo la mia perplessità, ma condivido le precisazioni cautelose di Conte: ha ragione, si tratta di vedere le condizioni effettive. Invece è stata chiara la sua linea di trattativa aperta sui nuovi finanziamenti e in particolare su quelli del cosiddetto European Recovery Fund, tutto da riempire e precisare, ma specialmente sulla iniziativa della signora von der Leyen. Se ben capisco, (ripeto: se ben capisco; ma anche Conte ha detto più o meno così) si tratterebbe di finanziamenti europei, gestiti a livello europeo.
Che poi vi sia una proposta italiana riservata, non mi scandalizza: se si va a trattare non si mettono tutte le carte sul tavolo, mi sembra normale, tanto più che, in termini concreti, lo stesso Conte dice, tra il realistico e il minaccioso, che non sarà risolto tutto Giovedì. Bene … e male, perché noi abbiamo fretta, tanta fretta, ma trattare si deve, bene e chiaro, e (Conte mi pare ha usato la parola solo una volta, una di troppo!) basta solidarietà e anche aiuto, e invece cooperazione, centralizzazione, razionalizzazione: Europa.
Ma
abbiamo e qui fingo di credere che Conte intendesse dire ciò un compito preciso: fare non salvare né rappezzare inventare l’Europa.

Sarebbe bello se si cominciasse Giovedì.
Ma, senza drammatizzare e con la triste coscienza che fare certi discorsi a un ceto politico come quello europeo (sorvoliamo su quello italiano, bastano gli stracciamenti volgari di Borghi a qualificare il tutto, il livello!) oggi è desolante, ma qui si gioca il futuro dei prossimi cento anni di Europa: tra Europa dei commercianti e Europa potenza ordinatrice globale.
Fate voi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.