martedì, Luglio 16

#Europee2019: Ungheria, Orban o… Orban 8 milioni di elettori ungheresi si recheranno alle urne in un contesto politico fortemente polarizzato da Fidesz, il partito di Viktor Orban

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Domenica 26 maggio, l’Ungheria sarà chiamata ad eleggere i suoi 21 rappresentati allinterno del Parlamento Europeo: ha, dunque, lo stesso numero di seggi riservati a Belgio, Grecia, Portogallo e Repubblica Ceca.

Gli 8 milioni di elettori ungheresi che si recheranno alle urne lo faranno in un contesto politico fortemente polarizzato.

Fidesz – Unione Civica Ungherese è il partito conservatore ed euroscettico che governa il Paese in coalizione con il Partito Democratico Cristiano (KDNP, Kereszténydemokrata Néppárt), alleato di minoranza: correranno insieme anche alle europee sotto la lista Alleanza Fidesz-KDNP, i cui eurodeputati convergeranno nel  Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE). C’è anche la possibilità che confluiscano in EAPN, l’Alleanza dei Popoli e delle Nazioni, il gruppo dei partiti euroscettici ideato da Matteo Salvini, il quale non ha mai negato il suo apprezzamento nei confronti di Viktor Orban, leader di Fidesz e personaggio di spicco dei Paesi del blocco di Visegrad.

Quello di Fidesz  –49,27% dei consensi nelle elezioni parlamentari del 2018- è praticamente un monopolio politico e, di conseguenza, quello di Orban -Primo Ministro ininterrottamente dal 2010 dopo un primo incarico dal ’98 al 2002- è un monologo elettorale condotto senza avversari, annichiliti da una retorica cangiante, che ha assunto svariate forme durante i suoi vari mandati, ma che adesso ha trovato lalchimia giusta nellipernazionalismo, nell’identità culturale ungherese e nella chiusura totale delle frontiere ai migranti – vedi muro di 175 km costruito al confine con la Serbia. Migranti e poteri forti, alias Soros, i bersagli costantemente presi di mira dal premier ungherese.

A marzo, il PPE -tra i cui ranghi vi è il CDU/CSU tedesco- hanno sospeso Fidesz per le sue politiche contraddittorie che non rispecchiano i valori promossi dall’eurogruppo e dall’UE in generale. Sospeso, ma non espulso. Fidesz, infatti, con i suoi 12 eurodeputati – forse ancora di più dopo il voto di domenica – rappresenta una fetta importante allinterno dei popolari, e una sua fuoriuscita vorrebbe dire avvantaggiare gli avversari politici, specie i populisti e gli euroscettici guidati da Salvini, trepidante nel voler Orban a fianco. Certo, sussiste il problema morale, PPE e Fidesz sono distanti, ma la politica si sa, raramente è introspettiva. Dovremo, comunque, aspettare i risultati del voto per capire meglio le mosse di Orban, il quale, nel frattempo, in un’intervista alla  giornale tedesco ‘Bild’, «voglio che il Ppe vinca le europee, ma dopo ci sarà un dibattito sulla direzione che deve intraprendere». Parole che fanno capire quanto il primo ministro ungherese si senta forte, tanto in casa, quanto fuori dai confini nazionali.

Il Partito Socialista, che dal 1994 al 2010 ha sempre superato quota 30%, con picchi oltre il 42% nella metà degli anni 2000, rappresenta la vera unica alternativa ideologica al populismo imperante di Orban, ma adesso è crollato. In ogni caso, i suoi deputati si uniranno al Gruppo dellAlleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D), così come quelli della Coalizione Democratica (DK).

Jobbik, invece, è il partito nato di estrema destra, spesso accusato di essere filonazista, che sta cercando la via della moderazione e la collaborazione con la sinistra.. Via moderata che lo ha condotto ad essere il secondo partito del Paese durante le elezioni del 2018, con il 19% dei voti. A livello europeo è indipendente.

Dai sondaggi emerge lo strapotere di Fidesz che è di gran lunga il primo partito con il 55%. Distanti gli altri partiti: Coalizione Democratica all11%; Jobbik al 10%; MSZP al 9%; MM al 6%; Verdi al 3%.

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