domenica, Luglio 21

Etiopia investor friendly, in un continente promettente

0
1 2


Da tempo ormai gli investitori di tutto il mondo guardano all’Africa con crescente interesse. Nel continente, una delle aree che ha attirato grande attenzione e sulla quale si sono appuntate molte speranze è l’Africa subsahariana.  Il ‘Regional Economic Outlook for Sub-Saharan Africa’, pubblicato nei giorni scorsi dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), prevede, per il 2017,  una crescita del 2.6%, in miglioramento rispetto all’1.3% del 2016 –quando la  crescita economica dell’Africa subsahariana era stata la più bassa degli ultimi 20 anni-, ma una previsione che, secondo gli esperti, è ancora poco soddisfacente, vista la ricchezza  -in termini di risorse naturali- della regione.
Conflitti, terrorismo, disastri naturali, instabilità politica interna (che in alcuni Paesi è particolarmente grave, come in Burundi e Congo), economia sommersa, pesano sulle effettive possibilità di crescita.
La crescita di questi Paesi dipende, in primis, dalle risposte politiche: attuare delle strategie economiche e rafforzare la resistenza ai disastri naturali, come le gravi siccità che colpiscono soprattutto i Paesi dell’Africa orientale e meridionale e che causano elevati danni economici a lungo termine.

Una ricerca ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) evidenzia come in questi anni sia stato minimo il ruolo di quest’area negli scambi commerciali mondiali con una riduzione sulla quota di esportazioni mondiale.    Gli economisti prestano attenzione poi agli RTA (Accordi commerciali Regionali) tra gli Stati africani che sono in continua crescita e che, da un lato, potrebbero stimolare lo sviluppo degli scambi, dall’altro rischiano di distorcere i flussi commerciali.
Altissima è diventata l’incidenza dei Paesi dell’Asia Orientale, in particolare della Cina che detiene anche la quota più elevata di importazione. La cooperazione Cina-Africa si fa risalire agli anni 50, quando il colosso orientale cerca di porsi come Stato- guida dei Paesi del Terzo Mondo, ma si consolida nel 2000 con  il Focac (Forum della Cooperazione Sino-Africana). L’azione della Cina è stata molto pervasiva è concreta, tra gli obiettivi: cancellare il debito per i Paesi africani, assistenza tecnica e formazione di personale tecnico specializzato, finanziamenti in forma di assistenza allo sviluppo con tassi agevolati e finanziamenti per la costruzione di infrastrutture e opere fondamentali per lo sviluppo dell’Africa, quali le reti idriche, elettriche, di trasporto e di telecomunicazione e gli oleodotti. Nel 2006 poi, viene istituito un fondo per gli investimenti diretti esteri in Africa da parte di imprese cinesi e vengono eliminati i dazi su molti prodotti africani esportati in Cina.

L’Etiopia è un punto di riferimento per gli investitori europei e soprattutto italiani che decidono di compiere operazioni in Africa. Le relazioni politiche tra Italia ed Etiopia sono buone, come dimostrano le visite istituzionali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2016 e dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi  nel 2015. La continua crescita del Pil negli ultimi 10 anni, il basso costo del lavoro, i collegamenti aerei diretti con l’Italia, le dimensioni del mercato e la presenza di una piccola comunità italiana sono  fattori strategici. La presenza di imprenditori italiani in Etiopia è vasta e con un generale ottimismo sul futuro del Paese, sempre tenendo in considerazione aspetti critici come una burocrazia inefficiente.

Abbiamo intervistato  Gianpiero Succi, partner di BonelliErede, che guida lo sviluppo in Etiopia e in tutta l’area dell’Est Africa, e Daniele Gambirasio, membro dell’Africa Team. Il loro studio legale, ci spiegano, operain Egitto e in Etiopia sulla base di un modello che prevede l’accordo di cooperazione esclusiva con primari studi locali. I professionisti degli studi locali lavorano a stretto contatto con i nostri professionisti dislocati presso le due sedi, con il supporto dei nostri team di lavoro delle sedi europee. Questo modello – caratterizzato dalla diretta presenza sul territorio di nostri professionisti – consente al cliente di beneficiare dei medesimi servizi e degli stessi standard qualitativi che avrebbe nel caso di una pratica prettamente italiana”.

 

Che tipo di potenzialità riuscite a percepire nell’Africa sub-sahariana?

Egitto ed Etiopia sono due Paesi in forte sviluppo, con una forte presenza di investitori stranieri. L’Etiopia, in particolare, anche grazie alla presenza delle principali istituzioni e organizzazioni internazionali (quali, tra gli altri, la sede dell’African Union e le rappresentanze dell’Unione Europe e delle Nazioni Unite), rappresenta un ambiente estremamente ‘investor friendly’. È un Paese con importanti opportunità commerciali (ad esempio, su tessile e agroalimentare, alcune delle migliori varietà al mondo di caffè e cotone provengono dall’Etiopia), che ha profondi (e positivi) legami con l’Italia, nonché un ordinamento giuridico simile al nostro (basti pensare che il codice civile etiope è basato sul codice civile napoleonico come il nostro). Questo atteggiamento positivo nei confronti degli investitori stranieri e, più in generale, di coloro che contribuiscono allo sviluppo del Paese, è dimostrato dalle numerose iniziative congiunte che imprenditori, autorità ed istituzioni etiopi promuovono con operatori internazionali (sia in ambito commerciale che culturale). Ad esempio, recentemente abbiamo svolto anche un ciclo di seminari con la collaborazione dell’Università di Addis Abeba in materia di arbitrati internazionali (tema di grande interesse per il Paese  e per la tutela degli investitori).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore