domenica, Agosto 18

Eurasia chiama, UE non risponde L’Unione Economica Eurasiatica cerca di schiodare la UE: il business non aspetta, l'Asia pronta a soppiantarci

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VeronaEurasia chiama, UE non risponde. Così, in uno slogan, si potrebbe telegrafare, semplificando, quanto sta accadendo tra le due grandi aree di libero scambio che, a cavallo di due continenti, insieme quotano oltre 680 milioni di cittadini-consumatori, l’Unione Europea (UE) e l’Unione Economica Eurasiatica (UEEA). Una incomunicabilità, figlia della nuova guerra fredda, che il V° Forum Eurasiatico, in svolgimento a Verona, focalizzato proprio a presentare all’Italia le opportunità di business e sviluppo offerte dalla UEEA (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan), cerca di perforare.

Magari attraverso una conferenza tra i rappresentanti della Commissione Europea e gli omologhi dell’Unione Eurasiatica, come proposto dall’ex Presidente della Commissione Romano Prodi, nel corso della quale mettere le carte sul tavolo, perché questo «è il momento di riscoprire la nobiltà della parola compromesso». Proposta subito accolta dal principale ‘azionista’ dell’Unione Economica Euroasiatica, la Russia, che, attraverso le parole del vice Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Alexey Meshkov, afferma: «Sostengo pienamente la proposta di Romano Prodi di organizzare una conferenza Ue-Eurasia.
E’ importante realizzare una conferenza in cui sia possibile, con sincerità, trovare i modi per correggere la situazione
». «Rosneft potrebbe offrire progetti per 100 miliardi di dollari, creando ponti energetici tra Russia, Asia e Pacifico», ha detto il Presidente e ceo di Rosneft, la maggiore compagnia petrolifera al mondo, Igor Sechin, uno dei tanti big della business community internazionale presente al Forum. Tra il 10% e il 15% di queste commesse potrebbero arrivare alle imprese italiane, aveva detto poche ore prima, nel corso di una intervista rilasciata in esclusiva a ‘L’Indro’, l’ideatore del Forum Euroasiatico e Presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. Il quale aveva aggiunto: «A causa delle sanzioni ci sono 32mld di euro di commesse italiane in stand by; in molti casi si tratta di contratti già firmati anche dai partner russi».
All’origine dell’incomunicabilità tra le due unioni, infatti, ci le sanzioni occidentali (europee in primis e americane poi, per altro all’origine di quelle della UE) contro la Russia e le contro-sanzioni russe contro la UE.

Eppure, come tutti i partecipanti al Forum hanno sottolineato, anche se negli ultimi due anni si è assistito a una riduzione nei rapporti economici tra la UE e la Russia -e di riflesso gli altri Paesi dell’Unione (per quanto gli altri 4 Paesi non siano colpiti dalle sanzioni)- a causa delle limitazioni politiche, «esiste un forte interesse di business reciproco che rimane e, anzi, cresce e si rafforza», come ha detto il Ceo di Roscongress Foundation, Alexander Stuglev.
E proprio «in questa congiuntura geopolitica, l’area eurasiatica è più strategica che mai per l’industria e le Pmi italiane», secondo Fallico. L’ideatore del Forum ha poi detto «per il prossimo anno vorremmo invitare al Forum anche alcuni membri della Commissione Ue, per allargare il dialogo in modo significativo con gli omologhi dell’Eurasia». Meshkov ha sottolineato: «Un anno fa abbiamo inviato all’Ue le nostre proposte di dialogo bilaterale, ma una posizione da Bruxelles ancora non c’è»; un silenzio di Bruxelles ai tentativi di approccio di UEEA riferito anche da Tatiana Valovaya, Ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione Economica Eurasiatica.

L’innovazione delle relazioni economiche tra le due aree, alla base della quale vi è il recupero del dialogo politico, è la precondizione per strutturare proficue relazioni tra i due mercati. Romano Prodi, dichiarandosi preoccupato dal progressivo deterioramento dei rapporti dialettici con la Russia, sottolinea come la mancanza di un accordo tra Stati Uniti e Russia risulti deleterio per l’economia dei Paesi UEEA poiché «anche se sanzioni colpiscono solo la Russia, i loro effetti indiretti colpiscono i rapporti anche il resto dell’area euroasiatica», per la quale l’Europa, secondo Sechin è «il partner ideale», a partire proprio dal settore petrolifero.
L’eccesso di offerta mondiale di petrolio, secondo Sechin, «terminerà nel prossimo anno e mezzo, con il prezzo che sarà superiore ai 55 dollari per barile. Il mercato si sta sviluppando in maniera economicamente sostenibile ed entro il 2040 il fabbisogno potrebbe crescere di almeno 40milioni di barili al giorno, con una domanda di risorse che potrebbe superare di 4 volte quelle estrattive dell’Arabia Saudita».
Secondo Sechin «la Russia potrà aumentare l’estrazione di petrolio di 200 milioni di tonnellate l’anno. In Eurasia possiamo farlo integrando i flussi energetici e regolando gli strumenti finanziari, gli investimenti e le tecnologie. Ciò contribuirà, grazie anche all’Europa, allo sviluppo di tutti con progetti concorrenziali dal punto di vista globale».

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