venerdì, Novembre 15

#Europee2019: pronti, via, tra Brexit e disinformazione ‘tossica’ Da oggi fino a domenica 26 maggio 26.828.171 cittadini europei saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo

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Finalmente sono arrivate. Dopo una lunga campagna elettorale, oggi iniziano le elezioni europee che si concluderanno domenica 26 maggio.

Oltre 426 milioni (426.828.171) di cittadini europei saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo  (PE) con sede a Strasburgo. I seggi dellEuroparlamento sono in totale 751 –compreso il Presidente del PE- e quelli destinati ai deputati di uno Stato membro sono calcolati in base alla popolazione. A seguito della decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea, qualora dovesse concretizzarsi la Brexit, il numero dei membri del PE si ridurrà da 751 a 705, così come previsto dalla proposta di ridistribuzione presentata il 7 febbraio 2018 e, successivamente, dalla decisione 2018/937 del Consiglio Europeo del 28 giugno 2018. Dei 73 seggi lasciati liberi dal Regno Unito, 27 saranno ripartiti tra 14 Paesi membri leggermente sottorappresentati, mentre gli altri 46 potranno essere messi in riserva per i nuovi Paesi che entreranno a far parte l’UE.

Il voto si svolge secondo sistemi elettorali diversi da Paese a Paese, ma tutti gli Stati membri devono rispettare alcune disposizioni comuni, la più importanti delle quali fissa il carattere proporzionale della rappresentanza.

Fra i 28 Paesi membri, solo cinque (Italia, Regno Unito, Polonia, Belgio e Irlanda) hanno il loro territorio diviso in diverse circoscrizioni elettorali, mentre negli altri 23 Paesi si vota sulla base di una circoscrizione nazionale unica.
In alcuni Paesi si vota su liste bloccate (Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria e Romania) negli si possono esprimere le preferenze.

La soglia di sbarramento, che non è prevista in 13 Paesi (Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Olanda, Slovenia, Finlandia, Regno Unito), mentre 10 Paesi la prevedono al 5% dei voti espressi (Belgio, Repubblica ceca, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia), tre Paesi al 4% (Italia, Austria, Svezia), uno, la Grecia, al 3%, e uno, Cipro, all’1,8%.

L’età minima dei candidati è 18 anni in 15 Paesi, 21 anni in 10, 23 anni in Romania e 25 anni in Italia e Grecia.
Differenze sostanziali tra i diversi Paesi riguardano la possibilità o no di votare dall’estero, all’interno dell’Ue o nei Paesi terzi, e per procura, per corrispondenza, nelle ambasciate o per via elettronica. Per gli italiani, il voto all’estero è possibile nelle ambasciate, ma solo nei paesi Ue, e non è autorizzato il voto per corrispondenza, né per procura.

Mai come questanno si è prestata così tanta attenzione, almeno in Italia, alle vicende politiche che riguardano l’Unione Europea ed il suo Parlamento. Un’attenzione dovuta alla forte polarizzazione che sta attraversando la politica europea e i maggiori partiti del Vecchio Continente. Da una parte, infatti, vi sono i gruppi tradizionali, portavoce di unidea di un’Unione forte e inclusiva, ma aspramente criticati per la loro conduzione della politica monetaria ed economica. Dall’altra, invece, in questi ultimi anni, si è assistito in tutta Europa alla proliferazione di partiti euroscettici che hanno costantemente accresciuto i loro consensi basando la loro retorica populista sulla sovranità dei singoli Stati membri e sulla politica migratoria.

Una delle caratteristiche che ha contraddistinto il voto europeo 2019 è stata la disinformazione definita tossica’ dal portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas, durante il briefing di oggi con la stampa a Bruxelles . Anche se «non intendo condividere pubblicamente il lavoro che il nostro team dedicato è sempre impegnato a sviluppare, sì, c’è un’ondata di disinformazione tossica, di informazione non corretta e di narrativa dell’odio che prende di mira l’Europa», in questo clima sono iniziate le elezioni europee. «Anche se non ci illudiamo che questo problema possa essere risolto da Bruxelles vi assicuro che stiamo facendo tutto il possibile, al meglio delle nostre possibilità. Spesso ci troviamo soli. Servirebbe un’alleanza più ampia, con le piattaforme, che si stanno già impegnando, i governi, la società civile, i sindacati, i giornalisti, non solo noi».

Facebook è stato al centro di questa campagna di disinformazione. In Italia  Facebook è stato costretto chiudere 23 pagine, con quasi 2,5 milioni di follower; Avaaz ONG, ha riferito che più di 500 pagine e gruppi e oltre 300 profili Facebook sono sospettate di diffondere informazioi false nel contesto della campagna per l’Europarlamento. Queste pagine, alcune delle quali –77, tra pagine e account, seguite da 5,9 milioni di persone- rimosse, sono state seguite da quasi 32 milioni di utenti, hanno generato più di 67 milioni di interazioni e 533 milioni di visualizzazioni, nei soli ultimi tre mesi.

Ma ora ci siamo. Ad inaugurare le urne ci hanno pensato oggi Regno Unito e Paesi Bassi. Domani, venerdì, 24 maggio sarà il turno dellIrlanda e della Repubblica Ceca, l’unico Stato membro in cui il voto si svolgerà in due giornate. Venerdì 25, quindi, voteranno anche Lettonia, Malta e Slovacchia. I restanti 21 Paesi, tra cui lItalia, esprimeranno le loro preferenze domenica 26, giorno in cui calerà il sipario sulle elezioni europee 2019.

Ma vediamo ora come alcuni dei principali Stati membri UE si apprestano al voto europeo: Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Francia, Germania, Paesi Scandinavi, Polonia, Ungheria, Austria, Grecia

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