domenica, Dicembre 15

Etiopia: il grave errore degli arresti di massa degli Amhara e Oromo Rastrellamenti casa per casa, arresti etnicamente mirati: il secondo grave errore del Primo Ministro dopo la morte del generale Asamnew Tsege. Errori che sono destinati a chiudere ogni possibilità di dialogo e rafforzare i nazionalismi, esponendo così il Paese al rischio di guerra civile e di balcanizzazione

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Dopo aver sventato il piano eversivo del Generale Asamnew Tsege, il Primo Ministro Abyi Hamed Ali ha autorizzato arresti di massa, etnicamente mirati contro Amhara e Oromo, riattivando le tattiche di repressione e terrore dispotico per mantenere il potere, tipiche di ogni regime etiope autoritario e dispotico della travagliata storia di questo Paese. Obiettivo: distruggere i movimenti nazionalistici Amhara e Oromo

Secondo i dati forniti dalla Polizia, in soli due giorni 250 persone sono state arrestate nella capitale Addis Ababa, nella capitale della Regione dell’Amhara, Bahir Dar, e in varie città della Oromia. Tutti accusati di essere coinvolti nel fallito golpe. Particolarmente colpito il National Movement of Amhara (NAMA). Sono stati arrestati 56 leader del movimento. Il NAMA è stato fondato un anno fa a Bahir Dar da Desalegne Chane e Belete Molla rispettivamente Presidente e vice Presidente del movimento. 

L’agenda politica del NAMA è semplice: difendere l’etnia Amhara dagli attacchi etnici del Governo federale e assicurare che gli interessi degli Amhara non siano compromessi. I principali nemici: il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) e il Primo Ministro Abyi Hamed Ali. Secondo i fondatori del NAMA, gli Amhara sarebbero vittime da almeno 4 anni di un piano di sterminio ideato dal TPLF per mantenersi al potere. Abyi è considerato un traditore nonostante le sue origini Amhara – Oromo.

Secondo fonti della diaspora gli arresti avrebbero una dimensione ben maggiore di quella dichiarata dalla Polizia. Tra gli arrestati c’è anche il famoso giornalista Eskinder Nega, attivista etiope dei diritti umani, considerato dal Governo tigrino come un pericoloso terrorista. Nega, dopo la liberazione del Paese dalla folle dittatura stalinista del DERG, nel 1993 fondò il quotidiano ‘Ethiopis’ che giocò un ruolo cruciale nella informazione critica durante le elezioni del maggio 2005 e per questo accusato dal TPLF di tradimento, oltraggio alla Costituzione e incitamento alla ribellione armata. 

Fu imprigionato nella prigione di Karchele e sottoposto a torture e a trattamenti disumani. Liberato grazie ad una campagna internazionale promossa da Amnesty International, dopo 17 mesi di prigionia, fu arrestato nuovamente nel settembre 2011. Nel gennaio 2012, dopo un processo farsa, fu condannato a 18 anni di reclusione per attività di spionaggio per conto di potenze straniere e atti di terrorismo. Eskinder Nega fu rilasciato nel febbraio 2018 assieme ad altri prigionieri politici come forma di distensione voluta dal regime in estrema difficoltà. 

La TV di Stato ‘EBC Ethiopian Broadcasting Corporationha trasmesso la notizia degli arresti di massa, compreso il giornalista attivista Eskinder Nega, sentenziando una condanna a priori prima di regolare processo. Secondo la propaganda della ‘EBC’, le centinaia di cittadini etiopi arrestati sarebbero colpevoli di partecipazione al golpe, atti terroristici, attentato alla sicurezza nazionale. Contattato dalla ‘Reutersil Governo di Abyi ha rifiutato di spiegare le reali motivazioni di questi arresti di massa, nascondendosi dietro al segreto istruttorio e alla sicurezza nazionale. 

Gli arresti, eseguiti attraverso veri e propri rastrellamenti casa per casa, sarebbero giustificati dalla Legge Contro il Terrorismo che permette alla polizia di arrestare qualunque cittadino etiope sulla semplice base di sospetti o segnalazioni.
Tutti i cittadini vittime di questa legge possono essere detenuti per un massimo di 28 giorni senza assistenza legale e senza alcuna comunicazione delle accuse mosse contro di loro. Il Anti Terrorism Law è stato denunciato da varie organizzazioni internazionali come una grave violazione della libertà e dei diritti umani. 

Questi arresti di massa sono il secondo grave errore del Primo Ministro dopo la morte del generale Asamnew Tsege. Errori che sono destinati a chiudere ogni possibilità di dialogo e rafforzare i nazionalismi Amhara e Oromo, esponendo così il Paese al rischio di guerra civile e di balcanizzazione.

Dopo aver trasformato il generale Tsege in un martire ed eroe per gli Amhara, ora il Governo tramite questi arresti di massa etnicamente mirati si espone alla critiche internazionali e l’immagine di riformatore del Primo Ministro Abyi Hamed Ali, ne esce fortemente compromessa assieme alla sua agenda politica di riforme democratiche. 

«Queste azioni sono un ritorno al passato prima che il Governo varasse le riforme democratiche un anno fa. Nel passato la legge anti terrorismo fu usata per annientare ogni pacifica opposizione e dissenso. Ora è di nuovo applicata», ha affermato il giornalista Eskinder Nega. «Questi arresti non hanno nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Sono arresti etnicamente mirati contro gli Amhara e gli Oromo. Questa repressione non può essere tollerata»,  ha dichiarato alla ‘Reuters’ il portavoce del National Movement of Amhara, Chirstian Tadele

«La reazione del Governo etiope dinnanzi al colpo di Stato è destinata a danneggiare la reputazione dell’attuale Governo. Questi arresti di massa sembrano una purga rivolta contro tutti gli oppositori politici. Una purga destinata a gettare benzina sul fuoco e a peggiorare la delicata situazione interna all’Etiopia», ha  affermato  William Davison del International Crisis Group

Vari osservatori regionali ed internazionali, concordano che questi atti di repressione mettono in serio dubbio la credibilità delle riforme promesse dal Primo Ministro e indeboliscono l’unità della coalizione governativa in quanto ora i partiti Amhara e Oromo che vi fanno parte devono scegliere se condannare queste repressioni e uscire dalla coalizione o far finta di niente avvalorando così le accuse mosse dalle rispettive etnie di essere dei fantocci del potere tigrino. 

Il Primo Ministro Abyi Hamed Ali è in estrema difficoltà e la sua inesperienza in politica interna lo costringe ad ascoltare consigli nefasti. Le sue riforme sono in serio pericolo, così come la sua reputazione internazionale. Abyi ha voluto lottare per un reale cambiamento democratico nel nostro paese. Per sostenere le sue riforme si è scontrato con il Tigray People’s Liberation Front cercando di ridurre il suo peso all’interno della coalizione del EPRDF. 

Ora con questa ondata di terrore Abyi rischia di essere odiato dal 65% della popolazione e di rafforzare i movimenti nazionalistici Amhara e Oromo. Per ironia della sorte il Tigray People’s Liberation Front è l’unico alleato che rimane al Primo Ministro. Un alleato di certo non affidabile che negli ultimi 5 mesi lo ha accusato di essere andato troppo con le riforme e di mettere in pericolo la sicurezza e la stabilità nazionali”, spiega un attivista etiope in esilio a Londra. 

Sui social media compare già la propaganda nazionalistica «Abyi. Essere Amhara non è un reato! É un orgoglio!». Compaiono anche i rigurgiti anti-occidentaliFarenj Aydenachu’ (Infidi stranieri). Molti etiopi ora accusano le democrazie occidentali di sostenere Abyi e il regime per i loro interessi economici permettendo inaudite violazioni dei diritti umani. «Gli etiopi devono conoscere che sono soli nella loro lotta per la libertà e la democrazia. Nessun Farenj verrà a salvarci»,  scrivono molti attivisti della diaspora Amhara e Oromo sui social media. Questi sentimenti sono largamente condivisi in patria. 

Come reazione al nazionalismo Amhara e Oromo, sta rafforzandosi il nazionalismo tigrino. “L’Etiopia sta vivendo ore buie, ma nessuna condizione è permanente. In questo momento è difficile esprimere pensieri razionali ma dobbiamo difendere la nostra terra storica, la casa della specie umana. Dobbiamo difenderla con la razionalità. In questi giorni sono sorte diverse speculazioni in varie città etiopi. Qualunque sia la natura di queste speculazioni, presto la ragione si rivelerà. Noi Tigrini Etiopi dobbiamo rimanere uniti fermi, e come sempre amorevoli e galanti, pazienti e determinati a difendere la nostra dignità. Tutti quelli che sono morti, sono figli di Dio, e devono essere ricordati come tali. Dobbiamo essere sia strategici che etici, pronti a combattere se dobbiamo, e disposti a perdonare e a pensare di nuovo al futuro impegnando la nostra immaginazione morale e la nostra spiritualità”, afferma Teodros Kiros, professore universitario e intellettuale tigrino su un sito di informazione molto popolare ‘AigaForum’ .

I rastrellamenti, gli arresti di massa sulla base della legge contro il terrorismo sono gravi errori commessi da un giovane Primo Ministro. Questo è un dato certo, al di sopra di ogni considerazione politica di parte. Sarebbe stato più saggio arrestare il generale Tsege, processarlo per i crimini compiuti e nello stesso tempo accelerare le riforme senza colpire le due etnie che rappresentano il 65% della popolazione che da decenni si sentono oppresse dal potere tigrino. 

Con queste mosse avventate Abyi da eroe nazionale amato dal popolo, ora rischia di venire raffigurato come un tiranno. Abyi voleva dare una speranza democratica all’Etiopia, ma è finito involontariamente a far risorgere i mostri etnici del passato. Ora nell’orizzonte dell’Etiopia ricompare minaccioso il Zemene Mesafint, l’Epoca dei Principi. Nessuno ha da guadagnarci. Amhara, Oromo, Tigrini. Se la ragione democratica non riuscirà a prevalere si scateneranno i mostri della violenza e della distruzione. Tutti ne usciranno perdenti e tutti saranno vittime. 

«La tirannia è sempre più insostenibile in questa era post-guerra fredda. È destinata al fallimento. Ma la tirannia deve essere spinta a uscire dal palcoscenico con un gemito  – non il botto che gli estremisti desiderano», scriveva dal carcere il giornalista Eskinder Nega nel luglio 2013. Queste sue parole sono ora di profetica attualità.

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