venerdì, Agosto 14

Eurasia chiama, UE non risponde L’Unione Economica Eurasiatica cerca di schiodare la UE: il business non aspetta, l'Asia pronta a soppiantarci

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Il lavoro da fare è tanto nel settore energetico, e non può aspettare. «Entro i prossimi 15 anni la domanda di gas crescerà del 30%, mentre raddoppierà la produzione di quello naturale che oggi vale il 10% del mercato. Per questo la Russia intende assecondare la crescita anche con i progetti nelle penisole Yamal (Russia siberiana) e Gyda (Artico siberiano), dove sono previste partnership con circa 25 aziende italiane, a partire da Saipem e Nuovo Pignone», ha detto, il membro del Cda e presidente del Management Board di Novatek, Leonid Mikhelson.
Secondo il Presidente della maggior produttore privato russo di gas: «In 15 anni il fabbisogno si prevede in crescita del 12% in Europa, del 59% in Africa, del 56% in Asia, del 45% in Medio Oriente e del 32% in America Latina. Queste aree non sono in gran parte ancora raggiungibili dai gasdotti russi», è evidente che se Russia e UEEA trovassero spazi per lavorare insieme con l’Unione europea questo business potrebbe essere condotto insieme.

Se così non sarà, per raccogliere queste opportunità l’Unione Economica Euroasiatica dovrà volgere lo sguardo verso l’Asia, Cina in primo luogo.
L’economia, ha detto Sechin, «può lavorare solo se vince la logica dell’apertura e non della chiusura». Allo stato attuale delle relazioni, invece, è la ‘chiusura’ che va in scena, dunque, quel che si è dispiegato in questi mesi sono state tensioni politico-militari e crisi economica, nell’area europea come nell’are eurasiatica, due elementi che si sono intrecciati determinando quella contrazione dell’interscambio Italia – UEEA che tanto si fa sentire. Tatiana Valovaya e Sergei Roumas, Presidente del Consiglio d’Amministrazione Banca dello Sviluppo della Repubblica di Bielorussia, sottolineando come la gestione di una economia su scala globale risulti precaria a causa dei particolarismi dei diversi mercati, ragionando in termini d’innovazione delle relazioni economiche, puntano l’attenzione sulla cooperazione regionale.

Una risposta che può aiutare a uscire dal tunnel dell’incomunicabilità starebbe in quelle forme di cooperazione economica regionale tanto sponsorizzate da Mosca quanto osteggiate dall’attuale Amministrazione americana -e probabilmente anche da quella futura.
Grigory Rapota, Segretario di Stato Russia-Bielorussia, ricordando come già con Prodi, dieci anni fa, si parlasse di corridoi commerciali euroasiatici, e da allora nulla si è mosso, esprime l’urgenza che si respira a Est: l’Europa sta perdendo una grande occasione, diventata ora più vivida che mai.
Lo spazio commerciale lasciato libero dal Vecchio Continente in parte è già stato riempito, progressivamente, ma a breve, sarà completamente occupato da altri partner, quelli asiatici, in particolare cinesi.

Song Hongbing, esperto di finanza e della ‘Via della Seta’, punta il dito contro la pressione esercitata dagli Usa su Russia e Cina sul piano economico, Paesi che hanno elaborato una collaborazione proficua. In particolare attraverso la creazione di una moderna Via della Seta, vera autostrada per beni e servizi che colleghi Estremo Oriente ed Europa attraversando l’Eurasia.
La Cina si sta concentrando sulla creazione di una rete ferroviaria ad alta velocità interna e rivolta verso l’area eurasiatica, e su questo progetto investirà grandi capitali nei prossimi vent’anni.
L’asse Pechino-Mosca è destinato a rafforzarsi sempre di più, per attrarre il resto dell’Asia, a partire dall’India, fino, tanto per cominciare, ai Paesi ASEAN.

In questa proiezione l’Europa si allontana sempre di più. L’inversione di rotta richiede ‘ingredienti’ che paiono al momento non disponibili, quali: i «leader europei coraggiosi che siano in grado, quando necessario, di reagire ai diktat americani» auspicati da Edward Lozansky, Presidente e Fondatore dell’Università Americana a Mosca, la capacità di rimettere al centro il capitale umano in una nuova governance del welfare, e la ‘capacità di amicizia’ prospettate dall’economista gesuita Luciano Larivera, perché «stiamo erodendo, con le tensioni attuali, la capacità di gestire i conflitti, in una situazione in cui occorre una grande capacità di amicizia».

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