lunedì, Novembre 11

Europa: ora rilancio serio e ‘avanzato’, meno contabilità, più politica unitaria e di coesione Stoppati i sovranisti, ora si deve lavorare a una unione forte, unita e decisa: magari una Europa più ‘piccola’. E possono rilanciarla solo i Paesi realmente e culturalmente fondatori e anima dell’Europa: Italia, Francia e Germania, con un po’ di Spagna e Grecia

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Si commentano dati in evoluzione, che, però, già dicono molto. In Europa in senso generale, la ‘coalizioneche oggi la governa tentenna, ma con un accordo con i liberali può continuare a farlo. Però, i due ‘leader’, Emmanuel Macron e Angela Merkel sono l’uno sconfitto in casa sua e l’altra in uscita, e con un partito in crisi.
L’unica possibilità, dunque, è un rilancio serio eavanzatodell’Europa, con meno, molto meno contabilità, molta, molta più politica unitaria e di coesione, poche, molto poche, concessioni ai sovranisti per non dargli spazio. Ne potrebbe conseguire qualche facilitazione per l’Italia, ma solo se non eccede a scardinare i bilanci, propri e dell’Europa. E lì, credo, si vedrà il vero problema: solo su quello potrà scoppiare la crisi in Italia. E in questo le posizioni oltranziste annunciate da Matteo Salvini, non aiuteranno.

In Italia, infatti, al di là della evidente ‘vittoria’ di Salvini, comunque, molto meglio delle politiche, peserà la netta sconfitta dei 5S. Ora, ‘comanda’ lui, Salvini, e cercherà di forzare sui bilanci, sulla TAV, sulla frammentazione dell’Italia, ecc.
Logica vorrebbe che gli stellini staccassero la spina, per non snaturarsi del tutto e perdere tutto. Ma un fatto è evidente: non possonoquestistellini allearsi con il Pd, fortunatamente di nuovo vivo e meno renziano di prima, ma anche viceversa: se non continuano con Salvini, Luigi Di Maio deve lasciare e con lui Alessandro Di Battista e, forse, Davide Casaleggio. Non credo che vogliano.

Salvini, in realtà, ha l’alternativa di allearsi con la destra della quale fa parte, ma dovrebbe fare i conti con un Berlusconi, morente e abbandonato anche da Toti, da lui letteralmente ‘creato’, però abbastanza solido da non essere più da sbeffeggiare, specie da parte della Meloni, se vuole sperare di andare al Governo.

Fare previsioni è inutile: decideranno secondo convenienza, sono entrambi partiti senza ideali o progetti a lunga scadenza: sono il frutto delcontratto’, lo ha ripetuto Salvini. Un contratto non è politica, è spartizione di potere e vantaggi. Deciderà, quindi, l’affezione al potere, l’unica cosa che li unisce, e quindi, per dire come la penso, vedremo continuare questo Governo con una resistenza di facciata degli stellini, finché sarà possibile, ma non per poco. Come si dice, come direbbe Di Maio se conoscesse le lingue: ‘après moi le déluge’. Salvini -quante volte lo ho scritto?-, vuole arrivare alla elezione del Presidente della Repubblica, per poi tentare qualcosa d’altro.

I risultati, però, prescindono dalle conseguenze politiche, ma non dalla volgarità e dalla protervia dei nostri politicanti, abbarbicati ai ‘social’ per invitare al voto per loro anche in flagrante violazione delle leggi che essi dovrebbero garantire. Vincere di sicuro, ma se ci metti anche un po’ di ‘trucchetti’ sei più sicuro, no?

Ma ora, intanto, bisogna pensare all’Europa, è per essa che abbiamo votato, no? con la più alta affluenza negli ultimi venti anni in ambito UE, in calo di oltre 2 punti rispetto al 2014 in Italia.

Ebbene, colpisce Nigel Farage che dice che con la Brexit l’Europa finirà. A parte che è ancora tutto da vedere se la Brexit ci sarà alla fine, ciò che colpisce in questa affermazione, come nella gran parte delle simili affermazioni dei ‘sovranisti stupidi’ -se mi si permette il termine con riferimento ai Salvini, Di Maio e Le Pen- è la totaleimpoliticità’, anzi. ‘a-politicitàdelle affermazioni, ma anche la stupidità. Al fondo c’è solo odio, volontà di distruggere, e senso profondo di inferiorità nella sciocca speranza di riconquista di autonomia e indipendenza che nessuno mai ha tolto, e nessuno mai vuole togliere, non diversamente, perfino, daglieuropeisti stupidi’, l’altra faccia della medesima medaglia di ignoranza, cioè quelli che concepiscono l’Europa a misura dei propri interessi particolari di supremazia: vincere oggi la guerra perduta allora, con altri mezzi. Cosa poi, veramente assurdo se ci pensate, ‘comprensibile’ per gli inglesi ancora convinti di essere alla testa di un impero, ma per un italiano o un francese … !

Il problema vero è che i sovranisti sembra che si siano fatti infinocchiare da Viktor Orbàn e soci, che vogliono una Europa che finanzi il loro sviluppo a danno di quello degli altri, grazie a ‘democrazie illiberali’, un ossimoro infame: l’Europa o è democratica o non è. O meglio, è un campo di battaglia, aperto alle orde orientali e occidentali.

Perchè le partite vere sono altre: sono la Cina, gli USA ormai nemici giurati e dichiarati dell’Europa, e, forse meno, ma comunque anche la Russia. Con questi mammasantissima ci si confronta da pari a pari o si soccombe. I dispettucci e i colpi bassi tipo capponi di Renzo, sono appunto, da capponi.

A tutto ciò, invece, si può rispondere solo con una unione forte (e quindi possibilmente senza GB e con poca Ungheria) e unita e decisa: magari una Europa piùpiccola’. Tecnicamente si può, se la Germania smette di pensare al revanscismo e collabora, e se la Francia smette di fare il primo della classe senza soldi in tasca, e se l’Italia sarà leale e collaborativa e ricca di idee e cultura: se tutti, insomma, rinunceranno al proprio particolare a vantaggio dell’interesse generale, cioè di tutti. E lo strumento da cui partire potrebbe essere proprio la difesa comune: Niccolò Machiavelli e Carl von Clausewitz.

L’Europa, Salvimaio devono capirlo, c’è e non si può cancellare (Brexit docet) e quindi non resta che rilanciarla sul serio, così diventa solo una lenta agonia. E possono rilanciarla solo i Paesi realmente e culturalmente fondatori e anima dell’Europa: Italia, Francia e Germania, con un po’ di Spagna e Grecia. Questa è l’Europa. Dell’Inghilterra, duole dirlo ma è così, si può fare tranquillamente a meno, ma basta con le ambiguità, mezza dentro e mezza fuori, non diversamente da Ungheria, Polonia, ecc. Troppo comodo, sparare addosso alle regole europee e trarne solo i benefici. E quindi basta anche con gli allargamenti di comodo.

E questo vale anche per l’Italia, che, al di là della perfezione dei conti, deve essere parte e motore dell’Europa intera e di quella Mediterranea in particolare. Certo l’Italia, non questo ridicolo Governo tutto tra guitti e razzisti violenti, uniti solo dall’ignoranza e nemmeno l’Italia dei super tutto, dei super film con super attori che faranno strage di premi e tornano a casa con le pive nel sacco: spiace dirlo per persone serie che hanno esagerato nell’autostima, ma è il grande limite di questo Paese. Qualche giorno fa è stato chiesto a i nostri politici di indicare i confini di alcuni Stati europei: ebbene nessuno li ha azzeccati, con errori clamorosi.

Ebbene, abbiamo bisogno di un ceto dirigente di gente che conosca i confini non a memoria come a scuola, ma nella loro logica. Perché conoscerli significa capire. Abbiamo bisogno di un ceto dirigente che abbia viaggiato in Europa non solo per un week-end a Parigi ‘tutto compreso’, magari bordello incluso, di gente che ne conosca le lingue, che non abbia vissuto tra Abbiategrasso e Pomigliano d’Arco pensando di avere capito tutto di tutto, senza aprire non dico un libro, un giornale. Non diimprovvisatori contenti’ (che mi fanno pensare al meraviglioso Gassman di Risi nei panni di Artemio Altidori, ‘pugile’) che in sei mesi capiscono l’America Latina e poi tornano qui a sputare in faccia a Macron, e nemmeno di buffoncelli più o meno barbuti che si affannano a dichiarare l’euro inutile e dannoso, salvo ad approfittarne largamente e intanto fare danni agli italiani tutti.

Deve essere ben chiaro che non ha speranza una società alle prese con finti matrimoni di finte soubrette con finti magnati finti fascisti, o con le diatribe da cortile tra Gigino e Gigetto, Matteo ‘a’ e Matteo ‘b’, guitti e società di marketing. Il futuro non è una società di marketing provinciale che immagina di dirigere il mondo con un software mal funzionante.

Abbiamo, in una parola, bisogno di un ceto politico europeo in senso vero, che vuol dire non, ripeto, non fatto di contabili sussiegosi e arroganti quanto i loro colleghi ‘fantasiosi’ e ignoranti. L’Europa è tale se parte dalla comprensione reciproca: comprensione, cioè conoscenza e rispetto e volontà di capire e condividere dove e quando possibile.
Sarebbe ora che quei tanti giovani europei figli di Erasmus, di Interrail, di Horizon 2020, dei PON, ccc., tutte le cose, insomma, finanziate abbondantemente dall’odiata Europa ‘che dà meno di ciò che riceve’ -non quindi quei quattro fessi che si sono prodotti in risse in Spagna, né quelli autodidatti ‘onni-ignoranti’ che abbiamo già visti- ‘restituissero’ all’Europa un po’ di ciò che hanno avuto, e, per essa, all’Italia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.