mercoledì, Ottobre 28

Etiopia: Omicidio di Hachalu Hundessa. Il Governo incolpa Oromo Liberation Front La strategia della tensione (denunciata dall’opposizione etiope) che il Primo Ministro Abji avrebbe adottato, aumentano le preoccupazioni presso le Nazioni Unite e l’Unione Africana

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A distanza di 15 giorni dall’omicidio del cantante Hachalu Hundessa, che ha provocato la rivolta popolare presso la capitale Addis Abeba e nello stato della Oromia, l’Etiopia rimane isolata dal resto del mondo. La connessione internet e le comunicazioni telefoniche sono state ripristinate, ma le strane interferenze durante le comunicazioni e i ritardi di ricevimento dei messaggi WhatApp fanno presupporre un pesante controllo da parte del Governo.

Gli scontri nella capitale sembrano essersi calmati. Addis Abeba è sotto il pieno controllo delle forze dell’ordine ma gli scontri continuano in Oromia,anche se in misura nettamente inferiore rispetto alle scorse settimane. Il totale delle vittime sarebbe salito a circa 300 mentre 5.000 manifestanti oromo sono stati arrestati.

Il Primo Ministro, Abiyi Ahmed, in bilico tra il rischio di una guerra civile, secessione del Tigray, il rischio di una guerra continentale per le acque del Nilo e una probabile crisi economica postpandemica, ha compiuto un altro passo falso, destinato ad aumentare le già gravi tensioni sociali.

Il Procuratore Generale Adanech Abebe ha annunciato in una conferenza stampa, trasmessa sulle TV e Radio nazionali, che i due sospetti arrestati immediatamente dopo l’assassinio del cantante Oromo avrebbero confessato di aver agito per conto del Oromo Liberation Front, con l’obiettivo di provocare una rivolta etnica e di destituire il governo. Nel rivelarlo, il Procuratore Generale non ha fornito alcuna prova, e OLF non ha risposto all’accusa.

In un breve comunicato stampa, Abiy Ahmned ha dichiarato che i mandanti dell’omicidio di Hundessa avevano l’intenzione di provocate una guerra civile e bloccare il progresso socio economico dell’Etiopia. Abiy, rivolgendosi alla popolazione, ha chiesto il loro supporto per poter arrestare un terzo sospettato tutt’ora latitante.

Il Adda Bilisummaa Oromoo (ABO), conosciuto in occidente come Oromo Liberation Front (OLF) fu fondato nel 1973, partecipando ai quattro giorni di rivolta contro l’Imperatore Heille Selassie nel febbraio 1974. Dopo la caduta del Negus (12 settembre 1974), OLF decide di iniziare una guerriglia contro la giunta militare marxistsa del Derg (Governo Provvisorio Militare dell’Etiopia Socialista), guidata dal Maggiore Mengistu Haile Mariam, con lo scopo di ottenere l’indipendenza della Oronomia, regione che comprende anche la capitale Addis Ababa.

Oromo Liberation Front si organizzò militarmente fondando il WBO (Waraanna Bilisummaa Oromo, Oromo Liberation Army – OLA che istallò il suo quartiere generale presso le montagne Chercher. Nel 1976, il OLF si dota di una chiara dirigenza politica militare e dichiara apertamente le ostilità contro il DERG.

Supportato dal dittatore somalo Siad Barre, OLF e WBO, ben armati, iniziano una serie di attacchi contro la giunta militare che a sua volta sosteneva il gruppo ribelle somalo Western Somali Liberation Front nel tentativo di destabilizzare la Somalia. La guerriglia somala verrà usata da Addis Ababa anche contro gli indipendentisti oromo.

Negli anni Ottanta, OLF inizia ad essere appoggiato dal generale Abdel Rahman Swar al-Dahab leader della giunta militare sudanese dopo il golpe contro il Presidente Gaafar Nimeiry (1969 – 1985) e successivamente dal dittatore sudanese Omar El Baschir. I supporti di Somalia e Sudan permettono a OLF di aumentare il consenso popolare tra gli Oromo e di reclutare uomini. Alla fine degli anni ottanta l’ala militare OWB contava 10.000 soldati ben armati.

OWB sarà un attore principale della liberazione del Paese contro la dittatura stalinista del DERG, alleandosi con i ribelli tigrini del TPLF (Tigrayan People’s Liberation Front) entrando a far parte del EPRDF (Ethiopian People’s Revbolutionary Democratic Front). Nel 1990, Orono Liberation Front controllava vaste aeree della Oromia, instaurando una amministrazione autonoma nelle citta di Jijiga, Assosa, Dembidollo e Mendi. OLF fu d’importanza fondamentale per conquistare la capitale Addis Ababa sconfiggendo l’esercito regolare fedele alla giunta militare stalinista.

Dopo la caduta del DERG (1991) il EPRDF si proclama al governo affrontando la decisione della guerriglia eritrea del EPLF (Eritrean People’s Liberation Front)  di indire un referendum per la secessione dall’Etiopia. Il referendum fu impedito dando inizio alla guerra civili che si concluse con la vittoria dell’Eritrea e la sua indipendenza nel 1993.

Il Governo di Addis Ababa, nel timore che anche il OLF iniziasse una guerra indipendentista, lo inglobò nella coalizione EPRDF, assieme ai guerriglieri Amara e ad altre guerriglie di minore importanza. Un’unione di corta durata. Nel 1992, OLF annuncia la sua uscita dal governo, accusando gli alleati tigrini di portare avanti una politica segreta di omicidi politici tesi ad indebolire il partito Oromo. L’immediata reazione del Primo Ministro Tamrat Layne fu la decapitazione delle forze guerriglieri Oromo. In pochi giorni furono disarmati e arrestati migliaia di guerriglieri del WBO e almeno 300 furono uccisi durante scontri a fuoco.

Per controbilanciare l’uscita dal governo Di OLF e dividere la comunità Oromo, il EPRDF crea il Oromo Democratic Party (ODP), posizionandolo prima tra le forze di opposizione moderate, e nel agostso 2005 facendolo entrare nel Governo. Una mossa astuta che ha contribuito a diminuire il supporto popolare al Oromo Liberation Front.

La risposta diede inizio alla guerra degli Oromo contro il Governo di coalizione EPRDF. A causa della superiorità numerica e militare dell’Esercito governativo e della decimazione subita il OLF decise di evitare scontri aperti dedicandosi ad una guerriglia di usura. La caduta di Siad Barre in Somalia (1991) fu un ulteriore fattore che spinse gli indipendentisti oromo alla guerriglia.

Dopo il cessate il fuoco che pose fine alle operazioni militari della guerra tra Eritrea ed Etiopia, OLF ricevette il pieno supporto del Presidente eritreo Isaias Afwerki, in grado di sostituire il perduto supporto della Somalia (entrata nel lungo periodo di instabilità e guerra civile che persiste tutt’ora). Tra il 2000 e il 2005, OLF soffre di un forte dissenso interno, spaccandosi in due fazioni armate. Nel 2006 riceve il supporto del Kenya, che gli permette di utilizzare delle basi in territorio keniota.

Nel 2008, a seguito di varie sconfitte inflitte dalle truppe regolari, il generale Kemel Gelchu annunciò che OLF era pronto ad abbandonare la lotta armata e i sogni di indipendenza dell’Oromia, dichiarandosi disponibile a collaborare con il Governo di Addis Abeba per il rafforzamento della democrazia e della pace. Come dimostrazione di buona fede, il generale Gelchu ordinò alle unità di guerriglieri presenti in Oromia di arrendersi alle truppe governative.

La resa di Gelchu provocò le ire della direzione diOLF che lo sostituì. Espulso da OLF, il generale creò una sua formazione OLF, unendosi al Ginbot 7, una piattaforma di partiti etiopi di opposizione in esilio fondata da Andargachew Tsige e Berhanu Nega. Nonostante il Ginbot 7 intendesse attuare una cambiamento di regime nel rispetto delle regole democratiche, nel 2011 gli Stati Uniti lo dichiarano un’organizzazione terroristica, avente l’obiettivo di destituire il Governo etiope utilizzando la forza.

Nel 2012 la dirigenza di OLF riesce a far convergere nuovamente all’interno della organizzazione le fazioni che erano precedentemente fuoruscite. Nel maggio 2015 l’ala militare (WBO) riprende la lotta armata, approfittando della rivolta Oromo e Amara contro il Governo centrale. Il primo attacco fu condotto il 31 maggio 2015, contro la stazione di Polizia di Moyale, uccidendo 12 poliziotti. Come risposta l’Esercito etiope sconfinò in Kenya, dove ingaggiò battaglia contro i guerriglieri Oromo, presso la località di Sololo.

Nel marzo 2018 i miliziani di OLF tendono una imboscata ad un convoglio militare nell’ovest della Oromia, uccidendo 30 soldati. Da un punto di vista militare questi attacchi non sono significativi. In realtà, sono portati avanti per lanciare il messaggio politico che il movimento guerrigliero Oromo rappresenta una forza militare che non può essere ignorata.

Un messaggio accolto da Primo Ministro Abiy, nell’agosto 2018, quando apre le negoziazioni con OLF, la guerriglia somala ONLF (Ogaden National Liberation Front) e il Ginbot7, con l’obiettivo di giungere ad un accordo di pace, terminare la guerra civile a bassa intensità e favorire la trasformazione di questi gruppi armati in partiti politici operanti all’interno delle regole democratiche.

Per favorire gli accordi di pace il Parlamento etiope votò all’unanimità una mozione volta a cancellarequesti tre gruppi armati dalla lista dei terroristi, parte integrante della controversa legge del 2009 il “Anti-terrorism Proclamation 652.2009” voluta dal Primo Ministro Meles Zenawi ).

Tra agosto e ottobre 2019 si registrarono incoraggianti cambiamenti. I guerriglieri OLF rispettarono la tregua e nelle regioni parzialmente controllate di Wollenga e Guji collaborarono con la polizia regionale e quella federale per il mantenimento dell’ordine.

A metà ottobre il Governo di Abiy iniziò ad accusare Oromo Liberation Front di utilizzare il cessate il fuoco per ricevere armi, reclutare e rafforzarsi militarmente. Il Governo centrale boicottò di fatto l’integrazione di qualche migliaia di combattenti OLF nella polizia regionale della Oromia. Il Governo rifiutò anche di assicurare adeguati compensi alle centinaia di migliaia di Oromo sfollati con la forza per iniziare i lavori della diga Grande Rinascita.

Quella che fu definita da ‘The Economistcome«una guerra segreta contro gli Oromo» portò, nel dicembre 2018, al fallimento dei colloqui di pace. I ribelli OLF ritornarono nella foresta e ripresero le imboscate ai convogli militari. Nel 2019 il Governo centrale tentò una vasta offensiva per distruggere il movimento indipendentistico Oromo. L’aviazione bombardò a più riprese dei presunti campi di addestramento OLF. Secondo la denuncia dei ribelli, i target dei bombardamenti erano zone unicamente abitate da civili con l’obiettivo di creare terrore e spezzare l’appoggio popolare alla resistenza. Accusa negata da Addis Ababa.

Alla fine del 2019 era chiaro che non esistevano margini per la ripresa dei colloqui di pace. La Polizia federale e l’Esercito da mesi si ponevano, di fatto, come truppe di occupazione nelle regioni di Wollega e Guji imponendo severi coprifuoco e stati di emergenza che danneggiarono l’economia locale. Nei primi mesi del 2020 i combattimenti tra Esercito e ribelli OLF sono stati ripresi, costringendo 80.000 civili a fuggire dalle loro abitazioni per diventare miserabili rifugiati.

Il tentativo del Primo Ministro Abji Ahmed e del Procuratore Generale Adanech Abebe di addossare la colpa dell’omicidio del cantante Hachalu Hundessa, oltre a gettare benzina sul fuoco, sembra un chiaro segnale che il governo centrale è intenzionato risolvere militarmente la questione dell’indipendenza riproposta da OLF, in mancanza di accordi di pace.
Una intenzione che sembra rafforzata per evitare il rischio di dover combattere contemporaneamente due movimenti indipendentisti: al sud l’Oromia e al nord il Tigray. Le annullate elezioni previste per il prossimo ottobre sono il casus bellis tra il governo centrale e il
TPLF uscito a gennaio dalla coalizione governativa. Il TPLF ha chiaramente annunciato che in ottobre si terranno le elezioni nel Tigray. Una aperta sfida al governo centrale che racchiude rischi di secessione.

La strategia della tensione (denunciata dall’opposizione etiope) che il Primo Ministro Abji avrebbe adottato, aumentano le preoccupazioni presso le Nazioni Unite e l’Unione Africana. L’ufficio dei Diritti Umani dell’ONU ha ufficialmente espresso queste preoccupazioni, mentre l’Unione Africana ha lanciato un appello a tutti i contendenti etiopi di riprendere il dialogo politico e interrompere il pericoloso ciclo di violenze

L’opportunismo politico del Primo Ministro Abiy Ahmed si evidenzia anche nella sorte destinata al Oromo Democratic Party, il partito creato per erodere il supporto popolare a Oromo Liberation Front.
Nel novembre 2019, il ODP è stato fatto confluire nel partito fondato da Abiy, il Prosperity Party, assieme ad altri partiti della colazione di
Governo EPRDF. Una manovra per togliere il controllo del governo ai tigrini e per assicurare al neo nato partito il controllo del Governo, Ministeri e Parlamento senza sottoporlo allo scrutinio degli elettori. La recente manovra di posticipare le elezioni causa pandemia Covid19 è tesa a guadagnare tempo, affinché il Prosperity Party riesca a crearsi una solida base popolare per poter affrontare nelle migliori condizioni le elezioni amministrative e mantenere il potere.

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