venerdì, Febbraio 26

Etiopia: Tigray, la caduta di Mekelle Il governo federale ha annunciato di aver preso il controllo della capitale e che presto inizieranno i rastrellamenti contro la resistenza tigrina. Gebremichael, leader del TPLF ha promesso di continuare a combattere

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Secondo un tweet del Primo Ministro Abiy Ahmed, le forze di difesa nazionale etiope (ENDF) durante il weekend hanno preso il controllo di Mekelle, la capitale della regione del Tigray. L’aeroporto, le istituzioni pubbliche, l’ufficio amministrativo regionale e altre strutture critiche sono sotto il controllo del governo federale. Il Primo Ministro etiope ha ringraziato il popolo del Tigray e ha sottolineato che il prossimo compito critico è lavorare per ricostruire ciò che è stato distrutto.

Per il governo federale la campagna militare contro la regione ribelle è terminata con la sconfitta del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) che dal 1991 al 2018 ha governato incontrastato sul paese controllando la coalizione di governo Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRD). Il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha dichiarato che ora vi saranno solo operazioni condotte dalla polizia federale per intercettare i diritenti del TPLF assicurandoli alla giustizia e operazioni di rastrellamento delle ultime sacche di resistenza delle forze tigrine e degli sbandati ancora in armi.

Migliaia di ufficiali della Divisione Nord, detenuti dal TPLF in quanto avevano rifiutato di ammutinarsi, sarebbero ora stati liberati dalle forze federali.

La conquista della capitale del Tigray è stata preceduta da pesanti bombardamenti che non avrebbero causato vittime tra i civili, secondo quanto affermato dal governo di Addis Ababa. Il Premier Abiy ha incontrato Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica e Presidente dell’Unione Africana, insieme ad altri inviati U.A., da mercoledì a venerdì per assicurarli che l’assalto a Mekelle non sarebbe durato a lungo e che i cittadini che erano fuggiti sarebbero stati reinsediati. Sabato il governo federale ha dichiarato di apprezzare la preoccupazione della comunità internazionale e che i civili non sono stati presi di mira durante l’operazione. Un’affermazione difficile da verificare causa il blocco delle informazioni attuato dal 4 novembre sulla regione ribelle.

Un corridoio umanitario sarà aperto in entrambe le direzioni, secondo una dichiarazione della task force sullo stato di emergenza del governo federale. Un gesto estremamente importante vista la catastrofe umanitaria in corso. Più di 43.000 rifugiati etiopi sono entrati nel vicino Sudan dall’inizio dei combattimenti il ​​4 novembre, quando il leader premio Nobel del paese ha scelto la via dello scontro militare con la regione ribelle.

Il numero di sfollati interni all’interno del Tigray cresce ogni giorno e alcuni campi profughi preesistenti nella regione hanno scorte di cibo solo per tre giorni, secondo l’UNHCR. L’Alto Commissario dell’UNHCR, Filippo Grandi, si è  recato in Sudan fino a domenica per incontrare funzionari e partner del governo, insieme a visite ai campi profughi. Tre ambulanze della Croce Rossa dell’Etiopia sono state attaccate dall’inizio degli scontri e gli ospedali nel nord dell’Etiopia hanno urgente bisogno di forniture mediche, come riferito venerdì scorso dal Comitato internazionale della Croce Rossa.

La prima reazione ufficiale del TPLF è giunta dal suo leader, Debretsion Gebremichael, che sabato ha riferito alla Reuters che Mekelle era sotto pesanti bombardamenti. Secondo testimonianze di operatori umanitari presenti nella capitale del Tigray, le forze federali avrebbero conquistato Mekelle senza trovare molta resistenza. Il grosso delle forze del TPLF sarebbe stato fatto evacuare prima dell’accerchiamento per iniziare una lunga guerriglia nelle circostanti e impenetrabili montagne. Polizia e soldati federali, affiancati dalle milizie fasciste Amhara, avrebbero iniziato una caccia all’uomo per tutti i leader del partito al governo nel Tigray, il TPLF, nel tentativo di distruggere la dirigenza, preparata militarmente e in grado di organizzare una lunga e stenuante guerriglia di montagna.

Gebremichael, leader del TPLF ha promesso di continuare a combattere. «La brutalità dimostrata dal governo federale può solo rafforzare la nostra determinazione a combattere questi invasori fino all’ultimo», ha affermato Gebremichael, alla Reuters sabato. Alla domanda se questo significasse che le sue forze avrebbero continuato a combattere, ha risposto: «Certamente. Si tratta di difendere il nostro diritto all’autodeterminazione».

A breve termine, la cattura di Mekelle sarà vista come un trionfo personale per Abiy che rafforzerà la sua posizione di leader nazionale. Ma gli esperti hanno avvertito che le forze federali potrebbero affrontare una lunga insurrezione nella regione.

Alcuni esperti sottolineano che la battaglia del TPLF contro le forze federali dal 1975 al 1991 si è conclusa con il partito a base etnica che ha preso il potere ad Addis Abeba, ma altri hanno detto che con il confine sudanese chiuso e l’Eritrea ora alleata dell’Etiopia, il TPLF di più isolato rispetto a 30 anni fa. Si ritiene che migliaia di persone siano state uccise e molte altre sfollate dall’inizio dei combattimenti più di tre settimane fa e si teme che il conflitto possa destabilizzare la più ampia regione del Corno d’Africa, una delle più fragili del continente africano.

Gli operatori umanitari hanno segnalato la calma a Mekelle. «La situazione a Mekelle oggi è tranquilla e speriamo di poter ottenere presto l’assistenza urgentemente necessaria», ha detto Maria Soledad, capo delle operazioni per il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in Etiopia, che ha visitato Ayder Ospedale di riferimento in città.

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