sabato, Agosto 24

Etiopia: il cosa e il chi c’è dietro le quinte del fallito golpe Lo strano golpe ha un senso: abbattere la classe politica Amhara corrotta e serva del Governo federale, estromettere una rivolta armata degli Amhara, destituire Abyi (forse ucciderlo) e i Tigrini

0

Dopo aver sventato il tentativo di golpe lo scorso week end, il Governo etiope sta rassicurando il mondo intero. «La situazione è sotto controllo. É stato solo un tentativo di qualche scheggia impazzita all’interno delle forze armate con l’aiuto di mercenari stranieri. Il colpo di stato riguardava solo la regione di Amhara. Il Paese esce da questa prova più unito che prima». Lunedì è stato dichiarato giorno di lutto nazionale per ricordare le vittime del golpe. Il Governo ha insistito molto sui concetti base della propaganda nazionalistica etiope: Patria, Grande Etiopia, Unità, Progresso, i Martiri della Nazione…

Queste non sembrano notizie ma propaganda. Riaffiorano i ricordi dei tempi del DERG (il Governo militare provvisorio dell’Etiopia socialista), dove gli stalinisti parlavano di gloriosi progressi economici in piena siccità, mentre la popolazione letteralmente moriva di fame. Le vecchie tattiche di propaganda sono state ripresa dal Primo Ministro Abiy Hamed Ali in questo delicato momento per il suo Paese. E’ comprensibile. Nonostante la sua politica di riforme che lo colloca come il Gorbachev africano, Abiy agisce all’interno di un regime tutt’ora onnipresente in tutti i settori della società etiope anche nella sfera religiosa e personale dei cittadini. 

Ad una attenta analisi, la versione ufficiale del golpe fa acqua da tutte le parti. Non è credibile. Non regge ai fatti. Sembra una versione preconfezionata e data alle agenzie stampa internazionali, sperando che i media non abbiano tempo o voglia di analizzare, di approfondire e quindi si limitino a riprendere queste notizie già corrotte alla fonte.
Ci siamo presi il tempo e la voglia di analizzare questo strano colpo di Stato ‘regionale’, confrontandoci con Colleghi africani, attivisti per i diritti umani, etiopi della diaspora.
Il quadro, basato solo su avvenimenti conosciuti e dati di fatto, è disarmante. Rivela tutt’altra storia, che andiamo a raccontarvi. 

 

I morti non parlano

Il generale Asamnew Tsege, considerato l’autore del golpe, è stato ucciso lunedì vicino alla capitale della regione Amhara, a Bahir Dar. Lo ha annunciato Negussu Tilahunò, dell’Ufficio stampa del Primo Ministro. Nessun particolare fornito. Si sospetta che Tsege fosse stato catturato subito dopo il fallito colpo di Stato e giustiziato sommariamente. In fondo aveva già ricevuto una condanna a morte dal tribunale, nel 2009, quando fallì il suo primo tentativo di colpo di Stato… Purtroppo in assenza di notizie concrete, questa rimane una semplice ipotesi che non ha valore dinnanzi alla versione del Governo. 

Il regime ha raffinato le sue tattiche di comunicazione ed è forte di un vantaggio di prima importanza. Nonostante le timide aperture dei recenti mesi, in Etiopia non esiste ancora la libertà di stampa. Ancora le redazioni dei giornali subiscono il vaglio della censura per ogni articolo prima della sua pubblicazione. La coalizione di Governo ha il monopolio dell’informazione e controlla tutti le comunicazioni pubbliche e private. Non bisogna  lasciarsi ingannare dalle recenti disposizioni del premier che ha reso possibile l’accesso in rete di siti di informazione della diaspora etiope fino a qualche mese fa oscurati. Ora sono visibili, ma i tecnici della Ethio Telecom e i tecnici cinesi ingaggiati annotano chiunque acceda a questi siti. Tracciano tutti i movimenti e formano dossier personali.

Una domanda affiora. Perché uccidere l’ideatore del fallito colpo di Stato? A parte il diritto di un processo equo e il diritto di una difesa, il generale Tsege poteva fornire utili informazioni sui motivi di questo atto eversivo, su eventuali complici interni al stesso Governo, o su complici stranieri. Queste informazioni avrebbero aiutato i cittadini a comprendere cosa c’è veramente dietro a questo golpe, quali pericoli si affacciano all’orizzonte e minacciano il processo di riforme democratiche avviato. Niente di tutto questo. Tsege è sottoterra e i morti non parlano. Sicuramente molti nelle alte sfere dell’Esercito e del Governo stanno tirando un respiro di sollievo. 

 

Colpo di Stato regionale o nazionale?

Il Governo insiste nel fornire la versione di un golpe circoscritto alla regione di Amhara, dove il generale Asamnew Tsege aveva il ruolo di responsabile della Sicurezza regionale, dopo aver ricevuto il perdono e la riabilitazione dal premier Abyi, nel 2018. Come spiegare, allora, l’assassinio del Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Seare Mekonnen, avvenuto a 500 km di distanza da Bahir Dar? E i combattimenti nelle vicinanze dell’aeroporto Bole International? Combattimenti mai avvenuti, secondo la versione ufficiale dataci dal Governo etiope. 

Anche l’Ambasciata americana, dopo i chiari riferimenti agli scontri avvenuti ad Addis Ababa, ora non tratta più l’argomento, forse per non mettere in difficoltà un importante alleato regionale che in questo momento è stato incaricato di mediare nella difficile crisi politica del Sudan. Nell’ultimo comunicato ufficiale emesso dall’Ambasciata americana ad Addis Ababa si fa solo un breve ma importante accenno circa i quadri politici e militari assassinati dai golpisti: «Gli attacchi a queste personalità sono attacchi alle istituzioni e alla Nazione che servivano»

Alcuni esperti occidentali concordano con il Governo, affermando che non si è trattato di un golpe a livello nazionale. Addirittura il ricercatore francese Gerard Prunier afferma che non si sono verificati combattimenti presso l’aeroporto internazionale. Lo stesso William Davison del International Crisis Group rivede le sue dichiarazioni iniziali, allineandosi alla versione ufficiale: «Non ci sono indizi per pensare ad un colpo di Stato a livello nazionale per conquistare il potere».

Quindi un generale ricco di esperienza e molto popolare come Tsege avrebbe scatenato tutto questo dramma per che cosa? Regolamento di conti personali? Quali erano i suoi obiettivi? 

Se analizziamo la versione ufficiale salta agli occhi una fondamentale ambiguità. Si smentisce il golpe a livello nazionale ma non si chiariscono i motivi della ribellione di parte dei reparti dell’esercito che per il governo si ostina a farli passare comemercenari stranieri’. 

Come spiegare le analisi concordanti alla versione ufficiale fatte da esperti occidentali? “Questi esperti fanno parte di organizzazioni che operano nel Paese anche senza una stabile presenza di uffici in Etiopia. Sono profondi conoscitori del Paese quindi sanno come reagisce il regime contro chi offre versioni alternative…”, ci spiega un etiope della diaspora che vive a Londra sotto protezione di anonimato. Anche su questo punto l’opacità delle notizie non permette di comprendere. Un solo dato di fatto: il Governo si è premunito che la sua versione sia l’unica disponibile, grazie al controllo totale dell’informazione nel Paese. 

 

Gli episodi di violenza scatenati dal Generale Tsege sono stati veramente improvvisi?

Tutti noi siamo stati sorpresi da questi avvenimenti e ci sentiamo sollevati nel constatare che nonostante la sorpresa il governo abbia reagito prontamente per bloccare ogni tentativo di fermare le riforme democratiche. Nulla di più falso. Il Governo era a conoscenza che il generale Tsege stava tramando qualcosa da almeno due settimane. Per questo le forze lealiste sono riuscite intervenire in tempo e il golpe nazionale é fallito.  

Quando i fatti di sangue sono avvenuti, il Primo Ministro Abiy è comparso alla TV nazionale vestito in tenuta militare da combattimento. Il primo appello è stato rivolto all’Esercito, invitandolo a rimanere unito. Per quale motivo, visto che nella versione ufficiale il generale Tsege avrebbe agito con il solo aiuto di mercenari stranieri?

«L’Etiopia è famosa per avere un forte apparato di sorveglianza e intelligence», fa notare  Felix Horne, ricercatore per l’Etiopia presso Human Righs Watch in una intervista. «Di conseguenza ci sono molte ombre sul fatto che non sia riuscito a individuare il complotto prima che avvenisse. Ricordiamoci che una settimana prima degli avvenimenti il Governo aveva bloccato l’accesso ad Internet a livello nazionale senza apparente motivo. Molte persone pensano che questa azione sia collegata agli avvenimenti dello scorso week-end. Se i due episodi sono realmente collegati, allora significa che il Governo era a conoscenza di tutto e si è mosso in modo preventivo per far fallire il piano».

Scovando si scoprono altri fatti interessantissimi che la coalizione di Governo sta nascondendo all’opinione pubblica nazionale e internazionale. 

 

Parola d’ordine: contenere il nazionalismo Amhara a tutti i costi

Per comprendere bene questi fatti occultati, occorre analizzare la situazione della regione  Amhara.
Per contrastare il nazionalismo della etnia afro asiatica Amhara (che da secoli detiene il potere nel paese) il Fronte Popolare Tigrino di Liberazione (che controlla dal 1991 il Paese) e la coalizione di Governo Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope), ha agito su due fronti: nazionale e regionale. A livello nazionale ha creato una Federazione non su basi di democratica partecipazione popolare, ma su basi puramente etniche. La formazione delle regioni,  che dovevano comporre la federazione dopo la sconfitta del regime stalinista del DERG, fu fatta secondo la concentrazione geografica delle varie etnie con un unico scopo: dividerle per poter imporre la dominazione tigrina.

In Oromia solo Oromo. In Amhara solo Amhara. In Tigrai solo tigrini. In Somali Region solo Somali. E così via. In una sola regione non è stato possibile creare una unità etnica pura: la regione di Gambella, al confine con il Sud Sudan, dove etiopi di origine sud sudanese sono mischiati con etiopi di etnia vicino agli Amhara chiamati ‘Highlander’ (montanari). A causa della struttura etnica della federazione, Gambella è da ormai vent’anni teatro di violenti e periodici scontri tra i due gruppi etnici che si contendono la supremazia politica ed economica. 

Solo la capitale Addis Ababa presenta caratteristiche multietniche grazie all’immigrazione interna, che il regime non ha potuto controllare. Negli anni 2000 il regime ha tentato anche ad Addis Ababa di modellare i quartieri a seconda dell’origine etnica, ma la gente è andata ad abitare dove più gli conveniva, creando un mix culturale ed etnico e assumendo una vera identità nazionale. Indipendentemente dall’etnia, gli abitanti della capitale si definiscono solo come etiopi. 

A livello regionale il regime ha diviso l’etnia Amhara, creando una dualità di rappresentanza politica. Nella regione dell’Amhara esistono due correnti politiche che pretendono di rappresentare l’etnia: il Amhara Democratic Party – ADP e il Movimento Nazionalistico Amhara. Il ADP fa parte della coalizione di Governo ed è sotto l’influenza di Abyi Hamed Ali che in questo modo può controllare l’etnia Amhara, per conto del regime a predominanza tigrina. Abyi è un mezzo sangue Amhara-Oromo. 

 

Perché nominare un pericoloso nemico della Nazione Responsabile della Sicurezza della Regione di Amhara?

Chiarito il contesto amministrativo statale una domanda è d’obbligo. Perché il Primo Ministro Abyi Hamed Ali nel 2018 ha nominato il Generale Asamnew Tsege responsabile della sicurezza della regione Amhara nonostante che nel 2009 avesse tentato un golpe e per questo condannato a morte? Condanna trasformata in ergastolo, causa di pressioni internazionali. Qualche mese prima della sua nomina Tsege era stato graziato, assieme a centinaia di altri prigionieri politici. Un gesto voluto dal premier per evidenziare il nuovo corso di riforme democratiche. Perché Abyi non si è limitato a graziare Tsege?

Alcuni esperti etiopi della diaspora ci forniscono una spiegazione che sembra plausibile. Attraverso Tsege il regime intendeva calmare i nazionalisti Amhara, che hanno sempre considerato il Amhara Democratic Party e Abyi Hamed Ali come dei fantocci dei tigrini. L’obiettivo ultimo del premier era di convogliare i sentimenti nazionalistici nell’Amhara Democratic Party, donando a questo partito maggior poteri all’interno della coalizione per controbilanciare i tigrini. Anche il Foreign Policy concorda con l’analisi fatta dalla diaspora etiope in Gran Bretagna. 

La tattica politica del Primo Ministro non ha evidentemente funzionato. Il generale Tsege (noto nazionalista Amhara) non è stato riconoscente per la liberazione dal carcere, nè ha rispettato i patti. Al contrario, ha utilizzato la sua posizione militare per promuovere una ribellione Amhara, al fine di ripristinare il diritto della etnia al comando dell’Etiopia, interrotto alla caduta Haile Selassie, detto ‘il Negus (Imperatore).  

«Negli ultimi mesi il generale Asamnew Tsege stava promuovendo una virulenta retorica nazionalista nella regione Amhara. Faceva circolare la voce che il governo regionale e il suo Presidente Ambachew Mekonnen erano nemici degli Amhara, in quanto servi del Governo federale controllato dai tigrini. Tsege affermava che tutti gli Amhara erano in serio pericolo in quanto il Governo federale era intenzionato ad impedire ogni possibilità di riprendere il potere anche tramite mezzi democratici. Per questo gli Amhara dovevano armarsi e liberare l’Etiopia. La propaganda del Generale Tsege era chiaramente indirizzata contro i Tigrini il Primo Ministro e il governo regionale Amhara. La sua politica sotterranea aveva già creato forti tensioni e scontri di frontiera tra le regioni di Amhara e Tigrai», conferma Felix Horne.

La propaganda nazionalista del generale Tsege ha avuto un grosso impatto sulla etnia che per secoli ha comandato il Paese. La maggioranza degli Amhara ora pensa che sono stati totalmente esclusi dai vertici del potere, nonostante abbiano contribuito attivamente alla caduta del regime stalinista del DERG. Considerano il sistema federale un federalismo etnico ideato dai tigrini per dividere il popolo etiope. Si sta rafforzando la convinzione che agli Amhara non basta avere una regione con statuto speciale e semi-autonomo, in quanto questo limitato potere è stato ‘regalato’ per impedire il loro diritto divino di comandare l’Etiopia. 

 

Esiste un senso in questa avventura militare?

Alla luce di queste analisi lo strano golpe dello scorso fine settimana prende un senso. Abbattere la classe politica Amhara corrotta e serva del Governo federale. Permettere una rivolta armata degli Amhara. Destituire Abyi e i Tigrini. Ristabilire il diritto divino e storico della etnia di comandare sull’Etiopia. Notare che per gli Amhara l’Etiopia è identificata unicamente con la loro etnia. La morte del generale Asambew Tsege sembra una chiara esecuzione extra giudiziaria ordinata dal Primo Ministro per impedire la rivolta degli Amhara e continuare la sua politica di riforme democratiche all’interno del governo controllato dai tigrini. 

Come fa notare la diaspora etiope inglese, l’esecuzione di Tsege è un gravissimo errore che compromette l’unità del Paese. Ora i nazionalisti Amhara hanno un loro martire.  Questo è molto pericoloso. Solo i martiri riescono a giustificare la necessità di ribellarsi e combattere contro la presunta tirannia. 

 

Il censimento popolare. Una bomba ad orologeria

Il censimento che il Governo federale avvierà tra un mese, al fine di prepararsi alle elezioni amministrative del maggio 2020, è una vera e propria bomba ad orologeria. É parere condiviso che il censimento non terrà conto dei 3 milioni di sfollati interni, cercando di estrometterli dalle liste elettorali. La maggioranza di questi sfollati sono Amhara e Oromo… Queste due etnie già accusano il Governo federale. «Siamo sotto contati a favore di altre etnie»; «Questo censimento è politico»; «Vogliono manipolare il reale numero degli abitanti etiopi per vincere le elezioni senza problemi», queste le accusa che circolano apertamente tra gli Amhara e gli Oromo. 

 

Situazione sotto controllo o ancora più fragile e pericolosa di prima?

La situazione politica etiope dopo il fallito golpe nazionale (e non regionale) è  tutt’altro che sotto controllo come affermano le autorità. Al contrario è più fragile di prima.
Il Primo Ministro è alla guida di una coalizione di governo che raggruppa teoricamente Tigrini, Amhara e Oromo, ma in realtà è controllata solo dai Tigrini. I rappresentanti delle altre due etnie non hanno potere. Sono all’interno della coalizione solo per rafforzare la falsa immagine di un Governo multietnico. In cambio ricevono privilegi, e i pesanti casi di corruzione ai danni della Nazione vengono ampiamente tollerati…

Abyi comprende da tempo che questa farsa democratica è pericolosa e sta creando le basi per lo scoppio della guerra civile. Ecco perchè dal primo giorno del suo mandato come Primo Ministro, Abyi sta lavorando senza sosta per creare veri equilibri etnici a scapito dei tigrini.  Purtroppo il suo compito è ostacolato dagli stessi beneficiari: gli Amhara e gli Oromo che stanno sfruttando le aperture democratiche per rafforzare un nazionalismo esasperato. La maggioranza degli Amhara e Oromo non riconosce la rappresentanza popolare dei loro partiti all’interno della coalizione. Anzi, li considera dei venduti. Dei traditori. Dall’altra parte, i tigrini hanno compreso il gioco del premier e hanno gli hanno già chiarito dietro le quinte di stare molto attento in quanto la dominazione della loro etnia non deve essere messa in discussione. 

 

Nei momenti di crisi risorge il volto autoritario e dispotico del regime

Nonostante tutte le riforme democratiche e la Glasnost etiope avviata il Primo Ministro, nei momenti di crisi nazionale il Governo etiope adotta tattiche da regime autoritario e dispotico.  Disinformazione. Mancanza di trasparenza. Inganni. Intrighi. Secondo vari etiopi della diaspora inglese, questo modo di fare politica è intrinseco nella cultura dei loro politici che per secoli sono stati minacciati dall’Occidente e dall’Islam, causa la loro posizione geografica. Nel corso della storia i regnanti etiopi avrebbero sviluppato nella gestione del potere, così come nei rapporti sociali, tattiche di inganno, doppie realtà, false amicizie; impedendo a chiunque di conoscere cosa veramente vogliono e pensano.  Anche la popolazione è stata costretta ad adottare le stesse tattiche per soppravivere alla brutalità e alla repressione del Imperatore Selassie, della dittatura del DERG e quella attuale del Fronte Popolare Tigrino di Liberazione. 

Vogliamo un esempio di questo doppio linguaggio ingannevole dei politici etiopi? Purtroppo è pronto e anche recente. Il Primo Ministro Abiy Hamed Ali ha ricevuto dall’Unione Africana il mandato di mediatore della crisi sudanese. Nel suo mandato vi era il compito di presentare una soluzione accettabile per la giunta militare e la direzione del movimento rivoluzionario. Tale proposta è stata presentata venerdì scorso.
La mediazione è fallita per un semplice motivo. Il rappresentante etiope incaricato da Abyi Hamed Ali ha presentato alle controparti sudanesi due versioni diverse della proposta di compromessa che non è stata mai sottoposta a preventiva autorizzazione alla Unione Africana. Il Presidente della giunta militare, il generale Abdel Fattah Al-Burhan ha chiesto al Governo etiope e all’Unione Africana di presentare una proposta congiunta in quanto tutte queste versioni diverse non permettono di comprendere come si intende uscire dalla crisi in Sudan. L’Unione Africana ha risposto con grande imbarazzo, promettendo di parlare con la controparte etiope. Questo è quanto riporta il quotidiano on line ‘Sudan Tribune’, confermato dalle nostre fonti in Sudan. Si sospetta una colpo gobbo attuato all’interno del governo etiope per mettere in seria difficoltà la credibilità del Primo Ministro Abyi. I dettagli dello ‘scherzetto etiope’ li abbiamo raccontati a margine.

 

Etiopia: Paese vittima della lotta di tre etnie

«In questi giorni Addis Ababa è presidiata da una inaudita moltitudine di militari pesantemente armati. Questo significa per me che ci sono molte preoccupazioni sulla situazione interna e che i pericoli non sono terminati. Per me è chiaro che l’Etiopia è entrata nella fase più cruciale della sua storia. Speriamo che Abyi riesca a controllare la situazione e che non blocchi le riforme re-instaurando il precedente regime autoritario. Occorre che in Etiopia trionfino i diritti umani e la democrazia, non altro»,  conclude Felix Horne. 

Si ha la netta sensazione che l’Etiopia rimanga vittima della lotta per il potere di tre etnie: Tigrini, Amhara, Oromo che ha caratterizzato la violenta storia del Paese ad iniziare dal periodo del Zemene Mesafint (L’Età dei Principi – 1755 – 1855). Per cent’anni le dinastie del regno del Tigrai, Oromia e Amhara si sono combattute, rivendicando tutte il diritto di imporre la loro dinastia su di una Etiopia unificata. Addirittura in Tigrai vi erano due contendenti contrapposti: il Ras Mikael Sehul e il Ras Wolde Selassie.

L’Età dei Principi (che ha ispirato la famosa serie TV ‘Game of Thrones’  assieme alla guerra Guerra delle Rose  combattuta per 30 anni in Inghilterra: 1455 –1485 ) terminò nel 1855, con la vittoria e l’ascesa del potere di Sahle Dingil, conosciuto come ‘Tewodros II’, il fondatore della dinastia Imperiale Amhara.  La dinastia durò fino al Primo Settembre 1974, quando l’Imperatore Amhara Tafari Makonnen Woldemikaes (conosciuto come ‘Haile Selassie I’), all’età di 82 anni, fu deposto dal comandante ribelle Mengistu Haile Mariam. Selassie morì in circostanze misteriose, il 28 agosto 1975. La diagnosi ufficiale: ‘insufficienza respiratoria’ a seguito di complicazioni da un esame della prostata seguito da un’operazione alla prostata. Da allora l’etnia afro-asiatica degli Amhara rivendica il ritorno al potere, mentre gli Oromo sognano di far rivivere la dinastia di Ras Gugsa Yejju, distrutta nel 1825 durante l’Età dei Principi. 

 

Cosa riserva il futuro per l’Etiopia?

Difficile da comprendere cosa riserva il futuro per l’Etiopia. Pochi i dati certi. L’ambizioso Primo Ministro di 42 anni dovrà affrontare una situazione esplosiva. Come prima cosa dovrà ristabilire l’ordine interno e colmare il pericoloso vuoto creatosi nello Stato Maggiore dell’Esercito. Se non riuscirà a raggiungere questi obiettivi entro pochi giorni le varie forze centrifughe di rivalità etniche entreranno in scena facendo sprofondare il Paese nel caos e guerra civile.   

Ma un ben più difficile compito attende Abyi: creare le condizioni di pace sociale che permettano di affrontare vere e democratiche elezioni nel maggio del 2020. Per creare questa pace sociale Abyi deve ridimensionare radicalmente il potere dei trigrini nella coalizione di Governo e sconfiggere i movimenti nazionalistici Amhara e Oromo, trasformando i due partiti etnici all’interno della coalizione da partiti fantoccio a veri rappresentanti delle aspirazioni delle due etnie. Alcuni osservatori regionali prevedono la prossima mossa dei nemici del Premier: il suo assassinio

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore