venerdì, Novembre 27

Etiopia: il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai lascia il governo L’uscita dalla coalizione del governo è stata motivata dalle divergenze inconciliabili tra il TPLF e il Primo Ministro Abiy Ahmed

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Dopo 29 anni di incontrastato potere il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai – TPLF uscirà dalla coalizione di governo Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope EPRDF. L’annuncio è stato dato nella mattinata del 07 gennaio dopo le festività del Timkat, l’Epifania ortodossa. La storica decisione, piena di incognite per il futuro dell’Etiopia, è stata presa dopo un riunione straordinaria del partito di due giorni svoltasi nella capitale del Tigrai, Mekelle, dove hanno partecipato i quadri del TPLF, Generali delle forze armate, e membri della comunità tigrina.

L’uscita dalla coalizione del governo, prima delle elezioni fissate per il Maggio 2020, è stata motivata dalle divergenze inconciliabili tra il TPLF e il Primo Ministro Abiy Ahmed alla luce della pace con l’Eritrea, la progressiva erosione del potere tigrino all’interno della coalizione, le riforme proposte dal Primo Ministro che stanno distruggendo lo status quo creato in questi lunghi 29 anni, da profonde divergenze sul futuro federalista del Paese e dall’annuncio di Abiy della creazione di un suo partito: il Prosperity Party.

Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai fu fondato nel 1974 da sette studenti universitari tigrini di ispirazione marxista appartenenti al movimento politico clandestino, l’Organizzazione Nazionale Tigrina con l’intento di combattere il regime feudale dell’Imperatore Hailé Selassié. I fondatori del TPLF erano: Zeru Gessese, Fantahun Zeratsion, Mulugeta Hagos, Ambay Mesfine, Alemseged Mengesha, Amha Tsehaye e Aregawi Berhe.

Il TPLF partecipò alla lotta di liberazione condotta dal Derg la giunta comunista militare guidata dal Maggiore Mengistu Haile Mariam  che scacciò l’ultimo Imperatore Amara per instaurare una società socialista. Il TPLF fu escluso dal governo e per reazione riprese la lotta armata. Nel febbraio 1976 i membri del TPLF pubblicarono un manifesto politico che prevedeva la secessione del Tigrai dall’Etiopia e la formazione di una Repubblica Indipendente. Una decisione appoggiata anche dal nuovo membro della leadership tigrina: Meles Zenawi 

A seguito del crollo dell’Unione Sovietica il TPLF giunto al potere abbandonò l’ideologia marxista per formare un governo di transizione con gli altri due movimenti armati che si erano alleati durante la guerriglia contro il DERG: il Movimento Democratico del Popolo Etiope – EPDM egemonizzato dagli Amara e l’Organizzazione Democratica del Popolo Oromo – OPDFO. Il governo di transizione venne sostituito dal Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope formato dai tre movimenti guerriglieri con l’obiettivo di creare le basi di una democrazia costituzionale, il multipartitismo e una federazione delle etnie etiopi basandosi su una economia mista dove coesistevano (a fatica) elementi del Capitalismo e del Socialismo.

In realtà l’EPRDF fu egemonizzato dai tigrini che già nel 1996 avevano instaurato un regime dittatoriale controllando il Paese. Gli alleati EPDM e OPDFO divennero delle semplici marionette, alienandosi il supporto delle due principali etnie: Amara e Oromo. Il regime ha retto, governando l’Etiopia con il pugno di ferro fino al 2015 quando il malcontento popolare fu canalizzato in proteste popolari e atti insurrezionali egemonizzati da Amara e Oromo con il chiaro intento di abbattere il regime tigrino. I tre anni che seguirono furono caratterizzati da un insanabile confronto politico e sociale tra il TPLF e le due etnie maggioritarie del Paese. Furono anni di inaudita violenza esteriorizzata da entrambe le fazioni in lotta. Il Primo Ministro dell’epoca, Hailemariam Desalegn nominato lo stesso giorno della morte di Meles Zenawi, il 20 agosto 2012, nell’aprile del 2018 presentò le dimissioni in quanto non voleva gestire la guerra civile che sembrava inevitabile. Amara e Oromo si stavano armando supportati dall’Egitto contrario alla costruzione della Diga della Grande Rinascita. Abiy Ahmed fu nominato Primo Ministro con il pieno consenso del TPLF nel tentativo di presentare un volto nuovo capace di salvare il regime con delle riforme di facciata.

In meno di due anni Abiy (metà Amara e metà Oromo) ha esteriorizzato la sua natura, erodendo il potere dei tigrini e, quindi, entrando in netto contrasto con il TPLF. La pace con l’Eritrea è stata un motivo dello scontro all’interno della coalizione di governo. I tigrini hanno accusato il Primo Ministro di aver ceduto alle pressioni del regime dittatoriale eritreo. Hanno anche sostenuto che la pace andava solo a favore di Asmara. Una accusa non del tutto infondata.

L’uscita dalla coalizione di governo non è stata una decisione dell’ultima ora. L’idea covava fin dal 2019 in quanto la maggioranza dei tigrini si sente tradita da Abiy. Le conseguenze di questa decisione potrebbero essere disastrose per la tenuta della Federazione etiope. Fonti autorevoli avvertono del pericolo che il TPLF riprenda la lotta armata e le rivendicazioni dell’indipendenza del Tigrai come nel 1976. Questa eventualità porrebbe in serie difficoltà Abiy. Pur essendo uscito dal governo, il TPLF mantiene una forte influenza all’interno dell’apparato industriale e militare del Paese. Dispone dei mezzi finanziari e delle forze armate sufficienti per scatenare una guerra di indipendenza. Secondo vari osservatori regionali lo scenario più probabile non è un colpo di Stato. Allo stato attuale il TPLF non riuscirebbe a sostenere una guerra civile contro gli Amara e gli Oromo. Più probabile che i tigrini sposino la causa dell’indipendenza della loro regione.

Il pericolo di un conflitto interno in Etiopia è aggravato dal progressive calo di popolarità del Primo Ministro e dal risorgere dei sentimenti etnici non solo tra Amara e Oromo, ma tra diverse altre etnie, come ha dimostrato la creazione del decimo stato etnico voluto dai Sidama tramite referendum svoltosi lo scorso novembre.

Le riforme di Abiy e le timide aperture di spazi democratici hanno scoperchiato il vaso di Pandora delle rivalità etniche in Etiopia. Gli Amara sono sempre più intenzionati a riconquistare il potere, che considerano un diritto visto che secoli hanno dominato il Paese tramite le dinastie imperiali. Anche gli Oromo (etnia bantu proveniente dal Kenya storicamente esclusa dal potere) vuole egemonizzare e riprendersi la rivincita storica giungendo al governo. Questa settimana i tre principali partiti Oromo di opposizione Congresso Federale degli Oromo – OFC, il Fronte di Liberazione degli Oromo – OLF e il Partito Nazionalista Orormo – ONP hanno creato una coalizione politica in vista delle elezioni del prossimo maggio.

Se i Tigrini considerano il Primo Ministro Abiy un traditore, la stessa accusa gli è rivolta dagli Oromo e Amara. Le principali etnie del Paese sono intenzionate a sbarazzarsi di Abiy, considerato un ostacolo per i rispettivi piani di egemonia politica ed economica. L’uscita dal governo del TPLF apre una stagione incerta per l’Etiopia dove vi è il serio rischio che sorga una situazione simile al Zemene Mesafint  (l’Era dei Principi) dove tigrini, amara e oromo crearono feudi mono etnici in costante lotta tra di loro dando via ad un conflitto durato 100 anni: dal 1755 al 1855, anno in cui il regno Amara riuscì a sconfiggere i rivali inaugurando la dinastia Imperiale grazie Tewodros II unificando il Paese sotto il dominio Amara.

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