venerdì, Maggio 24

Europa, dopo Sibiu uniti e insieme, nel bene e nel male La dichiarazione comune, adottata all’unanimità, dei leader dell'Unione europea dipinge una nuova più forte Unione, per la quale sarà fondamentale rafforzare il potere legislativo del Parlamento

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Ieri 9 Maggio, festa dell’Europa, i Capi di Stato e di Governo dell’UE si sono riuniti a Sibiu, in Romania, per assumere, in vista delle prossime elezioni europee, una dichiarazione comune, adottata all’unanimità.

Come noto il Consiglio Europeo, quello riunitosi a Sibiu, è l’espressione massima della volontà e delle intenzioni degli Stati (cioè dei popoli in senso stretto, dei quali i ‘Capi’ sono i ‘servitori’ … so bene che, avendo presenti Matteo Salvini e Luigi Di Maio, la cosa può sembrare ironica, ma è la verità) che fanno parte dell’UE; ‘massima’ perché si tratta delle persone (in quanto istituzioni ovviamente) che sono ai vertici dei rispettivi Stati dal punto di vista operativo. E infatti, per esempio, per conto dell’Italia era presente il Presidente del Consiglio dei Ministri e non il Presidente della Repubblica, che, in Italia, ha una funzione non direttamente operativa: è il Capo dello Stato, ma non del Governo. Ma appunto, il Presidente del Consiglio, cioè quello che, non solo giuridicamente, ma anche a suo preciso dire -specialmente nelle ultime sue manifestazioni sul caso Siri-, rappresenta e guida il Governo. Certo, noi tutti sappiamo benissimo quanto poco in realtà conti effettivamente (anche se da molti si comincia a sospettare il contrario, ma non da me), ma sta in fatto che quello che afferma Conte lo afferma l’Italia, maggioranza e opposizione e indifferenti, onesti e disonesti, innocenti e colpevoli mafiosi inclusi.

Lo ripeto per l’ennesima volta: lo si voglia accettare o no, sia o meno il documento votato, vago o incompleto o impreciso, esso è, dal punto di vista del diritto internazionale, un trattato internazionale, in senso stretto. Che vuol dire che se domani lo Stato ‘X’ non rispettasse quegli impegni, violerebbe un accordo internazionale e sarebbe suscettibile delle relative conseguenze, fino a giudizi di qualche Corte di Giustizia internazionale.

Come dicevo, salta subito agli occhi una prima notazione, molto importante: il documento è approvato all’unanimità e all’unanimità dei 27 Stati, Gran Bretagna esclusa.
Qualcuno forse ricorderà che nelle prassi internazionali spesso si assumono decisioni mediante consensus, cioè senza voto, il che permette a chi fosse contrario di dire sempre di non avere votato a favore, ma anche permette a tutti gli altri di fargli rilevare che non ha votato contro. Qui invece no: si è votato, quindi ciascuno ha alzato la mano per dire sì. Sarà pure vero che il documento è vago, ma è scritto e votato e alcune cose sono molto chiare.

Principalmente una è chiara: la volontà di restare uniti, insieme «Resteremo uniti, nel bene e nel male» dichiarano. Non a caso, lo si afferma … a 27, e anche affermando, nello stesso tempo, che l’UE si propone di soddisfare la volontà e le esigenze di tutti i Paesi europei, anche non o non ancora membri. In altre parole: l’UE è pronta ad acquisire nuovi membri, purché coerenti, come anche gli altri sono, con le idee europee e con i valori europei. Il linguaggio è ‘diplomaticamente vago’, ma esplicito e si parla di ‘valori’ non di politiche: «Riaffermiamo la nostra convinzione che, uniti, siamo più forti, in questo mondo sempre più instabile e complesso. Riconosciamo che è nostra responsabilità, in quanto leader, rendere questa nostra Unione più forte e il nostro futuro più promettente, riconoscendo al contempo la prospettiva europea di altri Stati europei».
Segue l’elencazione dei 10 punti di accordo e di impegno.

Sarebbe troppo lungo e anche inutile richiamare l’intero documento, pubblicato qui, ma illustrerò un paio di punti, che, a mio parere, sono molto significativi.
Pur in presenza di Viktor Orban e di Giuseppe Conte, ribadiscono la volontà di unione, di cooperazione, e di rispetto dei valori. È una frase fatta? No, non lo è, attenzione non lo è. L’UE si è appenaliberatadella pavida e oscillante e pretenziosa Gran Bretagna; ora vuole unità e coerenza, è disposta ad accogliere altri, ma nulla osta a mandare via o lasciare andare via altri. Anche questo è un tasto su cui ho battuto a lungo e ripetutamente: nulla impedisce che, a furia di opporsi a tutto e di fare i bambini capricciosi e viziati, alla fine anche noi ci si trovi fuori della porta, magari mentre arriva, che so, la Macedonia. Tanto più che già al primo dei dieci punti si afferma di difendere l’Europa, la sua unità: da Est a Ovest, ma anche da Nord a Sud, in spirito di solidarietà (e vi sembra poco? Quante volta la abbiamo chiesta?) nella ricerca di soluzioni congiunte.

Come ho detto: solo un paio di punti da commentare brevissimamente.
Il punto 7 afferma: «Ci daremo i mezzi per essere all’altezza delle nostre ambizioni. Doteremo l’Unione degli strumenti necessari per realizzare i suoi obiettivi e portare avanti le sue politiche». Tradotto in linguaggio comprensibile: aumenteremo i poteri dell’UE e costituiremo -vecchio e importante progetto- ad esempio, quella centralizzazione della politica economica attesa da anni.

Per puro caso, mentre scrivo queste righe, accendo la TV e sento la aspirante deputata europea del PD (renziana purissima) signora Simona Bonafè, affermare, più o meno, che si dovrà rinunciare ancora ad una parte della nostra sovranità, suscitando nonché l’ilarità il dileggio e il dissenso dei partecipanti a quel dibattito di Lega e stellini. Purtroppo la ingenuità (si fa per dire) o la mancata conoscenza dei problemi, fa dire cose assurde e sballate anche a chi (forse?) è un difensore dell’Europa, battendo sul tasto della perdita di sovranità. Non c’è perdita o cessione di nulla. È esattamente il contrario, per i cittadini certo non per i vertici dei vari Paesi, per i cittadini. Perché i governanti non potranno più fare il bello e il cattivo tempo, non tanto e solo perché la UE (e specialmente la Commissione) pretenderà comportamentim e decisioni diversi, ma perché in particolare sarà il Parlamento a decidere, specialmente se riuscirà ad ottenere maggiori poteri, cosa oggi molto possibile, sempre che i deputati europei facciano il loro mestiere e non stiano sempre a casa loro.

È ovvio, infatti, che per fare una unione più forte, anche sul piano dei rapporti commerciali internazionali, occorre che l’Europa sia sempre di più una unità, che, per usare una espressione un po’ becera ma chiara, ‘parli con una sola voce’. Cioè, che abbia, ad esempio, una politica economica e monetaria unica e chiara, nella quale non vi siano fughe in avanti o indietro dei vari Stati. Qualcuno potrebbe pensare che io alluda alle recenti ridicole performance italiane con la Cina: avrebbe ragione se solo aggiungesse che ancora peggiori (benché assai più fruttuose per loro: colpa nostra se noi non c’eravamo) ritengo le analoghe performance di Francia e Germania.

È incredibile che un aspirante parlamentare europeo non capisca questa banalità: se vogliamo una Europa forte, questa deve essere sempre più simile ad una federazione, e quindi, però, sempre più importante e rilevante sarà in essa il Parlamento europeo.
La vera battaglia da combattere, specialmente noi italiani, sarà proprio questa: pretendere e ottenere un forte rafforzamento del Parlamento Europeo, in funzione di promozione legislativa dell’intera Unione.
Il guaio è che, da noi specialmente, accanto ai malumori sciocchi contro l’Europa, c’è una completa disistima della democrazia, esemplificata nelle opinioni e iniziative a-democratiche (mi si passi il termine, per dire che non sono esplicitamente ‘anti’, ma certo non pro) dei nostri partiti maggiori, stellini e Lega, che, proprio in questi giorni, si danno da fare al massimo a ridurre il numero dei parlamentari in Italia, considerati dei mangiapane a ufo. Progetto ragionevolissimo (mangiapane a parte) se accompagnato da una riforma che specializzi le Camere; altrimenti sarà una ulteriore riduzione degli spazi di democrazia, di un Parlamento sommerso dal lavoro, e quindi sempre più affogato nella trasformazione dei decreti legge: non comprendere quanto quella proposta in sé e per sé sia la negazione della democrazia è impossibile, a meno che non vi sia la volontà deliberata di non comprenderlo! Casualmente, ma solo casualmente, è l’idea fondamentale (e unica) di Beppe Grillo e Davide Casaleggio!

Un altro punto merita di essere ricordato, il 9: «Proteggeremo i nostri cittadini e ne garantiremo la sicurezza rafforzando il nostro potere di persuasione e di coercizione e collaborando con i nostri partner internazionali». È la promessa ad impegnarsi per la formazione di un esercito comune europeo. Una cosa che sarebbe fondamentale e che, politicamente, avrebbe un effetto unificante più forte, da solo, di tutte le attuali e future politiche di unione in Europa. E inoltre, sarebbe finalmente il modo per avere anche in quel campo una politica comune, e quindi, sia per evitare le follie libiche e sub-sahariane, sia per potere gestire responsabilmente e spendendo una forza credibile, situazioni esplosive come quella libica, quella iraniana e, la più pericolosa, quella israeliana. Agire ancora in ordine sparso, e per di più con politiche diverse, è assurdo: singolarmente anche i più forti e armati Stati europei sono dei pigmei, uniti sarebbero una potenza militare di tutto rispetto.
Ma sperare nella comprensione dell’ovvio in politica e specialmente da parte di politicanti italiani è pura illusione!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.