venerdì, Novembre 15

Europa: guida alle elezioni 2019 Mentre l’UE si avvia verso un turno elettorale spartiacque, in Italia saranno chiamati al voto 3860 comuni e sei Regioni. Fari puntati anche su Grecia, Portogallo e Ucraina

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Come ogni anno, anche il prossimo milioni di persone si recheranno presso le cabine elettorali per decidere il futuro del proprio Paese e delle istituzioni governative.

Il 2018 è stato ricco di eventi politici e, almeno in Europa, verrà ricordato come lanno del populismo’. Il 4 marzo scorso lItalia è entrata ufficialmente nelle sua XVIII Legislatura con la formazione – dopo un tortuoso percorso – del cosiddetto ‘Governo GialloVerde’, che prende il nome dai colori che contraddistinguono i due partiti alleati, Movimento 5 Stelle e Lega. La Russia ha confermato Vladimir Putin alla guida del Paese, mentre in Ungheria, Viktor Orban è riuscito a mantenere la carica di Primo Ministro. Anche la Svezia, culla della socialdemocrazia, ha dovuto fare i conti col populismo dilagante in Europa e le elezioni del settembre scorso, sebbene abbiano decretato la vittoria della Socialdemokraterna, hanno sancito l’avanzata dei Democratici Svedesi (DS) che, a discapito del nome, sono gli eredi ‘moderati’ dei movimenti neo-nazisti degli anni ’70.

Ma andiamo a vedere ora quali saranno gli eventi politici più importanti che ci riserverà il 2019 europeo.

Europa

Nel Vecchio Continente levento sicuramente più atteso sono le elezioni europee che si svolgeranno tra il 23 ed il 26 maggio 2019, così come deciso unanimemente dal Consiglio dell’Unione Europea. Circa 400 milioni di cittadini europei saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo con sede a Strasburgo: il numero dei deputati di uno Stato membro è calcolato in base alla sua popolazione. Il 7 febbraio scorso il Parlamento ha votato a favore di una riduzione del numero dei suoi seggi, che passano da 751 a 705 dopo l’uscita dall’Unione del Regno Unito che, dunque, per la prima volta non parteciperà alle elezioni, in attesa di capire come andrà a concludersi il processo Brexit.

Stando ai sondaggi riportati da ‘Pool of Pools’ ci sarebbe una drastica riduzione dei seggi da parte dei gruppi politici tradizionali come il PPE (Partito Popolare Europeo), che rappresenta il centrodestra europeo moderato – all’interno del quale troviamo Forza Italia e altri partiti minori italiani  come Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Partito Pensionati, Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, Südtiroler Volkspartei e Unione Democratici per lEuropa, – ma nel quale rientrano anche i populisti come l’ungherese FIDESZ di Orban, e l’S&D (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici), tra le cui fila spiccano il Partito Democratico  e il Partito Socialista Italiano.

A giovare di tale statistica sarebbero, invece, le forze euroscettiche, sovraniste e populiste, come ENF (Europe of Nations and Freedom) – gruppo in cui è inserita la Lega di Matteo Salvini insieme al francese Front Nacional guidato da Marine Le Pen – e EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group) – fazione in cui milita il Movimento 5 Stelle insieme a partiti più nazionalisti come Alternative für Deutschland e i DS svedesi. Tutto ciò confermerebbe il trend che vede tali movimenti in ascesa nel panorama politico europeo e, in generale, occidentale.

Le uniche eccezioni sarebbero date dai librali di ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe) – nel quale il M5S ha tentato di entrare, ma ricevendo un netto rifiuto – che vede in Emmanuel Macron l’azionista di maggioranza e il personaggio di punta dell’eurogruppo, e dalla crescita dei Verdi (anche se questa rimane più una tendenza tedesca che europea in generale).

In questo frastagliato orizzonte politico europeo risulta difficile intravedere una maggioranza solida ed uno dei due partiti tradizionalmente più forti dovrebbero trovare il sostegno di un terzo soggetto che, presumibilmente, sarà ALDE.

È bene ricordare, però, che tali sondaggi si basano sulle esperienze e le intenzioni di voto delle elezioni parlamentari nazionali e che le varie alleanze e offerte politiche potrebbero cambiare nei prossimi mesi, così come non è detto che le intenzioni in campo nazionale coincidano perfettamente con quelle in sede europea.

In ogni caso, anche se maggio sembra ancora lontano, a scaldare il clima ci ha pensato, in un’editoriale odierno, il Financial Times’, che parla di «scontro avvincente» per le elezioni europee tra l’«intransigente euroscettico, portabandiera della destra nazionalista europea» Salvini ed il suo «acerrimo nemico» Macron, «il Presidente francese più europeista di una generazione, con un ambizioso programma per rafforzare l’UE»: i due sono stati eretti a simbolo di due differenti visioni dell’Europa.

Rimanendo sempre nell’universo delle istituzioni europee, nel 2019, precisamente il 31 ottobre, finirà, dopo otto anni, l’era di Mario Draghi come governatore della Bce (Banca Centrale Europea). Al momento, il successore di Draghi più quotato è Erkki Liikanen, ex capo della banca centrale finlandese.

Grecia

Altro appuntamento elettorale si svolgerà dalle parti della penisola ellenica. Domenica 20 ottobre, infatti, i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare il Voulí ton Ellínon, il Parlamento Ellenico. La Grecia è uscita dalla grave crisi economica in cui versava negli ultimi anni ed anche la Troika ha abbandonato il Paese, dopo che la Commissione Europea ha approvato gli ultimi provvedimenti presi da Atene. Nonostante abbia guidato la nave in tempesta – senza non poche difficoltà – fino a condurla a riva l’attuale Primo Ministro, Alexis Tsipras, a capo di Syriza (Synaspismós Rizospastikís Aristerás – Coalizione della Sinistra Radicale), viene dato indietro nei sondaggi elettorali (26%). A precederlo, di ben 10 punti percentuali, ci sarebbe la Nea Dimokratia, il partito di centro-destra guidato da Kyriakos Mitsotakis. Molto più indietro, invece, gli altri partiti: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

Portogallo

Ottobre sarà un mese importante anche per il Portogallo. Domenica 6 avranno luogo le elezioni legislative, per le quali l’ex Primo Ministro, Pedro Passos Coelho, aveva già annunciato di non volersi candidare, nonostante le vittorie del 2011 e del 2015 – quando però dovette capitolare dopo un mese a causa della mancata formazione dell’Esecutivo- a capo del PSD (Partido Social Democrata). Al momento, col 39%, i sondaggi darebbero in testa il PS (Partido Socialista) guidato da António Costa, l’attuale Primo Ministro. Al secondo posto, con il 26% dei consensi il PSD che, orfano di Coelho, pone la sua fiducia in Rui Fernando da Silva Rio, sindaco di Porto dal 2002 al 2013. Anche in questo caso, dati alla mano, per raggiungere la maggioranza servirebbero accordi con le altre forze politiche minori, attestate tutte sotto il 10%.

Ucraina

Il 31 marzo si prevede un turno elettorale molto caldo in Ucraina, in costante tensione con la Russia di Putin e le sue mire espansioniste in Crimea. I due candidati principali sono il Presidente in carica Petro Poroshenko, a capo del Blocco Petro Poroshenko Solidarietà’, e l’ex Primo Ministro Yulia Tymoshenko, arrivata seconda nel 2014, che è alla guida del partito di centro-destra, filo-europeo e filo-ccidentale, Unione Pan-Ucraina ‘Patria’. Come riporta il centro di ricerca Council on Foreign Relation, gli elettori non sembrano appassionati a nessuno dei due candidati. Poroshenko, sebbene anch’esso filo-europeista, sta prendendo una linea nazionalista a ritmo di slogan come ‘Esercito! Linguaggio! Fede! Siamo l’Ucraina’, mentre la Tymoshenko propone di trasformare l’Ucraina in una repubblica parlamentare

Altri palcoscenici elettorali europei saranno Belgio, Lituania, Macedonia, Romania e Slovacchia.

Italia

Menzione a parte per il nostro Paese, dove non ci saranno eventi politici di rilevanza nazionale, bensì più territoriali, ma che serviranno a valutare lo stato di salute del Governo, in primis, e, soprattutto, dell’opposizione, costretta a trovare nuove energie – e idee – per sopravvivere.

Dunque, all’interno dei nostri confini – reduce dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e da un come non mai lungo percorso per la formazione dell’Esecutivo, tra velate richieste di impeachment per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e inediti contratti di Governo – i cittadini di sei Regioni saranno chiamate alle urne: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Piemonte e Sardegna, infatti, eleggeranno i rispettivi Governatori.

Oltre alle Regionali, in 3860 comuni sparsi per tutta la Penisola – tra cui 26 capoluoghi di provincia – andranno in scena le Amministrative. Regionali e Comunali, dunque, faranno da termometro per valutare ciò che emerge dagli ultimi sondaggi, con la Lega che, rispetto ai risultati di marzo, ha abbondantemente superato il M5S: avremo, dunque, un’‘alleanza contrattuale’ a livello nazionale che non verrà replicata sugli altri fronti, dove i due partiti correranno divisi.

Una postilla a parte va dedicata alle prossime primarie del PD che si svolgeranno il prossimo 3 marzo – ad un anno esatto dalla debacle – e, attualmente, vedono in lizza sei candidati: Francesco Boccia, Roberto Giachetti, Dario Corallo, Maurizio Martina, Maria Saladino e l’attuale Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, al momento il più quotato. Candidature molte, dubbio unico: saprà il prossimo Segretario, tra correnti e minoranze, prendere in mano il partito e guidarlo verso un nuovo inizio o sarà il preludio di un’ennesima divisione a sinistra?

Ai posteri – e ai tesserati – l’ardua sentenza.

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