giovedì, Marzo 21

Europa: nella morsa tra Stati Uniti e Russia Transatlantic Forum on Russia: l’incontro di oggi al centro studi internazionali. Tutto deve ripartire dall’Europa

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La Russia è sicuramente uno dei temi più centrali degli ultimi giorni. Tema centrale per il dibattito pubblico italiano, che, di certo, sta vivendo un momento particolare: Matteo Salvini è volato a Mosca pochi giorni fa e prima dell’incontro tra il premier Giuseppe Conte ed il suo collega Vladimir Putin. Centrale il tema, però, lo è anche per gli Stati Uniti, specie in queste ore, da quando Donald Trump ha annunciato che intende rottamare lo storico trattato sul nucleare con Mosca: l’Intermediate Range Nuclear Forces Treaty (INF).

“Porremo fine all’intesa che Mosca viola da anni”, ha detto il Presidente americano confermando le voci che già prevedevano la fine del trattato del 1987, all’epoca firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Riarmo degli Stati Uniti? Punizione per un mancato rispetto? Mossa anti-Cina? Potremmo passare ore e ore a spremerci le meningi per capire cosa sta davvero accadendo. Il tutto nel contesto di una linea, quella di Trump, più volte protesa verso un accordo con Putin. Gli USA sembrano tornati indietro ad un’era pre Kissinger: non pensano più a Cina o Russia come competitor strategici alternativi. Sono competitor a lungo termine, si, ma entrambi. Ed in tutto questo, l’Europa dove si colloca? In attesa di una ufficializzazione e di un ennesimo tentativo di lettura strategica statunitense, la comunità internazionale, comunque, si guarda attorno preoccupata.

Insomma, USA, Russia e Unione Europea: questo il fulcro del terzo Transatlantic Forum on Russia organizzato questo 22 Ottobre dal Centro Studi Americani, a Roma. La situazione di oggi è molto più complessa di quanto non lo fosse anni fa: non per nulla, infatti,  c’è chi parla di ‘nuova guerra fredda’ o di zona grigia. Quali sono nell’odierna ottica le prospettive della Russia sui rapporti transatlantici? Molti di noi si saranno posti questa domanda, ma per comprendere bene le dinamiche che coinvolgono la Russia, occorre riflettere primariamente sull’essenza che caratterizza questo enorme Paese, geograficamente a metà tra Occidente e Oriente, la cui storia si allaccia costantemente con il nostro emisfero del globo. Se facciamo un salto all’indietro, dobbiamo ammettere che il tentativo di ancorare la Russia all’Occidente è un tentativo fallito.

“Se facciamo un’analisi culturale e politica russa, notiamo che ci sono degli elementi che si ripetono”, spiega Antonello Folco Biagini docente presso La Sapienza di Roma; “la Russia ha sempre inteso se stessa come una potenza, una potenza con una sorta di missione di protezione del mondo ortodosso e di tutte le popolazioni in essa contenute”. Anche nei suoi momenti più neri, il grande Stato non ha mai rinunciato a questo ruolo. Ne consegue che “i rapporti con gli USA, di cui non ha mai riconosciuto la leadership, sono sempre stati difficili”; in altri termini, i russi hanno sempre avuto una grande sensibilità per ogni elemento che potesse mettere in discussione il proprio ruolo di potenza. E complessi sono sempre stati i rapporti con l’Occidente in generale, le cui chiusure possono provocare la “deriva ad est” di cui tanto si parla. Deriva ad Est per cosa?

Perché la Russia si sente esclusa. Ne sono esempi, l’accordo di due anni fa con la Cina o I citati trattati euroasiatici, forum di discussione che spesso hanno tagliato fuori il Paese. Ritornando a prima, il tentativo post ’89 è fallito, sicuramente anche e soprattutto per responsabilità nostra. Certo è che, però, rispetto a dieci anni fa, i toni sono decisamente cambiati: “nel 2007 si parlava di ‘grande Europa’, di progetti di riforma dell’OSCE, del Consiglio Europeo” spiega Fabio Bettanin dell’Università L’Orientale di Napoli;, “Putin diceva ‘facciamo parte della vostra civiltà, vi supportiamo’ ed oggi, invece, i messaggi sono minacciosi. Cosa è cambiato? “Certamente se è rimasto un uomo per 24 anni al potere, qualcosa che non va c’è”.

La Russia è convinta del fallimento dell’Europa post moderna, dell’inconsistenza dei disegni lanciati. Ma quindi, Putin vuole il male dell’Europa o ha ancora interessi tali da decidere di non ‘volerla distruggere’? “La Russia non trae vantaggio da questa Europa”, così come non trae vantaggio dall’Asia, con cui i rapporti economici non decollano, a differenza di quelli politici. “Putin, inoltre, genera una falsa speranza nei confronti della Nazione quando dice ‘abbiamo superato grandi prove, ora siamo più forti’”, continua Bettanin, “non pensò che si raggiungerà un accordo tra Ue e Russia perché la loro vision è ancora troppo lontana”.

Ma se ricominciassimo dal basso? “Se riprendessimo da Misk? Non possiamo dire che la responsabilità è sempre della Russia perché è anche nostra”. L’Europa, quindi, rimane un problema così com’è? Putin di certo ha capito le dinamiche europee e non si illude che le cose muteranno ora.

Ma parlare di Russia vuol dire anche parlare di sanzioni, non dimentichiamolo. “Le sanzioni non servono assolutamente a nulla, provocano fratture ma non indebolimento politico”, afferma Biagini; “mai nessun Paese è crollato per questo; hanno valore etico, morale, ma non cambiano i fatti”. Ma alle sanzioni, pensiamoci, che alternative ci sono? “Le sanzioni devono essere uno strumento ma mai un fine”, precisa il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi; “l’Italia crede nel rispetto delle regole di diritto internazionale, se violate bisogna agire perché l’ordine internazionale venga ristabilito”. “Le sanzioni devono essere uno stimolo per il fine che in questo caso è quello della legalità”.

Certo è anche che “non appena le cose tra Russia ed Europa peggiorano, si deteriora anche l’ipotesi liberale, l’Europa dovrebbe ricordarsene ogni volta che parla di sanzioni”, afferma Ivan Kurilla dell’Università di San Pietroburgo. Sarà possibile però avere un rapporto costruttivo? L’Unione Europea resta, nonostante le sanzioni, il partner economico principale della Russia. “La questione di Misk deve essere risolta, così come quella mediorientale”, afferma Bettanin; “deve essere campo nostro, l’interesse è nostro. In fondo, la globalizzazione ha una sua dimensione regionale che stiamo sottovalutando”. Le cose devono ripartire dall’Ue. Questo è il punto.

E la Cina è forse il nuovo interlocutore del gigante? Potrebbe. Sicuramente il Cremlino nutre ancora diffidenza nei suoi confronti, per non parlare poi delle numerose limitazioni in termini di distanza culturale. “La strategia della Russia non può essere quella cinese” afferma Biagini, “un esempio unico di comunismo e capitalismo”. Alla Russia, insomma, non conviene essere subalterni al dragone rosso ed i motivi, li abbiamo intuiti, sono tanti e non proprio da poco. Riflettiamoci: si parla di alleanza con la Cina ma così non sembra; se la Russia lo facesse, sarebbe dipendente dalla Cina e dalla sua politica, sarebbe un partner inferiore. Ma occhio all’elemento che hanno in comune, come puntualizzato durante il Forum: il cosiddetto allineamento di necessità, il contenimento dell’influenza statunitense, la consapevolezza che se uno dei due crolla, il secondo ne seguirà le sorti.

In questo quadro poliedrico, l’Unione Europea si trova un po’ al centro tra due ‘giganti’, a volte protagonista e, a volte, meno. E quel meno, potrebbe dunque essere il maggior problema. Alla luce del passo indietro di Donald Trump delle scorse ore, non dobbiamo illuderci: avrà conseguenze pesanti proprio su quell’Europa di cui stiamo parlando. Un’Europa profondamente divisa tra paesi emotivamente legati ad una visione anti russa e paesi che non nascondono una certa simpatia, tra cui proprio l’Italia. Ma se fino a qualche tempo fa questo poteva non essere un problema, ora potrebbe esserlo eccome. Sarà un problema per i nostri rapporti con gli Stati Uniti?

Non scordiamoci che “la Russia è ai nostri confini, è Europa”, evidenzia Roderich Kiesewetter membro del German Bundestag, “dipendiamo economicamente dai rifornimenti russi ed in più , sono ancora un mercato importante”. Il problema sarà proprio conciliare il rapporto con la Russia con il rapporto di fedeltà e fiducia con gli Stati Uniti. “Questo riaprirà il problema a delle locazioni dei missili europei”. La Russia in Europa, dal canto suo, sta intervenendo in alcuni paesi per riprendersi probabilmente alcuni pezzi di Europa. “Dobbiamo capire che anche nelle situazioni più complesse possono esserci delle opportunità “, afferma il Ministro degli Esteri, “questo è lo spirito con cui l’Italia guarda alle relazioni internazionali”.

Europa, insomma, tra due fuochi.

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