sabato, Maggio 25

Europa? Chissenefrega! Salvini si prepara alla spallata finale I 18 Paesi dell'Eurozona, tutti, unanimi, nessuno escluso, hanno respinto la proposta di bilancio dell'Italia, magari un dubbio lo si potrebbe coltivare. Invece no. Perfino Di Maio ha capito di essere finito in un cul de sac

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Profetico, Ennio Flaiano (o semplicemente dotato di buoni occhi), quando cinquant’anni fa diceva che  «la situazione in Italia è grave, ma non è seria» ; aforisma da coniugare con un altro:  «La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé».

Eccessivi, esagerati? Vedete voi. Il quotidiano della Confindustria, ‘Il Sole 24 Ore’, pubblica una notarella del Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona. Sostiene che l’attuale Governo indica la strada per affrontare caduta della crescita, della disoccupazione e della povertà; aggiunge che il Governo di Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio cerca il dialogo con l’Unione Europea; che sono gli altri a dover dimostrare che si vogliono occupare seriamente del futuro dell’Europa.

Accade che grazie a questo Governo, i 18 Paesi dell’Eurozona hanno raggiunto una coesione più unica che rara: infatti tutti, unanimi, hanno respinto la proposta di bilancio dell’Italia, così cara al ministro Savona; tutti, unanimi, negano il loro sostegno. Tutti vuole dire tutti, nessuno escluso. Ora può essere benissimo un mega-complotto ai danni del nostro Paese. Più probabile che la proposta di bilancio presentata risulti un qualcosa di inaccettabile; e tale risulti perfino a quei governi e a quelle forze politiche che dovrebbero essere sono più vicini all’attuale Esecutivo italiano (si parla di Austria, Olanda, Finlandia). Magari un dubbio in questo senso lo si potrebbe (e dovrebbe) coltivare.
Accade che tutti i 18 Paesi dell’Eurozona ritengano non motivata sul piano economico, e pericolosa su quello politico, laPropostadel Governo italiano. Non si vogliono fare carico delle conseguenze che le scelte del nostro Esecutivo comporteranno. Magari un dubbio in questo senso lo si potrebbe (e dovrebbe) coltivare.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, nonché vice-presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno reagisce con il noto ‘molti nemici, molto onore’. Dimentica, forse, che dopo questo fiero ‘mi-si-rizzi’ è venuto il non meno famoso discorso del ‘bagnasciuga’; ed è finita con molto disonore.
Naturalmente nessuno si augura conclusioni simili a quelle di allora; però, fondato è il timore che per tutti l’evocato ‘onore’ si possa tramutare in spietato ‘onere’. Pesantissimo onere.
Ancora il Ministro Savona:  «Desidero associarmi, in qualità di Ministro per gli Affari Europei, all’invito al dialogo del Presidente Conte. Il dialogo deve prendere le mosse dalle nobili parole del Presidente Mattarella, pronunciate in occasione della visita di Stato in Svezia, le cui linee sul futuro dell’Unione Europea sono chiaramente espresse e affondano le radici nell’ispirazione che ha condotto i Paesi membri a firmare i Trattati».

C’è di che restare a bocca aperta: ma come, fino ieri, fiero e autorevole teorico del cosiddetto ‘sovranismo’ assicurava urbi et orbi che tutto andava bene; che i malumori e i mal di pancia dell’Europa nei confronti dell’attuale politica italiana non dovevano preoccupare più di tanto; che si trattava di ‘bau bau’ privi di conseguenza… Ora lo stesso Savona comunica che «la situazione è grave…Non mi aspettavo andasse in questo modo». Non si aspettava? Ora auspica un «dialogo franco» con Bruxelles? Perbacco!

Fosse almeno stabile, la situazione all’interno dell’attuale Esecutivo… Macché.

Ormai Salvini non fa neppure il tentativo di nascondere le sue intenzioni egemoniche i suoi progetti espansionistici (beninteso, in termini di consenso e voti). L’alleato di Governo, il Movimento 5 Stelle, esplicitamente guarda in cagnesco e timoroso, la Lega e il suofare’. La domanda ricorrente all’interno del movimento, e dello stesso Luigi Di Maio, che quotidianamente si vede eroso consenso nelle regioni meridionali dove ha fatto il ‘pieno’, non ècosafarà Salvini, maquando’. Perfino Di Maio ha capito di essere finito in un cul de sac: il capo della Lega vuole arrivare alle elezioni europee, arrivare all’incasso; e, forte di questo ‘pieno’, mettere la fine a questo Governo. Salvini ha un bel dire, rassicurante, che «c’è il Governo Lega-5 Stelle e con questo lavoriamo bene e andiamo avanti».
Il tono di questa affermazione è simile a quella di Matteo Renzi, quando a Enrico Letta garantì tranquillità. Il potente Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti (l’unico che si può permettere di non scattare sull’attenti davanti a Salvini), non usa giri di parole, e più d’uno giura d’avergli sentito dire che se fosse per lui «questo Governo sarebbe già finito. Ma Matteo non vuole…». Giorgetti non è certo il solo che mugugna. Perfino un amico di sempre del leader della Lega, Igor Iezzi, capogruppo alla commissione Affari Costituzionale, non vede l’ora di chiudere con l’esperienza giallo-verde.

Salvini indossa i panni del generale Kutuzov con Napoleone (o di Sam Houston con il dittatore messicano Santa Ana): «Dovete avere pazienza. Da gennaio tutto sarà più semplice». Aspettare, attirare i grillini in un terreno infido, lasciare che si auto-logorino, e poi sferrare alla fine il colpo finale, e mietere in un colpo solo, consenso dai pentastellati, da una Forza Italia ormai esangue e da uncentroche non trova sbocchi. A gennaio, dopo aver approvato e digerito la manovra. Nel frattempo si saprà anche come finisce il braccio di ferro con Bruxelles, e la Lega avrà tutto il tempo di predisporre un piano sull’Europa.
In questi due mesi Salvini cercherà di disinnescare e depotenziare il suo rivale interno, quel Giorgetti che silenzioso ma metodico, lavora di conserva con il Ministro dell`Economia Giovanni Tria e il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, gli anelli deboli della politica ‘sovranista’ di cui la Lega vuole essere alfiere. Dovrà sudare tante camicie il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per sedare tutte queste turbolenze.

Ci fosse almeno un’opposizione degna di questo nome, a bilanciare la situazione, come accade in tutte le democrazie. Macché.

Il Partito Democratico è come gli orchestrali che suonano sulla tolda del Titanic’. Con la differenza che loro, almeno, erano consapevoli che il transatlantico era condannato ad affondare. Il PD tra febbraio e marzo andrà alle primarie per scegliere il nuovo Segretario del partito. E già lo vediamo quanto sia appassionante scegliere se alla guida del PD ci andrà Nicola Zigaretti, Marco Minniti o Maurizio Martina; con la concreta prospettiva che iscritti e simpatizzanti del PD esprimeranno la loro preferenza, e non avranno neppure la soddisfazione di essere loro a scegliere. Lo Statuto, infatti, prescrive che si deve ottenere il 50 per cento più uno dei voti nei gazebo; sette candidati, di cui trefortirendono matematicamente impossibile raggiungere questo obiettivo. La scelta viene, perciò, demandata a una più ristretta assemblea di partito, composta da ‘notabili’.
L’altro giorno Martina ha formalizzato le sue dimissioni, e la campagna elettorale ‘interna’ è ufficialmente cominciata. Indicativa l’assenza di Matteo Renzi, che ostenta indifferenza. Tutti invocano ‘unità’ e ‘fine delle risse’.
Parole. Non sfugge a nessuno che a Renzi del PD importi ormai molto poco. Una settimana fa, al convegno di Salsomaggiore, ai fedelissimi ha sillabato parole che ben riflettono il suo umore: «Adesso muovetevi in mare aperto, io non sarò più la vostra ‘rete’, io devo anche guardare altrove». Più esplicito: «E’ giunto il momento di chiederci se il contenitore attuale è quello che ci serve».
Renzi, insomma, pensa a un nuovo soggetto politico tutto suo, convinto di poter attrarre quei consensi che il PD non conquista. Non certo a sinistra; dunque al centro. Quello che in tempi non troppo lontani aveva riconosciuto Silvio Berlusconi, quando aveva confessato di vedere in Renzi lui da giovane…
Non proprio una scissione. Una separazione consensuale. L’iper renziano Sandro Gozi, molto zelante, traduce: «Sono cambiati il mondo, l’Europa, l’Italia. Questo PD non basta e non funziona più. Dobbiamo andare oltre, ora».
A questo punto, si potrebbe chiudere, come si è aperto, con Flaiano:  «Coraggio, il meglio è passato». Con una sola postilla: di coraggio ne occo

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