mercoledì, Ottobre 28

Etiopia: nasce l’alleanza tra Oromo e Tigrini contro il Primo Ministro Abij Le amministrative in Tigray previste per ottobre contro la volontà del governo centrale e l’alleanza politica – militare tra TPLF e OLF fanno presagire nulla di buono nell’immediato futuro del Paese

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L’Etiopia è tornata alla normalità dopo settimane di violenze etniche e disordini innescati dall’omicidio del 29 giugno del riverito cantante Oromo, Hachalu Hundessa.  L’immediata e violenta repressione delle forze dell’ordine voluta dal Primo Ministro Abij Hamed contro le proteste scoppiate in Oromia e nella capitale Addis Ababa ha dato il via a violenza incontrollata che da giuste rivendicazioni democratiche è stata dirottata su rivendicazioni etniche e indipendentistiche.

Non si conosce l’esatto numero di vittime delle due settimane che di fatto l’Etiopia è stata isolata dal resto del mondo. Si stimano dai 300 ai 400 morti (per la maggioranza civili) e oltre 5.000 arresti. Stime approssimative, facili preda della propaganda politica, di cui nessuno avrà la possibilità di validare o sconfessare causa il segreto di Stato imposto sulla protesta popolare.

Durante la violenza, decine di innocenti etiopi furono assassinati per il solo ‘crimine’ di appartenere a un determinato gruppo etnico, principalmente Amhara. Case, attività commerciali e veicoli appartenenti a etiopi di varie origini etniche e religiose sono stati distrutti. “A Shashemene, una bellissima e diversificata cittadina situata nel cuore della regione di Oromia, persino edifici scolastici sono stati bruciati a terra” riporta Yohannes Gedamu, Ricercatore di Scienze Politiche presso il Gerogia Gwinnet College.

Se il governo e la polizia federale sono riusciti a domare (con inaudita e spoporzionata violenza) le proteste, l’Etiopia è ora più lontana dal rafforzamento democratico e di unità nazionale. Il TPLF (Tigray People’s Liberation Front) ha formato un’alleanza politica con il OLF (Oromo LiberationFront) contro il Primo Ministro Abij Hamed. In realtà contatti per creare un fronte Tigrino – Oromo avvennero molto prima dell’omicidio politico di Hachalu Hundessa.

Non è la prima volta che il TPLF e il OLF sono alleati. Durante i diciasette anni di guerriglia nei primi anno Novante contro il regime stalinista del DERG governato dal Colonnello Mengistu Hailemariam le due organizzazioni militari combattevano fianco a fianco. Dopo la caduta del regime l’OLF è entrato in cladestinità e a continuare la lotta armata accusando il TPLF di aver egemonizzato a livello etnico la rinascita politica, sociale ed economica del Paese. Al culmine del suo potere (quando ha il controllo assoluto del governo federale) TPLF ha ottenuto l’OLF come gruppo terroristico a livello internazionale.

È stato dopo che Abiy Hamed è diventato Primo Ministro nel 2018 che l’OLF è stato autorizzato a tornare nel Paese. Purtroppo i negoziati di pace intrapresi sono falliti e la guerra tra il OLF e il governo centrale è ripresa. L’Intelligence, per calmare le acque, ha accusato il OLF della morte del cantante Oromo Hundessa, producendo prove assai blande. Un atto che è stato interpretato dagli Oromo come un’ulteriore provocazione, aumentando il supporto popolare alla guerriglia del Oromo Liberation Front.

L’alleanza TPLF – OLF, già largamente annunciata sui social media, è decollata la scorsa settimana. Secondo la versione del governo di Abji, l’alleanza esisteva da alcuni mesi e avrebbe pianificato l’assassinio del cantante Hundessa in modo da innescare violenze su scala nazionale e destabilizzare il Paese. Quindi ora anche il TPLF è accusato dal Primo Ministro, senza produrre prove convincenti.

In risposta alla accuse mosse il TPLF, in una intervista su ‘Deutsche’, Welle Amharic ha accusato il governo Abji di star dirigendo l’Etiopia verso la distruzione. “Il gruppo dittatoriale attualmente al governo è l’unico responsabile di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo nel Paese. Le vittorie economiche, sociali e politiche che l’Etiopia ha raggiunto attraverso anni di lotta sono ora sistematicamente distrutte” dichiara il responsabile TPLF a DW Amharic.

Sempre durante l’intervista il TPLF ha messo in guardia la popolazione Tigrina riguardo all’imminente guerra civile. “Il gruppo che detiene il potere a livello federale sta tramando non solo contro il TPLF ma anche contro il popolo del Tigray” dichiara il TPLF inviando la gente del Tigray ad essere pronta per la lotta. Questa aperta minaccia al Primo Ministro fa parte della strategia politica adottata dal TPLF dopo la sua uscita lo scorso gennaio dalla Coalizione di Governo controllata dai Tigrini dal 1991 al 2018. Una strategia che prevede apertamente la scissione del Tigray.

Decisivo sarà il mese di ottobre quando il governo del Tigray ha deciso di indire le elezioni amministrative nel suo territorio nonostante che il Primo Ministro le abbia rinviate adducendo motivazioni di tutela della salute pubblica causa pandemia da Covid-19. Il rapporto del OMS n. 191 del 29 luglio stima 15 200 contagi e 239 decessi. Il grado di contagiosità stimato sulla popolazione del Paese rimane bassa: 0,014% e la mortalità sui contagiati pure: 1,6%. Dinnanzi a questi dati tutti i partiti di opposizione sospettano che il rinvio delle elezioni deciso da Abij non abbi motivazioni di tutela della salute pubblica ma che sia uno stratagemma per mantenersi al potere.

Le amministrative in Tigray previste per ottobre contro la volontà del governo centrale e l’alleanza politica – militare tra TPLF e OLF fanno presagire nulla di buono nell’immediato futuro del Paese. Per evitare una guerra civile che sarebbe combattuta su due fronti, il governo di Abij non ha scelto la strada del dialogo. Al contrario ha imboccato la strada del confronto diretto. In una conferenza stampa di mercoledì 8 luglio il segretario stampa nell’ufficio del Primo Ministro, Nigussu Tilahun, ha annunciato ufficialmente che TPLF ha un ruolo guida nella pianificazione dell’assassinio, senza però fornire prove.

Il governo sta esaurendo la pazienza. Continuerà ad adottare misure forti contro coloro che lavorano alla disintegrazione del Paese “, ha affermato. Tilahun. Come prima mossa il governo ha chiuso due media appartenenti alla TPLF e il Oromia Media Network, accusato di aver promosso la pulizia etnica contro gli Amhara tramite trasmissione radiofonica e sui social media.

Alla delicata ed esplosiva situazione interna si aggiungono le provocazioni di Abij che ha dato l’ordine di iniziare a riempire il bacino della mega diga Grande Rinascita, facendo fallire i negoziati con Egitto e Sudan gestiti dalla mediazione dell’Unione Africana. Come ulteriore oltraggio il Primo Ministro ha ufficialmente affermato che entro un anno la diga inizierà a produrre energia elettrica grazie alla messa in funzione di due turbine.

Cairo e Khartoum avevano chiesto che la fase di riempimento del bacino e l’inizio della produzione energetica si svolgesse in un arco di tempo di 7 anni. Alcuni osservatori regionali sospettano che il Primo Ministro etiope cerchi in tutti i modi un conflitto con Egitto e Sudan al fine di ricompattare l’unità nazionale e schiacciare i suoi oppositori interni. Al momento queste osservazioni rimangono solo dei sospetti eppure è palese che il governo di Abji abbia in tutti i modi fatto naufragare la mediazione dell’Unione Africana tesa a trovare un buon compromesso per evitare un conflitto regionale.

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