domenica, Agosto 18

Eurasia: dal Made in Italy al Made with Italy Il darwinismo economico delle imprese per battere le sanzioni che potrebbero farci perdere il treno dell'UEEA

0

Dal Made in Italy al Made with Italy: non un gioco di parole, bensì il modo in cui il tessuto economico si sta adattando alla situazione di stallo politico tra Europa ed Eurasia, e al conseguente ‘disastro’ nelle relazioni commerciali tra le due aree. E’ questo uno dei temi forti emersi a conclusione del V° Forum Eurasiatico tenutosi a Verona scorsa settimana, incentrato sulle opportunità di business offerte dall’Unione Economica Eurasiatica (UEEA) -una piattaforma di 180 milioni di consumatori tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan, 20 milioni di kmq ricchi di materie prime, in particolare energetiche, un mercato comune che sta facendo accordi dall’Asia all’America Latina, senza trascurare l’Africa, sul quale ingenti capitali e bisogno di tecnologie tracciano il profilo di una neonata community di business strategica per l’Europa, e per l’Italia in particolare.
Una community che rischia di essere una grande occasione persa causa la nuova guerra fredda tra Russia e Occidente causa le sanzioni che stanno diventando sempre più l’elemento al centro delle relazioni economiche con l’area.

Come i rapporti macroeconomici nell’area asiatica hanno dimostrato essere molto fluidi con la Cina ad occupare gradualmente quegli spazi di scambio con la Russia lasciati liberi dall’Europa – così anche le relazioni a livello di impresa, piccola o grande che sia, si adeguano alle contingenze del momento con una velocità che non appartiene ai processi politici nazionali ed internazionali.
Una sorta di processo evolutivo, un darwinismo economico in cui la capacità di adattamento alle crisi può determinare la sopravvivenza o meno di un azienda.

Nelle stesse ore in cui a Bruxelles, al Consiglio Europeo, andava in scena la presa di posizione del Premier Matteo Renzi contro nuove sanzioni contro la Russia – opponendosi a Regno Unito, Germania, Francia e diversi altri Stati, per la prima volta su questa materia portando a eliminare dal testo delle conclusioni del vertice la minaccia di nuove sanzioni nella convinzione (sbagliata, ha affermato Renzi con forza) che avrebbero funzionato da deterrente per convincere Mosca a smettere di bombardare le città siriane per appoggiare il regime di Bashar al-Assad, a Verona la conseguenza delle sanzioni come freno al business tra UEEA e UE erano centro dell’attenzione.
Il veto italiano e la relativa vittoria dell’Italia a Bruxelles, il giorno successivo, è stata immediatamente registrata dai partecipati al Forum.
Il Sindaco di Verona Flavio Tosi, sottolineando come «le tensioni tra noi e la Russia passano sopra le nostre teste perché la questione riguarda la Russia e gli Stati Uniti e l’Ue si trova in mezzo», ha detto «bene ha fatto il presidente Renzi a porre un freno a questo tipo di impostazione, che non serve assolutamente a nulla».
E della non sensatezza dell’attuale regime di sanzionatorio, hanno parlato anche il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dichiarando che «le sanzioni fanno più male a noi che a loro e anche a me fa piacere che Renzi abbia parlato chiaro stanotte», e l’Amministratore Delegato di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, che ha definito «cosa non da poco» quanto dichiarato al vertice da Renzi. L’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov, ha definito la posizione italiana presa a Bruxelles come «non contraddittoria, riflettendo l’opinione degli italiani, dell’establishment politico e soprattutto della comunità d’affari del Paese».

In attesa che Bruxelles faccia marcia indietro anche sulle sanzioni che invece restano in piedi, quelle in vigore dal 2014 determinate dalla crisi in Ucraina, il percorso che il Forum ha indicato come funzionale perché l’Europa non perda troppo terreno in Eurasia, è quello della collaborazione nel campo delle tecnologie e della ricerca, dello sviluppo e della consulenza.
Nonostante tutto «le relazioni tra imprese italiane e russe ancora molto buone e stabili», come detto da Ilaria Vescovi, Presidente Gruppo Tecnico Internazionalizzazione dei Territori di Confindustria, ma il mantenimento di questa rete di conoscenza e collaborazione transcontinentale non può prescindere da progetti di «partnership chiare e durature affinché insieme si possa creare nuova tecnologia e sviluppo», come ha ribadito Moretti ponendo l’accento su quegli «spazi importanti tra Russia e Italia per costruire assieme catene di valore reale, ma con i centri decisionali dei due Paesi che devono essere più coordinati e veloci».
Lo scopo di una tale rete di collaborazione tecnologica è quella di resistere ai venti delle tensioni politiche, intese non solo come le ben note crisi internazionali ma anche come imprevedibilità negli ambiti di politica interna, specialmente nelle «molte varianti, compresa la politica fiscale, che inficiano i piani a medio-lungo termine», come dichiarato dal Presidente dell’ Unione degli Industriali e degli Imprenditori della Russia Alexander Shokhin.
Tra queste varianti interne ai processi politici di Mosca una delle più significative è rappresentata dal piano strutturale per la riduzione delle importazioni (import substitution) varato dal Governo russo a partire dall’autunno 2014. In questo piano si inseriscono i 20 decreti ministeriali con cui, nell’aprile 2015, il Ministero dell’Industria e del Commercio russo determina, per ogni categoria merceologica interessata, l’ammontare di produzione importata che, entro il 2020, andrà sostituita da merce prodotta in Russia, invitando sia gli imprenditori russi sia le società straniere interessate a prendere parte al piano di riduzione delle importazioni.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore